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Jornadas Europeas del Patrimonio: Italia abre sus puertas el sábado 26 y el domingo 27 de septiembre.

Il 26 e 27 settembre torna la grande manifestazione europea dedicata alla conoscenza e alla tutela del patrimonio. Da Roma a Firenze, da Genova a Napoli, dalla Puglia alla Basilicata, un Paese intero racconta i propri luoghi della cultura. Il tema del 2026: “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”

Jornadas Europeas del Patrimonio: Italia abre sus puertas el sábado 26 y el domingo 27 de septiembre.

Le Días europeos del patrimonio, che sabato 26 e domenica 27 settembre coinvolgono musei, aree archeologiche, palazzi storici, biblioteche, archivi e luoghi della cultura in tutta Italia. L’iniziativa, promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata in Italia dal Ministero della Cultura, rappresenta oggi una delle più ampie occasioni di partecipazione culturale del continente.

La storia delle Giornate europee del Patrimonio comincia nel 1985 en Francia, con l’apertura straordinaria di monumenti normalmente non accessibili al pubblico. Nel 1991 l’iniziativa assume una dimensione europea e negli anni si trasforma in un appuntamento capace di mettere in relazione patrimonio, cittadini e territori. Quarant’anni dopo, la formula conserva quella stessa intuizione, ma la domanda è diventata più complessa: come proteggere il patrimonio in un’epoca di trasformazioni climatiche, sociali, tecnologiche e ambientali? Il tema scelto per il 2026, Protegiendo el patrimonio. Renovando, resistiendo, reinventando., invita infatti a considerare la tutela non come una semplice conservazione del passato, ma come una responsabilità verso il futuro. La ricchezza dell’edizione italiana emerge soprattutto dalla sua dimensione territoriale. Non esiste una sola geografia del patrimonio: accanto ai grandi musei delle città d’arte ci sono siti archeologici, archivi, dimore storiche, paesaggi, patrimoni scientifici e luoghi meno conosciuti che per due giorni diventano protagonisti.

Roma: dall’antichità al patrimonio scientifico

Nella capitale il programma attraversa epoche e linguaggi diversi. Il Parque Arqueológico del Coliseo propone visite guidate, aperture straordinarie e iniziative digitali dedicate al tema della protezione del patrimonio. Al Museo Nacional Etrusco de Villa Giulia, invece, le GEP diventano l’occasione per entrare anche nei depositi del museo e conoscere opere normalmente non visibili, accanto a visite e laboratori. Sabato sera il museo propone un’apertura straordinaria fino a mezzanotte con ingresso a un euro. Al Panteón il programma propone la visita guidata “Meraviglie della Rotonda”, mentre al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali l’attenzione si concentra su un patrimonio diverso, quello della cultura musicale.

Firenze: il Corridoio Vasariano

A Firenze uno degli appuntamenti più significativi è l’apertura del Corredor Vasari, il celebre percorso che collega Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti passando sopra Ponte Vecchio. L’accesso, previsto per entrambe le giornate, avviene con prenotazione e nell’ambito della visita agli Uffizi. È uno degli esempi più evidenti di come un luogo storico possa diventare, attraverso nuove modalità di fruizione, parte di una più ampia politica di valorizzazione del patrimonio.

Genova: il patrimonio marittimo e industriale

A Genova le GEP restituiscono attenzione anche a un patrimonio meno convenzionale: quello legato alla storia del porto e della cultura marittima. Tra gli appuntamenti figurano l’apertura di Palacio Real, le iniziative della Biblioteca Universitaria e l’accesso straordinario ai Bacini di Carenaggio di Genova, un luogo nel quale patrimonio industriale, storia del lavoro e identità portuale si incontrano.

Napoli: la stratificazione della storia

Napoli partecipa con un programma articolato che comprende musei, palazzi, biblioteche e luoghi della memoria. Dal Palacio Real al Museo Pignatelli, dall’Archivio di Stato al MANN, fino al patrimonio archeologico del territorio, la città offre una rappresentazione particolarmente evidente della stratificazione culturale italiana. Ma le Giornate non si fermano al capoluogo: il programma coinvolge anche Pompei, Bacoli, Somma Vesuviana e altri luoghi della Campania.

Puglia: patrimonio come esperienza

In Puglia il programma comprende aperture straordinarie, concerti, visite guidate, proiezioni e laboratori didattici nei luoghi della cultura regionali. È un esempio significativo di come le GEP abbiano progressivamente superato il modello della semplice visita museale, costruendo intorno al patrimonio una vera esperienza culturale.

Basilicata: Venosa e il patrimonio archeologico

In Basilicata, tra gli appuntamenti segnalati dal programma nazionale, figurano le aperture straordinarie dell’Anfiteatro Romano di Venosa y Parco Paleolitico di Notarchirico. Due luoghi molto diversi, che raccontano però la profondità temporale del patrimonio italiano: dalla preistoria alla romanità.

Calabria: Scolacium e la possibilità di reinventare

In Calabria, al Museo e Parco archeologico nazionale di Scolacium, l’iniziativa “Ricostruire per comprendere: un viaggio creativo nel patrimonio archeologico” interpreta in maniera particolarmente diretta il tema dell’edizione 2026. Il patrimonio archeologico diventa così non soltanto qualcosa da osservare, ma un materiale da comprendere attraverso nuovi strumenti e nuove forme di partecipazione.

Una notte nei musei

Uno degli appuntamenti più attesi è quello di questa sera, Sábado Septiembre 26, quando numerosi musei statali italiani apriranno eccezionalmente le porte in orario serale. L’ingresso è fissato, dove previsto, al costo simbolico di 1 euros, escluse le gratuità stabilite dalla legge. Il programma comprende visite guidate, concerti, proiezioni, laboratori e altre iniziative. È forse questo uno degli aspetti più interessanti delle Giornate: cambiare anche il tempo del museo. Entrare in un museo di sera, attraversare un’area archeologica dopo il tramonto o accedere a un edificio normalmente chiuso significa modificare la relazione consueta con il patrimonio.

Conservare non basta

La vera questione posta dalle Giornate Europee del Patrimonio è dunque più ampia dell’accesso gratuito o dell’apertura straordinaria. Un patrimonio vive se viene conosciuto. E viene trasmesso se riesce a parlare al presente. “Proteggere”, “rinnovare”, “resistere”, “reinventare” sono quattro verbi che definiscono una responsabilità collettiva. La conservazione resta essenziale, ma non può essere separata dalla conoscenza, dalla ricerca, dall’educazione e dalla capacità di costruire nuove forme di relazione con i beni culturali. L’Italia, in questo senso, rappresenta un caso particolare: un Paese nel quale il patrimonio non è concentrato soltanto nelle grandi città d’arte, ma è disseminato nei territori, nei piccoli centri, nei paesaggi, negli archivi, nelle dimore, nei luoghi di produzione e nelle tradizioni. Questo fine settimana, dunque, lasciamoci guidare dalla curiosità. Apriamo una porta, percorriamo una strada, entriamo in un museo, raggiungiamo un borgo. Il patrimonio non è soltanto ciò che abbiamo ricevuto: è ciò che scegliamo di conoscere, proteggere e trasmettere.

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