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Cultura, Cinema, Musei, Teatro: Fase 2 e 3 per ridefinire un nuovo mercato

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Patrizio Rossano

Quali potranno essere e quando potranno avere inizio le fasi 2, 3 e oltre per l’arte di ogni forma e genere, la cultura, il teatro, il cinema e i musei? Il Coronavirus ha indotto un repentino quanto drammatico spostamento dalla realtà fattuale  a quella virtuale relativa alla fruizione artistica in grado di ridisegnare non solo il mercato ma anche le menti, il comportamento e l’approccio delle persone. 

Tutto il perimetro della produzione audiovisiva è in quarantena, nonostante che, viceversa, mai come in questo momento la platea di telespettatori di fronte ad un video, un monitor o uno schermo di Tablet o cellulare sia cresciuto in modo rilevante. È cresciuto il numero delle persone per ogni fascia di età ed è cresciuta la quantità di tempo, di consumo  di audiovisivi di ogni genere. Secondo quanto riportato dallo Studio Frasi di Milano che riprende dati Auditel, rispetto allo scorso anno nello stesso periodo si contano oltre 4 milioni nel day time che diventano oltre 5 nel prime time serale. Si tratta di numeri che fotografano solo il consumo di televisione lineare mentre non sappiamo pressoché nulla su quanti invece preferiscono la  Tv on demand,  passare il tempo navigando su  Internet, utilizzando un  videogioco piuttosto che ascoltare o rivedere un prodotto in podcast o, più semplicemente, con un CD o un DVD.  A proposito di videogiochi, vale la pena riportare quanto dichiarato dall’Amministratore delegato di TIM, Luigi Gubitosi: “Abbiamo registrato un incremento superiore al 70% del traffico su internet sulla nostra rete nazionale, con un grosso contributo dato dai giochi online come Fortnite.” Si tratta di un videogioco on line di grande successo che attira milioni di appassionati in Italia e nel resto del mondo. 

Dunque, da un lato si è inceppato improvvisamente e drammaticamente tutto il versante dei cantieri di produzione che vede anzitutto il cinema il segmento in maggiore sofferenza sia per l’impossibilità di realizzare o completare i lavori incorso sia per la chiusura totale delle sale (che nessuno è in grado di dire con ragionevole certezza se e quando potranno riaprire).  Anche la televisione lineare, fruita prevalentemente attraverso il digitale terrestre potrebbe pagare un duro prezzo nella competizione con le altre piattaforme di distribuzione dove i vari Netflix, Disney+ e Amazon Prime segnano un successo crescente.  L’oggetto della contesa è molto semplice e si racchiude tutta nella “risorsa tempo” che ogni individuo riversa di fronte ad uno schermo di qualsiasi genere. La televisione lineare vince laddove regge il fronte dell’attualità, dell’informazione, dell’intrattenimento live, mentre soffre quando è costretta a giocare le sue carte migliori con le repliche di prodotti,  anche di grande successo, ma pur sempre logori e destinati ad un pubblico in “via di esaurimento”. Per altro aspetto si è aperto un orizzonte di sviluppo delle nuove piattaforme e diverse modalità di fruizione degli audiovisivi che potrebbe ridefinire un nuovo mercato, una sorta di Fase 2 degli audiovisivi. Da ricordare il passaggio significativo avvenuto con l’ammissione ai concorsi cinematografici dei film che non sono passati prima nelle sale cinematografiche  e che ora solo con lo streaming possono entrare nei grandi circuiti di distribuzione internazionale. 

Contestualmente si dovrà necessariamente aprire la Fase 2 per tutto il settore dei musei, dei territori dove si produce e si esprime arte di ogni forma, dei siti storici e archeologici considerati il patrimonio nazionale più prezioso che per l’indotto turistico in grado di generare vale oltre il 13% del PIL, pari ad oltre 230 miliardi di Euro.  

Proprio nei giorni scorsi il presidente dell’Agis, Carlo Fontana, durante una videoconferenza con Dario Franceschini, Ministro per i Beni culturali, ha presentato un promemoria finalizzato a “per consentire la riapertura in sicurezza dei luoghi dello spettacolo”. In quella sede si è discusso di teatro, di musei, di concerti, cioè di tutti i luoghi dell‘arte , della cultura e dello spettacolo che hanno la loro ragion d’essere proprio in rapporto con il pubblico. 

È proprio in questi termini che si pone il grande problema posto dal Coronavirus. “Restate a casa” e ”mantenete la distanza sociale”  può alimentare  un forte rischio che prospetta un danno incalcolabile.  Il vantaggio della fruizione “digitale” di ogni forma d’arte che molti ritengono una possibile soluzione (vedi il boom dei Musei virtuali) possa indurre una separazione non solo contabile, in termini economici, quanto più una diversità, una lontananza fisica con i patrimoni dell’umanità che non farà bene a nessuno.

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Categories: Arte