Bisogna risalire alle vittorie dell‘Italia del calcio nel Mondiale di Spagna del 1982 e nel Mondiale di Germania del 2006, alla Nazionale di Bearzot e a quella di Lippi, per ritrovare un’estate italiana così trionfale e così entusiasmante come quella, caldissima, che i campionati europei di nuoto e di atletica ci hanno regalato quest’anno. In tutto abbiamo portato a casa 65 médailles: 43 nel nuoto (13 d’oro, 15 d’argento e 15 di bronzo) e 22 nell’atletica (10 d’oro, 6 d’argento e 6 di bronzo). Roba da non credere che fa dell’Italia del nuoto e dell’atletica una autentica Superpotenza. Non è un sogno, è tutto vero: i campioni siamo noi.
Una pioggia di medaglie dietro le quali c’è la storia di una Paese che cambia e che sa integrare i figli degli immigrati
Un trionfo impensabile quello italiano nel nuoto e nell’atletica che ci consola delle delusioni del calcio ma anche della mediocrità della politica, da troppo tempo immeschinita in piccinerie e priva di una visione del futuro. Proprio per questo quello di oggi non è solo un trionfo sportivo ma un riscatto civile. Non ce n’eravamo accorti, ma accanto a noi c’è un’altra Italia, un’Italia che si rimbocca le maniche e che vince, che è fatta di belle persone che spesso sono l’espressione emblematica di un Paese che cambia e che solo la cupa visione del Generale Vannacci può demonizzare. Pensate alla storia di Sarah Curtis o Nadia Battocetti, di Fausto Desalu e di Mohamed Soudassi, di Andy Diaz e di Zane Weir: sono tutti figli di immigrati. E sono tutto orgogliosi di essere italiani, come lo sono Dariya Derkach e Sofija Jaremcuk, campionesse nate in Ucraina ma diventate italiane, e Alexandrina Mihaj, la marciatrice nata in Moldavia. Dietro di loro ci sono storie di sofferenza ma anche di riscatto e di vittorie.
Dietro i successi sportive tante belle storie umane
Belle storie ci sono anche dietro la medaglia d’oro nel salto in lungo di Larissa Iapichino, che ha addirittura fatto meglio della famosissima mamma Fiona May che non aveva mai vinto i campionati europei, o dietro il tris tutto d’oro nel nuoto di Simona Quadarella, nelle cinque medaglie d’oro di Chiara Pellacani nei tuffi e naturalmente nell’exploit della giovanissima Sara Curtis, che dopo la conquista dell’oro e il nuovo record del mondo dei 50 dorso ha scatenato la gioia della mamma nigeriana che non ha resistito alla voglia di ballare in tribuna. Così come una bella storia è quella della rinascita di Gianmarco Tamberi, medaglia d’oro nel salto in alto. Ma, nell’oro dei trionfi, ha ragione chi raccomanda di non dimenticare la sfortuna di un campionissimo e di una persona meravigliosa come Marcel Jacobs, fermato da maledetti guai muscolari nella finale di atletica dei 100 metri che forse avrebbe vinto.
Il caldo ci ha fatto soffrire ma l’estate italiana del 2026 la ricorderemo anche per i trionfi nel nuoto e nell’atletica che ci hanno fatto riscoprire il vero volto dell’Italia. Quello che amiamo.
