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Abi, Sabatini: “L’uso di contante in Italia è legato al sommerso”

Nonostante i vincoli per il ricorso a pagamenti in moneta contante, L’Italia rimane in una posizione ancora fortemente arretrata rispetto alla media dell’area dell’euro in termini di transazioni con strumenti di pagamento elettronici. E secondo l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, il ricorso al contante trova un motivo nell’anonimato, dietro cui si possono nascondere fenomeni di economia sommersa. Lo ha rilevato il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, nel corso di un’audizione alla Commissione parlamentare per l’anagrafe tributaria. 

Da un lato i dati pubblicati dalla Banca d’Italia nella sua ultima Relazione annuale evidenziano un trend complessivamente crescente nel ricorso a strumenti di pagamento al dettaglio diversi dal contante, ha ricordato Sabatini: il numero dei pagamenti effettuati con strumenti bancari e postali è infatti aumentato del 3,9% nel 2011 (contro l’1,4% nel 2010). Fra gli strumenti alternativi al contante prevale l’uso delle carte di pagamento il cui peso relativo sul totale dei pagamenti, nel 2011, è stato pari al 41 per centro, in line a con il dato medio della UE.   

Tuttavia l’Italia rimane  in una posizione ancora fortemente arretrata rispetto alla media dell’area dell’euro in termini di transazioni con strumenti di pagamento elettronici: in Italia si effettuano una media di 68 operazioni pro-capite all’anno con questi strumenti a fronte di una media dell’area euro che si attesta a 182. “L’uso elevato del contante nel nostro Paese trova la sua principale ragione nella garanzia di anonimato e, quindi, in variabili connesse con l’economia sommersa”, ha rilevato Sabatini. A ciò si aggiungono indubbiamente fattori di carattere culturale legati alla scarsa conoscenza e alla diffidenza di parte della popolazione verso gli strumenti di pagamento elettronici.   

Il direttore generale dell’Abi ci ha tenuto a richiamare l’attenzione sul fatto che il sistema italiano di lotta alla circolazione del contante e di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, è lungi dall’essere classificabile – come alcune notizie distampa hanno paventato – un “grande fratello”.

“Dal lato dell’intermediario bancario e finanziario, preme ricordare che la segnalazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze dell’infrazione delle norme sulla circolazione del contanti tra privati e la segnalazione di operazioni sospette a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo all’UIF non costituiscono in alcun modo una “notizia di reato”, ma – ha sottolinea Sabatini – sottopongono all’attenzione del Ministero dell’Economia o dell’UIF elementi di valutazione che poi verranno esplorati dalle rispettive Autorità. In particolare, l’attività di contrasto al fenomeno di riciclaggio di denaro, realizzata attraverso la segnalazione di operazioni sospette, non rappresenta un’attività investigativa ma una sorta di cerniera informativa fra l’autore del reato e le autorità incaricate della repressione”.

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