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Il cinema riparte e Bond torna in scena ma tra sale e streaming è guerra

Di MeDaydreamer - trailer ufficiale, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=8241243

L’attesa, forse, è finita. All’apertura di CinemaCon, il meeting di Las Vegas che riunisce distributori ed esercenti dei cinema, è stato annunciato che la prima di “No time to Die”, l’ultimo film di James Bond girato nel 2020 con un costo di 250 milioni di dollari si terrà a Londra il prossimo 28 settembre. Subito dopo il film verrà distribuito nelle sale di tutto il mondo, dopo tre tentativi andati a vuoto negli ultimi 18 mesi sotto la pressione della pandemia.

È un segnale significativo di ritorno alla normalità, in attesa che arrivino nelle sale altri titoli di cassetta congelati da più di un anno, come i remake di Ghostbuster e di Top Gun, i jolly che i gruppi di Hollywood intendono giocare  in autunno per chiudere la stagione più nera del settore, messo alle corde non solo dalla pandemia ma dalla concorrenza dello streaming che, sotto la spinta di Netflix, ha messo in discussione la stessa esistenza del cinema distribuito nelle sale, uno dei riti più tipici del Novecento.

La guerra, tuttora in corso, si combatte al botteghino, ma anche sui recinti virtuali delle Borse. A scatenare l’offensiva è stata Walt Disney affiancata da Warner. I due colossi dell’entertainment hanno deciso di sparare le loro cartucce migliori (Black Widow con Scarlet Johanson per Disney, Godzilla contro Kong per la Warner) sia nelle sale che, in contemporanea, con i loro servizi di streaming. Una mossa all’apparenza suicida ma che viene incontro ai suggerimenti degli analisti del settore: il valore dei titoli media in Borsa, secondo l’opinione dei broker, è ormai legato più al numero degli abbonati ai servizi di streaming da usufruire a casa propria, piuttosto che dalla visione in sala.

E poco importa se a rimetterci sarà il box office, come è puntualmente accaduto: La vedova nera ha incassato poco più di 80 milioni di dollari nel primo week end salvo dimezzare gli incassi nella seconda settimana. Nel frattempo Disney+ faceva ottimi affari con gli abbonati: 60 milioni di incassi in più anche grazie alla tariffa extra pagata per poter assistere alle prime visioni. Non l’ha presa bene la bionda, esplosiva Johansson che ha fatto causa alla casa di Topolino. L’emolumento della diva, infatti, è in buona parte legato agli incassi in sala, senza prevedere alcunché per la fruizione via abbonamento. “È una pretesa senza fondamento” ha subito commentato il colosso dei cartoons, impegnato a rilanciare i parchi tematici chiusi durante la pandemia.

Ma la mossa non è andata giù ai produttori che, nel caso di MGM e Universal per 007, hanno stretto i denti e sopportato oneri pesanti pur di non cedere alla tentazione di cedere i diritti a qualche piattaforma, un gesto dal valore di una resa senza condizioni al nemico.  E l’associazione americana degli esercenti di cinema ha lanciato, dall’arena di Las Vegas, la sfida a Walt Disney: “I dati – dice il presidente degli esercenti John Fithian -dimostrano che la loro mossa non ha pagato.

La soluzione più logica è quella di sfruttare prima il film nei cinema, poi passare al consumo domestico” a meno di non voler strangolare il settore per poi comprare i cocci a poco prezzo. Come hanno tentato di fare i gestori hedge che, nei mesi delle chiusure delle sale, hanno inondato di vendite i listini sui titoli Amc, la prima catena di sale al mondo, con l’obiettivo di costringere la società ad alzare bandiera bianca. Ma a difendere il colosso delle sale, forte anche in Europa, è intervenuta la cavalleria dei Robinhooders, i traders individuali che hanno fatto schizzare il prezzo di Amc a livelli siderali. Nel frattempo il nuovo ceo ha sparato l’arma letale, degna di un super eroe: uno scodellone gigante di pop corn gratis al cinema per i piccoli azionisti. A giudicare dalla risposta del mercato ai conti (+9%) la mossa ha funzionato: le vendite di pop corn sono già tornate ai livelli pre-pademia. Certo, nel frattempo la società naviga in un mare di debiti che non sarà facile prosciugare nei prossimi mesi. Ma c’è una novità inattesa: nel 2021, finora, Amc ha collocato un numero di azioni proprie sul mercato superiore ai biglietti venduti al botteghino. Niente da dire: sembra la trama di un flm, altro che 007.                

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Categories: Economia e Imprese