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Vince Renzi: l’Italicum è legge. Il sì definitivo della Camera

Il Governo Renzi ce l’ha fatta: l’Italicum è definitivamente legge e dopo 9 anni di Porcellum l’Italia ha finalmente una nuova legge elettorale. Legge controversa e frutto del compromesso politico, come da sempre succede quando sono in gioco leggi elettorali, ma pur sempre una legge di svolta che cancella l’obbrobrio del Porcellum e promette stabilità politica al Paese con una riforma che assegna in buona parte agli elettori la scelta di chi vince e chi perde, di chi governa e chi no, che introduce il ballotaggio tra le due liste che hanno ottenuto i maggiori consensi, le preferenze per una parte dei nuovi deputati, la parità di genere e che, soprattutto, evita gli inciuci e le large intese. La sera delle elezioni si saprà con chiarezza chi è il vincitore e chi, di consguenza, governerà per 5 anni.

A favore dell’Italicum hanno votato a scrutinio segreto 334 deputati (larga parte del Pd, Ncd, Area popolare e Centro
democratico, Sc), contro la minoranza Dem, sull’Aventino Fi, Fdi, Lega Sel e M5S che non hanno partecipato al voto per protesta. La nuova legge entrerà in vigore dal luglio 2016.

Per centrare l’obiettivo Renzi non ha guardato in faccia a nessuno andando dritto per la sua strada dopo i profondi cambiamenti subiti dall’Italicum nel corso del suo iter parlamentare e ha portato a casa un risultato che rafforza il premier e il Governo e fa chiarezza dentro il Pd ma soprattutto risponde alle attese del Paese che da troppi anni chiedeva senza successo una nuova legge elettorale.

Ora il Presidente del Consiglio e segretario del Pd è più forte anche in vista delle elezioni regionali di fine mese ma dovrà compiere un autentico miracolo politico per mandare avanti la riforma costituzionale al Senato, dove non ha la maggioranza, ma senza la cui approvazione alla trasformazione di Palazzo Madama si arriverebbe al paradosso di votare  alle prossime elezioni politiche con l’Italicum alla Camera e con il Consultellum al Senato. Non per caso Renzi si è detto disponibile ad accogliere proposte migliorative alla riforma del Senato che garantiscano un più efficace bilanciamento di pesi e contrappesi nei delicati equilibri istituzionali tra le due Camere ma senza ricominciare tutto da capo ed evitando inutili e costose sovrapposizioni che hanno finora ritardato il processo decisionale del sistema politico italiano.

Nuovi equilibri e nuovi consensi politici e parlamentari Renzi dovrà poi trovare per portare avanti tutto il suo disegno riformistico, a partire dalla riforma della scuola che sarà uno dei più difficili banchi di prova che attendono il Governo contro cui domani si scaglierà lo sciopero dei sindacati malgrado la prossima assunzione di 100 mila nuovi insegnanti che nessun Governo aveva mai realizzato.

A parte il no pregiudiziale delle opposizioni, chi esce con le ossa rotte dalla battaglia dell’Italicum sono soprattutto Forza Italia – che al Senato ha votato a favore della legge e alla Camera ha seguito i voltafaccia di Berlusconi e le isterie di Brunetta arrivando incredibilmente a parlare di legge autoritaria e di fascismo renzista – e la minoranza del Pd che, dopo essere stata sconfitta innumerevoli volte negli organismi interni, non ha mai rispettato i più elementari criteri di lealtà politica e di democrazia (per cui chi ha più voti decide) dicendo di no sia alla legge elettorale che alla fiducia al Governo presieduto dalla stesso segretario del Pd ma soprattutto non riuscendo mai a sostenere in modo convincente le proprie obiezioni all’Italicum.

A molti è parso evidente che Forza Italia e la minoranza Pd non volessero cambiare l’Italicum ma puntassero a far cadere Renzi ma non ci sono riusciti.

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Categories: Politica