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Draghi: i tre pilastri dell’Unione bancaria europea per evitare il rischio contagio

Dall’unione monetaria all’ “unione bancaria”. Questo quello che serve ai paesi dell’eurozona per rafforzarsi e limitare il rischio contagio. Lo ha dichiarato il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, ascoltato in commissione Problemi economici e monetari al Parlamento europeo a Bruxelles. L’unione bancaria europea si basa su tre pilastri, ha spiegato Draghi, “un sistema di garanzia europea dei depositi, un fondo europeo di risoluzione e una più forte centralizzazione della vigilanza bancaria” a livello Ue. E come dimostra la crisi di Bankia, “è più semplice gestire le necessità di ricapitalizzazione delle banche a livello centrale” piuttosto che ciascuno per sé. 

Draghi, presentando il primo rapporto annuale del Comitato europeo per il Rischio sistemico (Esrb), ha esortato i leader dell’Ue a “chiarire la loro visione” dell’euro per i prossimi 10 anni, e a “concretizzarla” a cominciare proprio dall’unione bancaria. “Siamo in mezzo al guado in un fiume con un fortissima corrente, e non vediamo la riva dall’altra parte a causa della nebbia”, ha spiegato il presidente della Bce. Chiarire la visione per l’euro nei prossimi dieci anni potrebbe “diradare la nebbia, anche se la corrente del fiume resta forte”, ha detto ancora Draghi proseguendo nella metafora. Ma soprattutto in un momento come questo, in cui sui mercati è tornata “incertezza e volatilità”, la principale sfida per i 17 paesi della moneta unica è ”limitare i rischi di contagio”. 

La partita infatti è ancora tutta da giocare e per l’Europa “le sfide principali di questa crisi si protraggono”. Nei paesi della zona euro è prioritario “evitare il contagio” e “‘promuovere una strategia che sostenga la crescita e al tempo stesso il consolidamento dei conti pubblici”.

Ma sopratutto è necessaria un’ulteriore centralizzazione della vigilanza bancaria, specialmente per gestire le crisi degli istituti a rischio sistemico. Infatti “nella gestione di alcune emergenze finanziarie”, rimprovera Draghi, “in Europa si è sottovalutata l’importanza del problema e questo è il modo peggiore di fare le cose, che alla fine vengono fatte ma a costi più alti”. Il caso di Bankia conferma che quando ci si scontra con un problema di ricapitalizzazione, i singoli attori, governi, autorità di vigilanza nazionale, in prima battuta sottovalutano la situazione.

Sempre riferendosi al caso spagnolo, Draghi assicura che la Bce ha già fatto molto e rapidamente per mitigare la crisi di liquidità delle banche, ma “non può fare di più per eliminare le cause della mancanza di credito”, ha ribadito. Francoforte “continuerà a fornire liquidità alle banche solventi” dell’Eurozona per evitare “episodi di panico bancario” (bank run), ma “non può sostituirsi ai governi nel fronteggiare la crisi, nella quale il debito di alcuni paesi non è più percepito come sostenibile”. Tocca dunque ai singoli governi risolvere la situazione attraverso le riforme strutturali.

 

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