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Fmi: euro a rischio, accelerare su unione bancaria

Le misure su spread e banche stabilite dall’Eurozona a fine giugno sono positive, ma ora occorre accelerare sull’unione bancaria. E’ questo il giudizio del Fmi contenuto nel rapporto sull’Eurolandia. Secondo l’istituzione internazionale, l’unione monetaria si trova “in un punto a meta” strada “scomodo e insostenibile”, per cui occorre “una dichiarazione unificata di sostegno di tutti questi passi da parte dei governi con un chiaro calendario di decisioni”. Obiettivo: “fermare la caduta della fiducia”.

Il Fondo monetario ritiene inoltre che non si sia esaurito lo spazio di manovra per un intervento della Bce, che dovrebbe ridurre ulteriormente i tassi di interesse. Il rapporto è del 3 luglio e la Bce ha portato il tasso di riferimento allo 0,75% due giorni dopo. Ma l’Fmi sostiene anche che la Bce possa fornire ulteriori difese contro l’escalation della crisi, a cominciare da un programma di “quantitative easing” trasparente e comprensivo di “forti” acquisti di debito sovrano.

La crisi finanziaria e dei debiti nell’area euro “si è intensificata” e “il circolo vizioso che si è creato tra indebolimenti di banche, debiti pubblici e economia reale è peggiorato, portando i costi di rifinanziamento dei debiti pubblici e i premi di rischio a livelli da record”. Inoltre, “le gravi pressioni sui bilanci di paesi e di molte banche sollevano dubbi sulla stessa sopravvivenza dell’area euro”.

DISOCCUPAZIONE RECORD ALL’11,3% NEL 2013

Il Fondo monetario internazionale si aspetta nuovi aumenti della disoccupazione a massimi storici: nel 2012 salirà all’11,1% e nel 2013 all’11,3%. Secondo l’istituzione di Washington nel 2012 il Pil complessivo dell’area euro segnerà una diminuzione dello 0,3%, mentre nel 2013 recupererà uno 0,7%.

FUGA DI CAPITALI, COLPITE ITALIA E SPAGNA

Nell’area euro si sta assistendo a una fuga di capitali dai paesi del Sud verso quelli del Nord, avverte il Fondo monetario internazionale nell’editoriale del suo rapporto sull’Unione valutaria. “Gli investitori abbandonano i paesi più bisognosi, spostando i loro capitali a Nord, e fuori, verso attività ritenute più sicure” e questo ha portato ad un continuo andamento divergente delle disponibilità di liquidità nelle economie.

Nel dettaglio, l’istituzione cita come esempi i casi di Italia e Spagna: “Alla fine del 2011, la quota del debito pubblico detenuta da non residenti era rispettivamente del 34% e del 33% in Italia e Spagna, laddove a fine 2009 era del 44% e del 48%”.

CON SPENDING REVIEW ITALIA RIDUCA PRESSIONE FISCALE

Il Fondo monetario raccomanda quindi all’Italia una riduzioni delle tasse, finanziata mediante tagli alla spesa pubblica in modo da “distribuire meglio i costi del risanamento dei conti e aiutare la crescita”. Inoltre, nella scheda riassuntiva sulle raccomandazioni fatte ai vari paesi inserita nel rapporto, l’Fmi ricorda di aver suggerito all’Italia di dotarsi di un avanzo di bilancio strutturale prudenziale dell’1% del Pil.

Sono infine necessari rafforzamenti delle banche e simulazioni di resistenza sugli istituti che non hanno partecipato agli stress test europei. L’Fmi raccomanda anche accelerazioni delle riforme sui servizi, di portare avanti quella del mercato del lavoro e di ridurre la presenza dello Stato nell’economia.

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