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Ilva, rinvio a dopo le elezioni. Magona, nulla di fatto. Pittini, colpo doppio

FIRSTonline

FIRSTonline lo ha scritto in tempi non sospetti. Il mettersi di traverso del governatore della Puglia e del sindaco di Taranto rispetto alla linea del Governo assunta per il salvataggio e il rilancio dell’impianto siderurgico avrebbe rinviato qualsiasi decisione definitiva al dopo elezioni. E così è stato.

L’impegno assunto dal gruppo Mittal-Arcelor è stato riconfermato seppur sotto clausola di garanzia rispetto ad imprevedibili ricadute sui destini siderurgici delle cause aperte dalla politica locale o di quelle pendenti “sulle ginocchia di Giove” o meglio di qualche Pubblico Ministero. Ora si attendono gli esiti elettorali: saranno questi che determineranno o la continuità degli impegni tracciati dalla gara internazionale e dalle trattative con le parti sindacali oppure un rovesciamento del fronte con una richiesta di iniezione di danaro pubblico qualora le urne premiassero i nuovi statalisti trasversali al centro destra o quelli altrettanto rumorosi dei 5 stelle.

Mittal non ha interrotto le trattative sindacali; non ha enfatizzato troppo l’azione giudiziaria con le incertezze e le imprevedibilità dei loro esiti; non ha esitato un attimo a mettere sul mercato gli impianti della Magona d’Italia di Piombino così come richiesto dalla Commissione Europea. Mentre Mittal attende a piè fermo l’esito del Tar, il Ministero guidato da  Carlo Calenda, frenato all’ultimo miglio dalla spallata giuridica di Emiliano, si è fatto più prudente dopo le iniziali scintille. Ha messo sotto tono l’intera questione e, ogni due giorni, emette comunicati che danno informazioni sempre più dettagliate sugli investimenti ambientali ormai pronti e sul gigantesco hangar che coprirà le intere aree dei minerali:  un impegno  ingegneristico da primato mondiale. Nel frattempo si attende il 5 marzo.

A Piombino si dà un poco di ossigeno alle speranze di sopravvivenza di una storia siderurgica secolare insistendo sul ricambio imprenditoriale dell’algerino Rebrab e della sua Cevital. Per la Magona messa sul mercato per questioni di concorrenzialità europea (la seconda industria del territorio) si è fatto avanti Arvedi pronto a subentrare nella proprietà per dare valore aggiunto ai coils che produce in quel di Cremona. Sembrava fatta. Se non che Acelor Mittal ha annunciato che la vendita sarebbe avvenuta sottraendo le linee di pre-verniciatura, cioè la trasformazione del coils a più alto valore aggiunto e un prodotto più appetibile sul mercato. Una linea moderna quella di Piombino da smantellare e da installare in uno degli stabilimenti dell’impero. Quindi nulla di fatto.

Gli acciaieri privati italiani stanno alla finestra mentre si assestano fra di loro per conquistare quote di mercato nei prodotti lunghi attraverso acquisizioni di impianti ceduti da azionisti che appaiono stanchi, ch sono in fallimento  o che ormai vogliono ridimensionale le proprie aziende. E’ il caso dell’ORI Martin di Brescia che ha ceduto lo storico impianto di Ceprano (Frosinone) al Gruppo Pittini. Ceprano con Potenza mettono ormai una ipoteca sul ricco mercato del centro sud.

Le linee di produzione verticalizzate nella rete elettrosaldata e nei tralicci sono ormai il centro della strategia del Gruppo friulano che ha piazzato una altro colpo acquisendo il ramo d’azienda di quella che era la Stefana di Nave dalla Duferco di Gozzi. Uno sgarbo da parte del presidente della Federacciai nei confronti  dell’alleato bresciano e che getta qualche ombra sul patto che lo univa a Giuseppe Pasini, minacciato in casa dai dinamici eredi del Gruppo di Osoppo.

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