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A febbraio il Ftse Mib raddoppia la volatilità: ecco chi sale e chi scende sul listino milanese

Con le elezioni i mercati sono tornati  in agitazione e lo spread ha rialzato la testa ben oltre la soglia “Monti” di 287 punti. A fine settimana le tensioni sul differenziale Btp-bund sono rientrate intorno a quota 300 punti dopo che il presidente della Bce Mario Draghi ha rassicurato: “I mercati capiscono che siamo in democrazia e, dopo un primo momento di eccitazione, ora mi sembra siano tornati nelle stesse condizioni di prima delle elezioni”. Lo scossone però a febbraio è bastato a mandare in rosso la performance dei listini da inizio anno.

Il Ftse Mib si è infatti mangiato i rialzi messi a segno a gennaio e ha chiuso il mese di febbraio con un calo dell’8,7%,portando la performance dei due mesi a -2,2%. Nel frattempo la volatilità sull’indice è quasi raddoppiata rispetto a inizio 2013.  L’aggiornamento mensile di Borsa Italiana segnala infatti che la volatilità è schizzata attorno al 30% rispetto a livelli di gennaio quando si attestava  al 17% circa con punte sul 20%. Per ora la situazione non è fuori controllo, non è paragonabile alla fuga di investitori e capitali dall’Italia di un anno fa, poi arginata dalle cartucce della Bce (con il programma Omt).

Al momento si può parlare di “correzione tecnica”, come ha sottolineato nei giorni scorsi in un’intervista a Firstonline Claudia Segre, segretario generale Assiom Forex. Ma senza una soluzione per il governo del Paese (e la risoluzione dei diversi problemi per la crescita che da tempo si trascinano) il verdetto dei mercati potrebbe essere più drastico. “Elezioni inconcludenti” è il giudizio di Fitch arrivato venerdì a mercati chiusi: l’agenzia, l’unica che non aveva ancora ridotto il giudizio sull’Italia delle tre sorelle del rating (le altre sono Moody’s e S&P), ha tagliato il merito di credito a BBB+ con outlook negativo da A-. In pratica per Fitch siamo un paio di gradini sopra il livello junk, spazzatura. S&P aveva già portato il giudizio su questo livello prima delle elezioni italiane (e ha rassicurato che l’incertezza post elezioni non inciderà sul rating) così come Moody’s lo aveva già ridotto a Baa2. Quest’ultima dopole elezioni ha sottolineato che potrà considerare un downgrade dell’Italia nel caso in cui ci sarà un peggioramento materiale delle prospettive economiche del Paese.

In attesa di capire se la correzione diventerà qualcosa di peggio, iniziamo a fare un bilancio del campo di battaglia di febbraio. Lo spread è volato oltre i 320 punti base con picchi a quota oltre 350. A Piazza Affari numerosi i cadaveri. Sul Ftse Mib ruzzolano le banche con Unicredit che cede il 16,4%, tallonata da Intesa Sanpaolo con -16,3% e il Banco Popolare -14,6%. Segue la Bper -13,9%, il Monte dei Paschi di Siena -13,7%, affossato anche dalle travagliate vicende del caso Alexandria. e Mediobanca -12,7%. Fa eccezione la Bpm che si piazza tra i migliori dieci titoli del Ftse Mib con un rialzo del 5,9%. I tonfi maggiori li hanno però registrati Telecom Italia   -22,9% e Finmeccanica -21%. Tra i dieci titoli con maggiore ribasso anche A2A -14,2% ed Enel -13,8%.

In evidenza sul paniere principale invece il lusso, l’edilizia e l’alimentare. Salvatore Ferragamo svetta con un +12%, mentre Tod’s archivia un +9,9% e Luxottica +3,7%. Tra i primi dieci titoli per performance trovano posto il cemento e le costruzioni di Buzzi Unicem, con un +11,45 secondo miglior titolo del Ftse Mib, e Impregilo +5,3%. Bene anche Autogrill (+8,5%), Prysmian +6,6%, Campari +5,3% e Terna +2,7%.

Le migliori performance su tutto il listino sono invece di Gemina risparmio +51,3%, Seat Pagine Gialle risparmio +43,2%, Frendy Energy +38,7%, Tesmec +20,8%, D’Amico +19,9%. I titoli maggiormente scambiati per turnover sono stati Unicredit, Eni, Intesa, Enel, Generali.

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