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Telecom, Cattaneo: “Fibra ok anche senza Metroweb”. No alla conversione delle risparmio

Dottor Cattaneo, quale potrebbe essere l’impatto della concorrenza dell’Enel? “Mi state chiedendo che cosa potrebbe succedere se la Fiat entrasse nel nostro settore. Non lo so, potrei fare solo ipotesi senza senso”. Il neo amministratore delegato di Telecom Italia, Flavio Cattaneo ribadisce così la differenza con Enel “monopolio naturale dell’energia, pronto ad entrare nella banda larga. “Finora abbiamo preso atto di un’idea, ma non conosciamo il progetto – aggiunge Cattaneo -. Non sarebbe appropriato fare commenti in queste condizioni”. Ma su Metroweb, contesa proprio da Enel, l’ad è più esplicito. “Per noi è solo questione di prezzo. Se sarà equo, secondo le nostre valutazioni, procederemo all’acquisto”. Altrimenti? ”Per noi non cambia nulla. Oggi abbiamo il 48% de mercato della fibra, arriveremo a servire l’84% della domanda, ovvero 20 milioni di utenti entro il 2018”.  Non ci sono spazi, inoltre, per la conversione delle azioni di risparmio messa in cantiere dal precedente Cda:  “Oggi non ci sono le condizioni per la realizzazione del piano di conversione delle azioni di risparmio, date le norme italiane sul diritto recesso”, ha tagliato corto il manager.

Cattaneo debutta così davanti agli analisti nelle vesti di numero uno dell’ex monopolista delle tlc. Un esordio fortunato, come conferma la risposta di Piazza Affari. Il titolo prende il volo fin dalle prime battute, con una quotazione in crescita superiore ai 3 punti percentuali, nonostante i risultati del trimestre non siano statim come previsto, granché: un utile netto di 433 milioni (260 milioni se si escludono alcune partite starordinarie). L’anno scorso nello stesso periodo era stato di 82 milioni. I ricavi si sono ridotti del 12,1% a 4,44 miliardi di euro. L’Ebitda è sceso del 15,8% a 1,712 miliardi, l’Ebit si è ridotto del 28,2% a 704 milioni.

Ma a spingere Telecom è il piano del taglio dei costi preparato in tempi record da Cattaneo, scelto dall’azionista Vivendi per realizzare almeno un miliardo di risparmi rispetto alla gestione di Marco Patuano. Sembrava una missione impossibile. Al contrario, Cattaneo ha quasi triplicato il piano di tagli a 1,6 miliardi di euro entro il 2018. I tagli riguarderanno per 800 milioni di euro i costi operativi e per 800 milioni di euro le spese in conto capitale, senza però incidere sugli investimenti tecnologici. Non ci saranno tagli di personale ma verranno internalizzate molte operazioni oggi in outsourcing e sarà ripensato il welfare aziendale. Sono questi solo alcuni esempi di una profonda revisione di tutti i costi, oggetto di “cinquanta cantieri di lavoro guidati da altrettanti responsabili”.  

L’operazione risparmio, per ora, ha messo in secondo piano gli altri elementi della strategia. Sul fronte dei media, in particolare, ha preso tempo, evitando di anticipare mosse che potrebbero coinvolgere Mediaset Premium, dopo il passaggio a Vivendi. Né la guidance offre particolari prospettive sul fronte dei ricavi in Italia, mentre la cura per il Brasile promette di essere ancor più drastica e severa che per il Bel Paese.

Ma oggi conta l’esame di taglio dei costi, superato alla grande da Cattaneo, con un piano che, a detta degli analisti di Banca Imi, è “semplicemente impressionante” ma credibile: “questa revisione al rialzo è impegnativa ma non irrealistica, a nostro avviso, date le inefficienze croniche del gruppo tlc e il comprovato track record del manager nella ristrutturazione”. Perciò, “la cautela è d’obbligo, ma tale impegno fa di Telecom Italia un player fondamentale nonché una call speculativa”.

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