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La Borsa promuove Eni dopo un anno di fuoco

PRODUZIONE IN CRESCITA, DIVIDENDO CONFERMATO

PIAZZA AFFARI PROMUOVE ENI DOPO UN ANNO DI FUOCO

E’ stato un anno difficile per l’Eni, scandito dal tracollo dei prezzi del greggio, dalla separazione non facile da Saipem e dal dossier chimica. Ma alla fine, dice l’ad Claudio Descalzi, il cane a sei zampe è emerso più snello e meno indebitato, ben posizionato per superare una fase discendente del mercato”.  “L’Eni, sempre più focalizzata su Oil & Gas – continua – è ormai organizzata per competere in un mercato a bassi prezzi dell’energia”.

I numeri confermano l’ottimismo della volontà del manager.

1 – La produzione giornaliera è risultata superiore alle stime con una crescita del 14% nel quarto trimestre con un plateau di 1,88 milioni di barili al giorno (il più elevato degli ultimi 5 anni) e del 10% nel 2015, contro il target iniziale del 5%, a 1,76 milioni. Le nuove risorse aggiunte nell’anno sono pari a 1,4 miliardi di barili (contro 0,5 miliardi del target iniziale), al costo unitario di 0,7 dollari, grazie anche alla scoperta del supergiantdi Zohr nell’offshore dell’Egitto. Descalzi ha assicurato che la società del Cane a sei zampe manterrà quest’anno “i livelli di produzione del 2015, esclusi i contributi una tantum”.

2 – Il deconsolidamento di Saipem, che ha portato nelle casse di Eni entrate nette per 4,8 miliardi, combinato con i risultati del piano di razionalizzazione delle spese hanno consentito di centrare l’obiettivo di un debito, pur in ascesa di 3,18 miliardi, ben inferiore alle attese a 16,86 miliardi.  

3 – La strategia per contrastare gli effetti del petrolio debole si è rivelata efficace: gli investimenti sono stati tagliati del 17%, ma quest’anno la riduzione del capex sarà del 20% “Tali azioni avranno un impatto nel complesso limitato sui piani di crescita delle produzioni a breve e medio termine”, ha precisato l’ad, ricordando che allo scenario di 50 dollari al barile gli investimenti tecnici saranno finanziati al 100% con il flusso di cassa operativo. Mentre i costi operativi per barile, ha continuato Descalzi, “sono previsti in riduzione dell’11% rispetto al 2015”.

4 – Infine, non meno importante, il gruppo ha mantenuto le promesse in merito al dividendo: 0,80 euro (la metà già distribuita con l’acconto cedola di settembre) con un dividend yield pari al 6,7%.

Questi dati spiegano la reazione, a prima vista misteriosa, della Borsa. Come è possibile che i mercati finanziari premino con un forte rialzo un bilancio che chiude con una perdita netta pari a 8,82 miliardi ? Nel solo  quarto trimestre 2015, quello che ha visto il più marcato crollo dei prezzi del petrolio, l’Eni ha registrato un rosso di 8,46 miliardi (che si riduce a 0,20 miliardi se si considera il risultato netto adjusted su base stand alone)? E’ possibile, vista la cedola, lo stato di salite delle finanze e la credibilità del business plan aziendale, basato sulla trasfomazione integrale in una società oil & gas (per cui si procederà quando possibile alla vendita di una quota di Verdalis).

Non ultimo, conta la reputazione di cui gode il cane a sei zampe che ha comunicato oggi di aver perforato con successo un nuovo pozzo nel Delta del Nilo, dopo aver ricevuto ieri dal governo del Mozambico l’approvazione del piano di sviluppo della scoperta di Coral, nell’offshore delle acque territoriali. Va meglio anche la Libia. Descalzi ha parlato di “progressi positivi”. “Gli impianti – ha aggiunto – non sono stati toccati, i colleghi continuano a lavorare”.

Il mercato ci crede, come dimostra la benedizione degli analisti. Il primo report l’ha pubblicato Société Générale: raccomandazione Buy, prezzo obiettivo a 15 euro. Anche Ubs e Goldman Sachs hanno confermato la raccomandazione Buy e il prezzo obiettivo a 15,50 euro, apprezzando i dati molto positivi sull’upstream. Più generosa Bernstein: giudizio Outperform, target price di 17,50 euro.

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