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Brasile, Mediobanca: gli italiani che rischiano di più

Il declassamento di Standard and Poor’s si può considerare la mazzata finale al Brasile che dopo essere stata negli anni scorsi una delle tigri dello sviluppo adesso colleziona solo guai: recessione, svalutazione e corruzione.

Secondo le utlime rilevazioni il Pil brasiliano si attesterà nel 2015 in territorio nettamente negativo (-2%) mentre l’inflazione, dovuta alla svalutazione del Real, è già salita al 9%.

Ma quello brasiliano è un tracollo o una crisi? i dati macro sembrerebbero far propendere per la prima delle due opzioni, in realtà le misure di austerità del governo di Dilma Rousseff e le mosse dalla banca centrale brasiliana sembrano dare i primi frutti se è vero che nel primo semestre del 2015 si è interrotto il trend negativo dei conti con l’estero e a seguito della svalutazione della valuta nazionale la competitività del paese si mostra in crescita.

Tre le cause scatenanti della crisi brasiliana:
– il crollo dei prezzi delle materie prime di cui il Brasile è da sempre grande esportatore
– il rallentamento della Cina
– la fine del QE e l’imminente rialzo dei tassi della Fed che determineranno un rafforzamento del dollaro sulle valute dei paesei emergenti e in questo caso del Real.

Oltre alla recessione e alla svalutazione del real che negli utlimi sei mesi ha perso il 30% sul dollaro, il Brasile vive uno dei suoi momenti più bui anche a seguito della crisi politica e della corruzione che ha lambito la stessa presidente Dilma Rousseff all’inizio del suo seconodo mandato elettorale al punto che il consenso è ai minimi storici. Di questa situazione fanno le spese alcuni grandi gruppi italiani che da sempre sono particolamrnete esposti al mercato brasiliano.

A tal proposito Mediobanca Securities ha diffuso un report che classifica i rischi, calcolati in termini di rapporto ricavi/ebitda, dei maggiori gruppi italiani: “30% per Pirelli, 20% per Telecom Italia, 10% per Fca, Cnh e Sogefi, 7% per Atlantia, 6% per Prysmian, 5% per Enel, Luxottica e Campari. Nella classifcia non compare Tenaris, che in Borsa ha pesantemente pagato lo scotto brasiliano, perchè si tratta di una holdin che pur essendo molto impegnata in Brasile ha sede in Lussemburgo e non in Italia.

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