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Bianchello del Metauro DOC: vignaioli d’autore per rilanciare uno dei vini più antichi delle Marche

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Secondo Publio Cornelio Tacito il grande storico romano,  quel vino prodotto dalle uve di Biancame coltivate lunghe le rive del fiume Metauro, avrebbe avuto 2.226 anni fa un ruolo fondamentale nella sanguinosa battaglia del Metauro che segnò la sconfitta dell’esercito cartaginese di Asdrubale nel 207 a.C. : i soldati del condottiero africano di stanza nella zona lo apprezzarono talmente da berne in eccessive quantità cosa che permise ai romani in battaglia di avere facilmente ragione dell’esercito nemico inebriato dal Bianchello.

Alcune testimonianze parlano anche di una attiva lavorazione attorno all’anno mille di vini nei territori del pesarese e dell’urbinate da parte dei monaci di alcuni conventi benedettini.

Sia come sia,  il Bianchello, che nel 1969 ha ottenuto la DOC, oggi fa parte a pieno titolo della galleria dei vini nobili marchigiani accanto al Verdicchio dei Castelli di Jesi,  al  Verdicchio di Matelica, al  Conero,  al Rosso Conero, alla  Vernaccia di Serrapetrona, ai Colli Maceratesi, al  Rosso Piceno al Falerio e si è ricavato una fetta di mercato abbastanza rilevante grazie agli investimenti che il settore vitivinicolo pesarese sta attuando sulle vigne e sulla filiera produttiva che gli hanno permesso raggiungere risultati importanti a livello qualitativo che prospetta la possibilità di conquistare ulteriori fasce di mercato. Ne sono convinte alcune cantine, nove per l’esattezza, che producono in Bianchello DOC, che nel 2021 hanno chiuso con un totale di 1 milione di litri di vino, + del 20% rispetto all’annata precedente, e che hanno dato vita ad un movimento con lo scopo di aumentare il livello di notorietà del Bianchello in ambito nazionale e internazionale, sotto il nome di bianchello d’autore.

Il progetto: Le Vie del Bianchello del Metauro Doc

Il loro claim è: Bianchello da Vivere, Bianchello da Conoscere e Bianchello da Gustare: nel senso non esiste una sola via del Bianchello, ma tante quante le esperienze da provare lungo i percorsi che conducono alle cantine dei ‘Vignaioli d’Autore’.

Il progetto per rendere ancora più attrattiva la destinazione vitivinicola agli appassionati wine lovers, amanti curiosi dei valori delle tradizioni locali, prende il nome de ‘Le Vie del Bianchello del Metauro Doc’, tra i primi progetti del genere nelle Marche e apripista della nuova campagna nazionale di comunicazione della Doc, improntata fortemente sul digital e sui canali social, che punta alla bellezza del territorio, alla storia antica, ai celebri paesaggi, alla tradizione vitivinicola millenaria. Da Pesaro, capitale della cultura 2024 a Urbino, centro del Rinascimento e patrimonio Unesco attraversando un territorio ricco di tesori artistici, prelibatezze e tipicità made in Italy, di grande interesse per il turista moderno. Un percorso lungo 80 Km costellato da splendidi borghi, dalle sponde del Metauro, il più importante fiume delle Marche, il cui corso ha inizio nell’Appennino marchigiano dove confluiscono il “Meta”, che proviene dal valico appenninico di Bocca Trabaria (Pesaro e Urbino), e l’“Auro” che ha le sue sorgenti in terra toscana.

Bianchello, DOC di successo che ha registrato + 20 per cento di vendite

“Vignaioli d’Autore” è prodotto da 9 cantine artefici di quasi 40 diverse etichette (delle tipologie previste dalla Doc: tradizionale, superiore, passito e spumante). Il Bianchello del Metauro deve il suo nome dal “biancame”, vitigno con cui è prodotto, e dal territorio in cui nasce. Quello del Metauro.

La visita per gli appassionati wine lovers si fa esperienza nelle cantine con degustazioni, cene in vigna, pic nic tra i filari a cura dei ‘Vignaioli d’Autore’: Bruscia, Cignano, Claudio Morelli, Il Conventino di Monteciccardo, Di Sante, Fiorini, Cesare Mariotti, Terracruda, Fattoria Villa Ligi. Per intensificare l’esperienza, alcuni di loro propongono: trekking, bird watching, e-bike, osservazioni astronomiche, musiche e concerti, attività artistiche e reading, dibattiti, il tutto per esaltare la vocazione di un territorio vocato alla coltivazione della vite e alla produzione di grandi vini, che qui non è solo un prodotto ma un culto come è un rito sedersi a tavola e gustarsi i migliori prodotti della tradizione gastronomica.

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