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Picconero, il supertuscan dell’imprenditore italo-canadese col cuore nella vigna in Chianti

Firstonline

La bandiera canadese sventola all’ingresso della grande costruzione che ospita la cantina, insieme al tricolore e alla bandiera dell’Europa. Sullo sfondo un’antica tomba etrusca a camera, nascosta in una collina dove le viti crescono sotto il sole della Toscana e all’ingresso un immensa stele di pietra proveniente dallo scasso delle vigne che porta incisa una T, iniziale del nome del proprietario nella sua versione etrusca.

Due maestosi leoni di pietra accolgono appassionati ed esperti da tutto il mondo venuti a degustare a Castelnuovo Berardenga i vini di Pier Luigi Tolaini, l’uomo che ha lasciato la terra di Dante per cercare fortuna in Canada e quarant’anni più tardi ha realizzato il sognodi fare il vignaiolo. Nato nel 1936 ed emigrato dalla Garfagnana nel 1956, Tolaini è ritornato nel suo Paese dopo aver costruito un grande successo di imprenditore oltreoceano e alla fine di un
lungo girovagare, ha trovato nella zona del Chianti Classico il terreno giusto per dar vita nel 1998 alla sua nuova avventura.

A raccontare la storia e a guidare l’impresa oggi è la figlia Lia insieme agli stretti collaboratori Alberto Fusi, amministratore delegato e Luca Mittica, direttore commerciale, perche’ Pier Luigi Tolaini è scomparso lo scorso anno. Due appezzamenti – i poderi e San Giovanni – la consulenza del celebre enologo Luca D’Attoma e una squadra
sostenuta dalla passione e dall’entusiasmo di Pierluigi, come tutti familiarmente l’hanno sempre chiamato, sono gli ingredienti vincenti della nuova attività dell’imprenditore che nel Chiantishire ha realizzato il suo ‘american dream’.

Idee chiare e controcorrente su che cosa allevare – cioè classici francesi, i vitigni bordolesi e, utilizzo di barrique nuove – portano oggi nel calice vini come Picconero 2016, un super tuscan di grande effetto fatto di merlot al 65% e cabernet franc al 35. Un vino complesso, con tannini morbidi e rotondi, rosso rubino dai riflessi granati, aromi di frutta rossa e vaniglia, 10mila bottiglie che si fanno solo nelle grandi annate (65 euro la bottiglia in cantina).

Un grande vino con il profilo dei grandi Chateaux che nel tempo ha visto affiancarsi altri blend come Al Passo, fatto , quello 2017, un terzo di Sangiovese, un terzo di Cabernet Sauvignon e un terzo di Merlot (16 euro la bottiglia in cantina), Valsanti, cuvee, quello 2018, di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Sangiovese (24 euro la bottiglia in cantina), vini “a partecipazione” Sangiovese appunto, vitigno caro a Lia Tolaini grande sostenitrice del Chianti
Classico.

E dal terroir a storica vocazione Sangiovese arriva allora Montebello Sette, Chianti Classico gran selezione del 2016 (27 euro la bottiglia in cantina) e Vallenova, Chianti Classico 2019 (15 euro in cantina). La Tolaini produce, con sistemi all’avanguardia in quanto a tecnologie e rispetto per l’ambiente e per le persone che lavorano in vigna, circa 250mila bottiglie l’anno destinate al 95% all’export, 50% del quale va in Usa e il 45% nel resto del mondo con un 15% inCanada e 20% in Asia. Agli Usa arriva poi Legit, dedicato al grande pianista jazz Thelonius Monk, un cabernet Sauvignon in purezza, al top fra i 100 vini di Wine Spectator il 2016, molto amato inparticolare in Texas (50 euro la bottiglia 2013).

Nel 2022 è attesa una nuova etichetta: sarà PerLui, dedicata a Pierluigi Tolaini, Cabernet Franc in purezza che oggi matura nella cantina dove botti di rovere si alternano alle anfore toscane a custodire il tesoro creato dal protagonista di questa storia.
E’ suggestivo immaginare la sua figura che dall’alto della collina etrusca saluta gli ospiti con un
calice di Chianti Classico in mano…

Tolaini Winery
Sp9 di Pievasciata, 28 53019 Loc. Vallenuova,
Castelnuovo Berardenga (Siena)

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