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Il governo Monti nasce nell’emergenza ma il suo poker risveglia l’orgoglio di essere italiani

Nelle prossime ore si conoscerà la sorte del tentativo di Mario Monti di fomare un nuovo governo di garanzia di alto profilo tecnico per affrontare l’emergenza economica e scongiurare sia la bancarotta dello Stato che il pericolo di elezioni anticipate in una delle fasi di più acuta crisi finanziaria. Nessuno – nemmeno i mercati – gli farà sconti e lui è il primo a saperlo. Due bersagli però il Presidente bocconiano, sotto l’impareggiabile regia del Capo dello Stato, ha già centrato: la riconquista della fiducia della comunità internazionale e il risveglio dell’orgoglio degli italiani.

Non era mai successo di sentire un presidente della Repubblica parlare con tanta proprietà di linguaggio della crisi finanziaria italiana e dell’urgenza di attrezzarci – in primo luogo riconquistando stabilmente la fiducia dei mercati e degli investitori – per far fronte ai 200 miliardi di euro di titoli di stato che vengono in scadenza entro il prossimo aprile. E Monti, che fin dalle prime battute si è mosso sulla stessa lunghezza d’onda. Del programma di governo ha detto quattro parole ma quelle parole (riscatto, risanamento finanziario, crescita, equità sociale) sono già valse a suscitare il consenso e l’incoraggiamento internazionale.

In poche ore Mario Monti ci ha fatto sembrare lontani un secolo i tristi giorni in cui Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sorridevano di noi. Eppure era solo due settimane fa. Ma la credibilità non si inventa. Era da tempo che gli italiani non sentivano l’orgoglio di appartenere al loro Paese e di esserne fieri. Il futuro prossimo promette di riservarci lacrime e sangue ma, se vale a salvare la casa che brucia e se chi propone sacrifici è altamente credibile, anche stavolta, come quando l’Italia entrò nell’euro, c’è da giurare che gli italiani non si tireranno indietro. Aspettiamo crescita e sacrifici, concorrenza ed equità. Guai però ad abbassare la guardia. E, come direbbe Trapattoni, “non dire gatto finchè non è nel sacco”.

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