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Il nuovo Hobbit nei cinema: una saga da 2 miliardi di dollari neozelandesi

Come la saga di “Mad Max” per l’Australia, il ciclo dello “Hobbit” e del “Signore degli anelli” hanno reso la Nuova Zelanda protagonista dei circuiti turististi mondiali. I film, tutti rigorosamente girati nel Paese down under dal regista kiwi Peter Jackson, hanno portato anche altri vantaggi economici per la capitale Wellington, sede dell’industria cinematografica neozelandese, e per la nazione intera. Ora che l’ultimo film tratto dal libro “Hobbit” è in uscita (il 17 dicembre nei cinema italiani) è tempo di fare i conti in tasca a un fenomeno globale.

I numeri. L’avventura è cominciata nel 1999, con il primo film della saga del Signore degli Anelli (intitolato “La Compagnia dell’anello”). Da allora, Jackson ha inanellato altri due blockbuster e, dopo una breve pausa, ha affrontato un altro libro di Tolkien l’”Hobbit” da cui ha tratto tre nuovi film, l’ultimo dei quali, “La battaglia delle cinque armate”, esce mercoledì nelle sale di tutta Italia. Per le due saghe sono stati impiegati 1,4 petabyte di film digitale (un petabyte è equivalente a 1,5 milioni di CD-rom). Se girato su pellicola i sei film avrebbero occupato 11.400 chilometri di materiale, equivalenti alla distanza tra Wellington e le Hawaii. Uno sforzo ingente che ha avuto un impatto sull’economia neozelandese. La produzione ha usato 100.977 stanze d’albergo e pagato 9.175 voli domestici, 1.759 macchine a noleggio e 19 siti commerciali. Ha impiegato 5.617 persone, tra cui 1340 comparse. Oltre al cast internazionale che annova, tra gli altri, Ian McKellan, Orlando Bloom, Liv Tyler e Richard Armitage, Jackson ha assunto 7 attori neozelandesi per il ruolo da protagonista e 49 per ruoli secondari.

Il turismo. Le due saghe di Jackson hanno avuto un forte impatto sull’immagine della Nuova Zelanda. Come sostiene Kevin Bowler, chief executive di Tourism New Zealand “Non c’è migliore pubblicità di sei film in 15 anni”. Nelle proprie campagne pubblicitarie, l’agenzia nazionale di promozione turistica, ha avuto l’intuizione di identificare il Paese down under con la mitica Terra di Mezzo. E i risultati si vedono: dalla sola uscita della “Desolazione di Smaug” nel 2013, il turismo è cresciuto del 10 per cento. Secondo un recente sondaggio un turista su cinque dichiara che farà almeno un’attività legata allo Hobbit durante la permanenza nel Paese. Gli studios Weta di Peter Jackson a Miramar, un sobborgo di Wellington e il museo Weta sono diventati una tappa d’obbligo per il turista hobbitiano. Tuttavia di gran lunga più gettonato è Hobbiton, un parco turistico nella pacifica area agricola del Waikato ricavato dal set dello “Hobbit”, dove si possono visitare la casa di Bilbo Baggins e gustare una birra nel pub del villaggio. Dal 2012 Hobbiton accoglie 300mila visitatori all’anno. A sostenere il flusso turistico sono anche guide dedicate di cui la più famosa, scritta da Ian Brodie nel 2004, identifica 158 siti sparsi per la Nuova Zelanda dove la Trilogia del “Signore degli Anelli” è stato girata. Oltre 500mila copie sono state vendute in tutto il mondo e il volume è stato ora affiancato da un’iniziativa editoriale simile dedicata allo “Hobbit” e in vendita a partire da novembre.

L’impatto economico. La trilogia dello “Hobbit” ha ricevuto dallo Stato 67 milioni di dollari neozelandesi (pari a 41,8 milioni di euro) in sgravi fiscali. In compenso, secondo dati recenti, è stata di beneficio per l’economia del Paese per una cifra pari a 1,9 miliardi di dollari (1,2 miliardi di euro). Il successo delle due saghe ha anche innalzato il profilo dell’industria cinematografica locale: sempre più produzioni statunitensi si avvalgono dei servizi di pre e post-produzione della Weta, il gruppo fondato da Jackson con i maghi degli effetti speciali Richard Taylor e Joe Lettieri. Statistics New Zeland ora valuta il valore dell’industria cinematografica neozelandese a 3,1 miliardi di dollari (1,93 miliardi di euro), “una cifra impensabile fino a pochi anni fa” commenta Gisella Carr, chief executive di Film New Zealand. “Quello che è stato creato con la Trilogia di Tolkien è un numero sostenuto di tecnici all’avanguardia nelle riprese, nella post-produzione e negli effetti speciali. Abbiamo costruito un’industria seconda a nessuno e che resterà per i decenni a venire”. Tra i principali progetti che la Weta seguirà l’anno prossimo figurano tre film della saga di “Avatar” e “Pete’s Dragon” della Walt Disney. 

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