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Intesa Sanpaolo ha già vinto l’Ops su Ubi: con il 71,9% di adesioni sarà fusione

FIRSTonline

Intesa Sanpaolo ha vinto la battaglia per l’acquisizione e il controllo di Ubi Banca con due giorni d’anticipo: all’Ops, che si chiuderà giovedì 30 luglio, ha già aderito il 71,91% del capitale di Ubi, scavalcando la soglia cruciale del 67% che permetterà alla banca guidata da Carlo Messina di procedere alla fusione con la banca-preda.

Decisivo per il successo di Intesa è stata l’adesione delle famiglie storiche di Bergamo e Brescia raccolte nel Car, il raggruppamento azionario che comprende i Bombassei, i Bosatelli, i Gussalli Beretta, i Radici e che detiene il 19% di Ubi Banca. Dopo il sì della Fondazione di Cuneo, della Banca del Monte di Lombardia, di Cattolica Assicurazione – che proprio ieri sera ha chiuso la raccolta dei voti per la sua trasformazione in Spa – l’adesione del Car, che ha venduto cara la sua pelle dopo l’iniziale diniego, ha chiuso il cerchio e spianato la strada al successo di Intesa Sanpaolo e in particolare di Carlo Messina, che su quest’operazione ha messo la faccia e che adesso si trova alla guida non solo della prima banca italiana, ma di uno dei maggiori gruppi bancari europei.

Ora non resta che attendere i risultati provvisori dell’Ops che saranno resi noti la sera di giovedì e quelli definitivi del 4 agosto, dopodichè la banca provvederà a pagare gli azionisti Ubi che hanno consegnato i loro titoli nell’Ops di Intesa Sanpaolo e che pertanto riceveranno 17 azioni Intesa ogni 10 Ubi oltre a un premio cash.

L’Ops di Intesa era ed è la più grande operazione della finanza italiana dopo il lockdown – l’altra essendo la trasformazione in Spa di Cattolica Assicurazioni, il cui risultato sarà svelato nell’assemblea di sabato – ma per il sistema bancario italiano più che un punto d’arrivo si può considerare una base di partenza per nuove aggregazioni. Per le altre banche italiane si apre la stagione del consolidamento, come da tempo raccomandano le Authority di vigilanza, e da oggi il mercato studierà con ancora maggior attenzione le mosse dei possibili protagonisti, che vanno da Unicredit – anche se sul versante internazionale più che su quello nazionale – a Bper e a Banco Bpm, senza dimenticare il dossier Mps, da cui l’anno prossimo il Tesoro dovrà uscire.

Occhio, dunque, anche alla Borsa, dove i titoli bancari, sia per effetto del risiko che per le ricadute del Recovery Fund, avranno l’opportunità recuperare terreno, anche se dovranno rinviare la distribuzione dei dividendi, come richiesto ancora ieri dalla Bce.

°°°° Alla fine del 30 luglio le adesioni all’Ops sono salite al 75,6%

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