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Piraccini (Orogel): “Investiamo 100 milioni sulla qualità”

FIRSTonline

Un collaudato slogan aziendale recita che “chi semina rispetto raccoglie meraviglia”. E così, tra un minestrone surgelato e l’altro, da oltre cinquant’anni Orogel continua a crescere. In termini dimensionali e di fatturato, senza perdere di vista le direttrici della sua politica: riduzione degli sprechi, tutela della salute e ricerca del benessere per i consumatori.

Il Gruppo cooperativo di Cesena, leader nazionale nella trasformazione di prodotti ortofrutticoli, dopo un brillante 2017 (+8% di fatturato aggregato, a oltre 685 milioni, di cui 230 realizzati solo con i surgelati) si prepara a chiudere un altro bilancio positivo. E Bruno Piraccini, presidente e amministratore delegato in sella dal 1978, racconta come quest’anno Orogel darà un ulteriore colpo di acceleratore per portare a termine il piano di investimenti triennale 2017-19. “Un piano da 100 milioni – spiega Piraccini – che interessa le nostre strutture di Pievesestina, quelle di Policoro, in Basilicata, e Ficarolo, in provincia di Rovigo, il segmento del fresco e il vivaismo, e che al momento è realizzato per il 40%. Ma sicuramente lo completeremo nei prossimi mesi”.

Il nuovo magazzino del quartier generale, alle porte della città romagnola, sarà pronto entro agosto. “Rappresenterà il compimento della terza area di espansione, con un altro tunnel per agevolare lo spostamento di uomini e merci”, assicura Piraccini. Che aggiunge: “In un quadro di incertezza generale e di quanto avviene sui mercati internazionali abbiamo deciso di continuare a investire sulla qualità di prodotti che facciano bene alla salute, curando la logistica e l’automazione”.

Un sistema di filiera corta, quello di Orogel, che conta circa 1.600 coltivatori impegnati in pieno campo con sistemi di produzione integrata e biologica, 1.858 dipendenti, 142mila tonnellate di frutta e verdure vendute, tre stabilimenti e otto strutture per la lavorazione dei prodotti freschi. Sul piano finanziario, il bilancio consolidato 2017-18 indica un patrimonio netto contabile di 170 milioni (+13%), un capitale immobilizzato di 127 milioni (+7%) e una posizione finanziaria netta in miglioramento, a quota 11 milioni.

I dati di vendita, aggiornati a novembre 2018, continuano a essere di segno “più”. “Dopo un 2017 favoloso – precisa il presidente – anche l’anno scorso per noi è stato molto positivo. Gli ultimi dati Iri relativi alle vendite nei super, ipermercati e discount ci danno in crescita dell’1,2% a volume e del 3% a valore. E questo a fronte di un calo generale dei consumi, rispettivamente, del 2,7% e del 2%”. Un trend di aumento che tra il 2016 e il 2018 per Orogel si è tradotto in un +9% in quantità e +13% in valore.

Piraccini sottolinea il peso delle quote di mercato della “sua” cooperativa. “Nel settore dei vegetali le vendite in Italia, tra marchio Orogel e private label, rappresentano il 24,9% del totale. E in tre segmenti – osserva dati alla mano – raggiungiamo percentuali bulgare: 45,8% con le zuppe, 78,2% con le passate, 60,1% con i carciofi”. Tutto questo in un mercato nazionale che, in buona parte attraverso la Grande distribuzione, assorbe il 95% della produzione. “All’estero, per ora, facciamo solo il 5%. Stiamo crescendo anche lì, però dobbiamo lavorare molto sui costi”.  

Intanto il Gruppo ha già pianificato gli investimenti per il periodo 2020-22. “Nell’area di Policoro – racconta il presidente – destineremo 16 milioni, a Cesena 15 milioni per potenziare i reparti di confezionamento, a Ficarolo andranno 10 milioni, altri 6 sono previsti per il vivaismo attraverso la società Vitroplant. Nel complesso, sono cifre comunque prudenti che possono solo aumentare”.

“Del resto – aggiunge Piraccini – in un mercato che continua a essere molto competitivo, per toglierci dalla bagarre e distinguerci abbiamo deciso di puntare sul concetto di ‘bellezza’. Vogliamo far capire ai consumatori che i nostri agricoltori sanno fare bene il loro mestiere, che i loro prodotti vengono raccolti massimo a 50-60 chilometri dai nostri stabilimenti; che in mezz’ora, tre quarti d’ora passano dal campo alla linea di lavorazione ed entro tre ore sono surgelati”. Come dire, la meraviglia continua.

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