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Energia, Uber, Tap: tre beffe per i consumatori

Nella scorsa settimana si è concentrata una serie di decisioni relative alle politiche pubbliche  in materia di servizi per i cittadini che definire disastrosa è un garbato eufemismo. Sono state assunte da diversi decisori (Parlamento, enti locali, Tar) e nell’ambito di sistemi normativi e di regolazione assai differenziati (trasporto pubblico, energia, rifiuti) ma si prestano ad una lettura e ad una interpretazione comune: il “combinato disposto” di potere di blocco degli interessi costituiti e conservazione massima degli assetti esistenti in questa fase politica è in grado di bloccare ogni riforma che promuova efficienza e concorrenza, con buona pace dei consumatori.

Esaminiamo rapidamente questa galleria degli orrori. In Parlamento si deve votare la famosa legge annuale (ma di due anni fa) della concorrenza che conteneva la fine della maggior tutela (il segmento di mercato retail dove c’è un prezzo amministrato dall’Autorità dell’Energia). Il governo ha deciso di rinviare questa fine di un anno, dal luglio 2018 al luglio 2019 (ed è il secondo rinvio).

Motivazione: timore di un aumento dei prezzi per i consumatori, segno di una sfiducia nella capacità di effettuare un monitoraggio vero ed efficace del mercato: come se ci fosse l’idea che il mercato quando c’è non si riesce a controllarlo. Una evidente ammissione di debolezza. E non è chiaro perché non basterebbe più di un anno (da adesso al luglio 2019) per mettere in atto “tutte le cautele” come le ha definite Calenda. In realtà il MDP si è messo sulle posizioni del M5S (contrario) e qualche rischio in aula si correva. Se ne riparlerà dopo le elezioni.

Ma dei consumatori il Parlamento sembra essersi preoccupato di meno, almeno per ora, in materia di rifiuti dove si trattava di recuperare la norma inserita nella delega sui Servizi Pubblici Locali, delega silurata, si ricorderà, dalla decisione della Corte Costituzionale. Quella norma affidava all’Autorità per l’Energia il controllo tariffario e la regolazione di questo delicatissimo settore, dove siamo assai indietro sotto il profilo industriale in molte aree del paese.

E dove ci sono macroscopiche differenze nella qualità del servizio e nel corrispettivo pagato dai consumatori (anche 2 volte e mezzo tra la città dove si paga di più e quella dove si paga di meno). Proprio nei giorni dell’inerzia parlamentare su questo fronte, la situazione dei rifiuti a Roma sta precipitando e il Comune non immagina altra soluzione che ricorrere ad ordinanze nei confronti di una società interdetta ai sensi della normativa antimafia per far funzionare due impianti di trattamento.

Di un piano industriale che valorizzi le efficienze da integrazione (raccolta e gestione) non c’è traccia ma intanto i romani pagano per un servizio che è disastroso. Qui è evidente che un regolatore nazionale potrebbe spingere verso soluzioni di maggior tutela per i cittadini e di maggiore efficienza ma il Parlamento tentenna e non ha ancora approvato la norma.

Se Roma piange Milano non ride (anche se in un altro servizio). Già il Comune meneghino aveva optato per la gara con un lotto unico per il trasporto pubblico. I sindacati, dopo un riuscitissimo sciopero proprio in concomitanza con il salone del mobile (un vero colpo di karatè all’immagine della città), hanno ottenuto il risultato che anche la divisione tra contratti del servizio di trasporto vero e proprio e i cosiddetti capitoli accessori, come la sosta o il bike sharing, dove sarebbe potuto entrare qualche nuovo operatore, non s’ha da fare. Quindi, quando la gara si farà il Comune di Milano non potrà che concedere tutta la concessione ad ATM, esattamente come oggi.

Sempre in materia di trasporti è proprio di questi giorni la decisione del TAR di Roma che Uber fa concorrenza sleale ai taxi: non è una valutazione di efficienza, ha tenuto a precisare opportunamente il giudice, ma di rispetto della normativa vigente. Il governo, dopo la robusta manifestazione a Roma di qualche settimana fa, aveva promesso una riforma del settore. Per ora non si vede. Speriamo anche qui che non si vada a dopo le elezioni, vista la potenza della categoria tassisti come bacino di voti e come propagatore di giudizi sull’operato dei politici.

Dal trasporto delle persone a quello del gas. Di nuovo il Tar di Roma: è stata sospesa l’autorizzazione al famoso espianto degli ulivi per il gasdotto Tap (che una volta in funzione avrà il merito non banale di renderci un po’ meno dipendenti dal gas russo; ovvero no Tap, sì Putin), in attesa della discussione dell’istanza cautelare in Camera di Consiglio fissata per il 19 aprile. Quindi potrebbe essere un arresto di una decina di giorni: si vedrà.

Ma è interessante la motivazione: il Tar ha ritenuto che – essendo già state avviate le operazioni di espianto – la misura cautelare richiesta possa venire accordata, “in considerazione dei tempi tecnici necessari per le fasi procedurali ancora da svolgere (…), per il soddisfacimento dei molteplici interessi pubblici coinvolti”. Già, quando ci sono molteplici interessi coinvolti la cosa migliore da fare è non fare nulla. Lo dicono anche i giudici.

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