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Энергетика: Аргентина – новая держава. От нефти Мальвинских островов (желанных для Трампа) до газа Вака-Муэрта.

Nella corsa alle enormi risorse di petrolio e Gnl, oltre che di minerali, del Paese sudamericano c’è anche l’Italia: la recente missione di Confindustria, le parole del presidente Orsini e il ruolo dell’Eni. Ma sul bacino offshore North Falkland si rischia lo scontro con Regno Unito e Israele

Энергетика: Аргентина – новая держава. От нефти Мальвинских островов (желанных для Трампа) до газа Вака-Муэрта.

Le Malvinas tornano al centro della geopolitica. Ma questa volta, oltre alla sovranità e alla memoria della guerra del 1982, c’è una posta economica che può cambiare il peso strategico dell’Argentina: il petrolio. Dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump sul mancato sostegno britannico alle operazioni americane contro l’Iran, l’omologo (e amico) argentino Javier Milei ha colto la palla al balzo per tornare a mettere sotto pressione la Gran Bretagna, rivendicando le isole che a Londra chiamano Falkland.

La vicenda è nota: nel 1833 le forze navali britanniche espulsero la guarnigione e le autorità argentine che si erano stabilite da pochi anni sull’arcipelago nell’Oceano Atlantico, istituendo una sovranità permanente che dura fino ad oggi ma che Buenos Aires ritiene illegittima. Durante la dittatura argentina, negli anni ’80, il Paese sudamericano provò a riconquistare le Malvinas, ma dopo 74 giorni di occupazione le truppe britanniche costrinsero gli argentini alla resa, riprendendo il controllo totale delle isole al termine della famigerata Guerra del 1982, condotta dalla premier Margaret Thatcher.

Il petrolio dietro la nuova partita delle Malvinas

“Le Malvinas sono argentine”, ha dunque ribadito Milei, promettendo di non rinunciare all’obiettivo di recuperare la sovranità sulle isole. Il governo ha contemporaneamente avviato procedimenti sanzionatori contro 45 persone e società accusate di partecipare ad attività di esplorazione e sfruttamento degli idrocarburi al largo dell’arcipelago. La stretta riguarda in particolare il progetto Sea Lion, nel bacino North Falkland, dove la israeliana Navitas Petroleum detiene il 65% e la britannica Rockhopper il restante 35%. L’obiettivo è iniziare la produzione nel 2028, ma non sono stati fatti i conti con l’asse Buenos Aires-Washington.

Le dimensioni spiegano la tensione. Sea Lion viene accreditato di circa 1,7 миллиардов баррелей нефти, una risorsa abbastanza grande da rendere le acque intorno alle isole un dossier energetico di prima grandezza. Il progetto vale circa 2,2 miliardi di dollari e prevede una prima fase con pozzi offshore e una nave di produzione e stoccaggio. A rendere la vicenda esplosiva ci si è messo Trump, che ha lasciato intendere una possibile revisione della tradizionale posizione degli Usa sulla disputa, storicamente improntata alla neutralità.

Londra ha risposto ribadendo che il proprio impegno sulle Falkland è “incrollabile”. Non ci sono oggi elementi chiari per sostenere che gli Stati Uniti vogliano direttamente mettere le mani sul petrolio delle Malvinas, ma il tycoon ha abituato la comunità internazionale a questo tipo di scenario, dalla Groenlandia al Venezuela. A maggior ragione si può ipotizzare un’operazione con un Paese alleato come l’Argentina.

Vaca Muerta, il vero jackpot: anche l’italiana Eni nella corsa a petrolio e Gnl

Il punto, però, è che per l’Argentina il petrolio delle Malvinas non è necessariamente il tesoro più importante. Il vero jackpot è già sulla terraferma, in Patagonia: Vaca Muerta. La formazione di shale nella provincia di Neuquén è ormai il motore della trasformazione energetica argentina. Nel 2025 la produzione di Vaca Muerta aveva raggiunto circa 600 mila barili di petrolio al giorno, contribuendo a trasformare il Paese da importatore netto a esportatore di energia. Secondo Reuters, il surplus commerciale energetico argentino potrebbe raggiungere nel 2026 tra 8,5 e 10 miliardi di dollari.

I numeri della produzione fotografano una crescita che ha ormai assunto dimensioni industriali. A febbraio l’Argentina ha prodotto circa 874 mila barili di petrolio al giorno, il 15,9% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La sola Neuquén srappresentava il 77,4% della produzione nazionale. La produzione nazionale di gas si attesta invece intorno a 139 milioni di metri cubi giornalieri. E il potenziale è ancora più grande: Vaca Muerta è considerata una delle maggiori risorse mondiali di shale oil e shale gas e, secondo le stime dell’industria, potrebbe sostenere una crescita della produzione per molti decenni.

L’obiettivo argentino è arrivare a un milione di barili di greggio al giorno di produzione nazionale nel 2026 e continuare a far crescere le esportazioni. Ma la prossima frontiera è il gas naturale liquefatto: Milei vuole trasformare Vaca Muerta in una piattaforma globale per l’export di Gnl, costruendo infrastrutture e capacità di liquefazione. Si stima che la formazione contenga circa 308 mila miliardi di piedi cubi, pari a oltre 8.700 miliardi di metri cubi di gas naturale tecnicamente recuperabile. L’obiettivo è raggiungere una capacità di esportazione stimata tra 25 e 30 milioni di tonnellate all’anno di Gnl nei prossimi anni.

Il progetto Argentina LNG, sviluppato da YPF con partner internazionali tra cui Eni e XRG, prevede investimenti potenziali per decine di miliardi di dollari. Nel 2026 è stata avviata anche la procedura per un investimento complessivo indicato in 51 miliardi di dollari. L’Argentina può diventare qualcosa di più di un grande produttore regionale: un nuovo fornitore energetico globale.

L’Italia parte in vantaggio: la missione di Confindustria in Argentina e Brasile

È significativo che proprio nei giorni in cui Milei rilanciava la partita delle Malvinas, a Buenos Aires sia arrivata la missione di Confindustria guidata dal presidente Emanuele Orsini. Oltre 90 imprese italiane hanno fatto parte della delegazione istituzionale prima in Argentina e poi anche in Brasile, con l’energia tra i settori prioritari insieme a alimentare, salute e dispositivi medici, macchinari e transizione energetica.

Orsini non ha usato giri di parole. Dopo l’incontro con Milei, il presidente di Confindustria ha spiegato che con il presidente argentino si è parlato di “interscambio di energia”, aggiungendo: “Sappiamo quanto abbiamo bisogno di comprare energia”. È una frase che fotografa bene la possibile complementarità. Da una parte c’è un’Argentina che ha bisogno di capitali, tecnologie, infrastrutture e mercati per trasformare Vaca Muerta in una macchina permanente di export. Dall’altra c’è un’Italia che deve ridurre il costo dell’energia per mantenere competitiva la propria industria e diversificare le proprie fonti di approvvigionamento. Il concetto è stato ribadito anche nella tappa brasiliana a San Paolo: “L’autonomia energetica è un tema urgente, da cui dipende la sovranità nazionale. Hormuz è sempre più un problema, dobbiamo comprare petrolio e gas in Sudamerica”.

L’opportunità, dunque, non consiste soltanto nell’acquistare gas argentino. La partita è costruire una filiera italiana dentro la rivoluzione energetica argentina: impianti, turbine, compressori, pipeline, infrastrutture portuali, tecnologie per il trattamento e la liquefazione, servizi ingegneristici e finanziari. Non a caso Confindustria è stata la prima organizzazione imprenditoriale europea a viaggiare in Sudamerica dopo l’entrata in vigore (provvisoria) del trattato commerciale Ue-Mercosur lo scorso 1° maggio. L’export italiano verso il Mercosur è stato a maggio pari a 745 milioni di euro, in crescita del 21,1% rispetto allo stesso mese del 2025 grazie alle nuove regole. Confindustria stima che le esportazioni verso il blocco Brasile-Argentina-Uruguay-Paraguay possano raddoppiare dai 7,5 miliardi del 2025 a oltre 14 miliardi.

Dal gas alla geopolitica: l’intreccio tra Buenos Aires, Washington e Roma

Il punto decisivo è quindi politico, prima ancora che industriale. Milei vuole fare dell’energia uno dei pilastri della nuova Argentina: più export, più dollari, meno dipendenza dalle importazioni e, soprattutto, maggiore peso internazionale. Vaca Muerta offre la materia prima per farlo: petrolio e Gnl, a cui aggiungere il petrolio offshore delle Malvinas che sposta la partita su una dimensione geopolitica. Per Washington, Buenos Aires può diventare un alleato energetico e minerario di primo piano nel continente americano. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, può diventare un nuovo tassello della diversificazione delle forniture.

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