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Migranti, Juncker: “Grazie a Italia per contributo alla Turchia”

Segnali distensivi sul fronte dell’accordo sui migranti. A mandarli è il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, che ha ringraziato gli Stati membri, che “hanno dato prova di solidarietà per il contributo al pacchetto di sostegno di 3 miliardi alla Turchia per gestire i flussi di immigrazione”. “Ringrazio soprattutto l’Italia”, ha detto lo stesso Juncker, intervenendo al Parlamento europeo, dove stamattina si sta discutendo delle strategie europee in vista del Vertice Ue di febbraio e di come scongiurare definitivamente Brexit.

Le parole di Juncker specificatamente rivolte all’Italia riflettono l’intenzione di uscire il più presto possibile dallo schema delle battute e delle controbattute tra Bruxelles e Roma. Juncker ha aggiunto che “i 3 miliardi a favore della Turchia devono essere messi a disposizione e tutti dobbiamo rispettare i nostri impegni: anche il governo italiano, nel frattempo, si è dichiarato disponibile e questo è un fatto positivo che riconosco”.

Da Dakar, in Senegal, il premier italiano Matteo Renzi ha da parte sua ribadito la volontà di affrontare concretamente il problema dell’immigrazione: “Serve una strategia per i prossimi anni e l’Italia farà tutti gli sforzi per salvare i popoli in mare. Siamo onorati di essere umani e il nuovo umanesimo vuol dire non permettere più alle persone di morire in mare”. Il premier, nel suo intervento all’università Ukad 2, conferma la linea dell’Italia aggiungendo che “al tempo stesso dobbiamo fare qualcosa insieme per dare ai giovani possibilità di lavoro” e ribadendo l’impegno dell’Italia per aumentare i fondi della cooperazione internazionale.

L’Italia, però, avrebbe chiesto che nel documento sul fondo Ue da tre miliardi per la gestione dei migranti in Turchia sia inserita la sua richiesta di scorporare dal calcolo del deficit nell’ambito del patto di stabilità e crescita anche “l’intero ammontare dei costi sostenuti dall’Italia dall’inizio della crisi della Libia”. Questa voce è stata smentita dal Ministero dell’Economia nella tarda serata di mercoledì: “Nella dichiarazione inserita a verbale della odierna riunione del Coreper non vi è alcuna richiesta aggiuntiva di flessibilità“. Nel comunicato il Mef ricorda che “l’Italia ha chiesto venga usato per la Libia lo stesso metro utilizzato per la Siria. Tale evento (la crisi libica, ndr) “ha infatti provocato un flusso eccezionale di migranti e le conseguenti attività di salvataggio, accoglienza e riconoscimento hanno generato spese che devono essere trattate nella contabilità nazionale in modo analogo alle spese eccezionali sostenute per la crisi siriana. Poiché le coste italiane sono sempre state interessate dallo sbarco di migranti provenienti dal Nord Africa, nel Documento programmatico di bilancio 2016 sono state individuate le soglie che possono essere considerate fisiologiche e quindi si è fornita evidenza dell’incremento di spesa dovuto alle circostanze eccezionali”. Da qui la richiesta dello 0,2% di flessibilità.

Su questo Juncker non è intervenuto, ma il presidente della Commissione Ue, rispondendo indirettamente al ministro italiano Pier Carlo Padoan che proprio oggi è tornato sull’argomento, ha però precisato di non essere intenzionato ad aggiungere ulteriori elementi di flessibilità nell’interpretazione del Patto di stabilità e crescita. “Gli strumenti attuali sono largamente sufficienti per permettere ai diversi paesi, anche quelli alle prese con le peggiori difficoltà, di poter proporre bilanci che corrispondono a tutte le regole ed esigenze”, ha detto il presidente Jean-Claude Juncker al Parlamento europeo.

(Testo aggiornato alle 13,04 del 4 febbraio 2016) 

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