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Design: la riscossa dei brand italiani

Uno studio condotto dalla Fondazione Altagamma con Bain&Company indica che il settore del design alto di gamma non solo è tornato a crescere, ma è anche risalito ai livelli pre crisi.

Infatti, il mercato del design ha toccato quota 90 miliardi di euro di giro d’affari nel 2014. Se si somma anche la produzione unbranded si giunge fino a 360 miliardi di euro. L’Italia eccelle nel segmento core design, settore che è tornato a un passo da livelli del 2009. Il mercato di alta gamma ha un valore complessivo di 29 miliardi di euro e i brand italiani ne detengono una quota di circa il 30% (8,3mld). Inoltre l’Italia si trova sul gradino più alto del podio osservando i dati del settore del pure design, l’altissimo di gamma, che vale 18 miliardi e rappresenta il 60% del core design. In questo settore gli italiani i primi produttori ed esportatori, con il 39% di market share. Molto rilevanti le quote italiane nell’illuminazione (35%) e nel living&bedroom (34%).

Ma con un’economia italiana ancora claudicante e un mercato interno un po’ pigro sono le esportazioni a trainare il mercato italiano del core design, con il 67% dei prodotti che viaggiano verso l’estero. Crescono le esportazioni negli Usa (+6%), in Europa (+1%) e nei Paesi emergenti (+7%). Numericamente, gli operatori italiani del settore sono 190 su un totale di 360, con un fatturato medio di €45 milioni a prezzi retail (a fronte dei €120 milioni degli altri 170 operatori non italiani). 

“Il design italiano è chiamato ad un salto di qualità in tre aree: la politica di marca, la strategia distributiva e la crescita dimensionale”, afferma Claudio Luti, presidente di Kartell e vicepresidente di Fondazione Altagamma. “Una seria politica di marca, che unisca la buona comunicazione ad un alto livello di innovazione, – spiega Luti – è essenziale per diventare imprese globali. La strategia distributiva richiede grande attenzione e va declinata in base alle caratteristiche specifiche di ciascuna azienda, ma per tutti saranno cruciali il controllo del territorio ed il coinvolgimento del consumatore. Aumentare la dimensione di impresa vuol dire far crescere il potere di mercato. Attraverso queste tre strade – conclude – le nostre imprese potranno essere più profittevoli, presidiare meglio i mercati mondiali e soprattutto rimanere indipendenti”.

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