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Maggioranza divisa sulla giustizia

La questione giustizia torna a dividere la politica e soprattutto la grande maggioranza che sostiene il governo Monti. Cosa è successo? Ieri alla Camera, nonostante il parere contrario del ministro della Giustizia Severino, è passato un emendamento leghista alla legge comunitaria (!) che introduce la responsabilità civile dei magistrati in caso di dolo e colpa grave. I voti a favore sono stati 264 i contrari 211. A favore hanno votato esplicitamente la Lega e il Pdl, ma è evidente, che grazie allo scrutinio segreto, anche parlamentari dell’Udc di Fli e del Pd, hanno dato voto favorevole.

Durissime le reazioni dell’Associazione nazionale magistrati che parla di “vendetta e intimidazione ai giudici, di norma anticostituzionale e di mostruosità giuridica”, lasciando intendere che a breve i magistrati potrebbero annunciare uno sciopero. Intanto Di Pietro per l’Italia dei valori, se la prende, oltre che con il centro-destra, con i 50 “traditori” che hanno consentito il blitz parlamentare. Il riferimento è ai franchi tiratori dei Fli, Udc e Pd. A sua volta il leader del Pd Bersani parla di “gesto di totale irresponsabilità”, denunciando “il riemergere di vecchie maggioranze”, quando si parla di giustizia o di Rai. Nei giorni scorsi infatti il Cda della Rai ha indicato i direttori di Tg1 e Tg regionali, sulla base di una risicatissima maggioranza dei consiglieri di nomina Pdl e Lega. Nega tutto il capogruppo del partito berlusconiano Fabrizio Cicchitto che parla di “voto libero dell’aula”, riferendosi ad una convergenza, che, come ha osservato anche Di Pietro, va oltre la Lega e il Pdl.

A questo punto il Governo ha auspicato una correzione dell’emendamento da parte del Senato e anche il leader del terzo polo Pierferdinando Casini pensa che la legge, a questo punto, sia da rivedere. Resta il fatto che quello della giustizia è un nervo scoperto della politica, che rischia, anche in prossime occasioni, di mettere a repentaglio la maggioranza che sostiene il Governo. Nei prossimi giorni potrebbe arrivare a conclusione (sia pure soltanto in primo grado per poi essere prescritto) il processo Mills e molti esponenti del Pdl hanno sin d’ora preannunciato che un’eventuale condanna di Silvio Berlusconi non  resterà senza conseguenze sul piano politico.

Insomma, nonostante lo spread ormai in deciso calo, e l’avvio del confronto con i sindacati e la Confindustria sul costo del lavoro, difficoltà per l’Esecutivo potrebbero derivare dal fronte interno della politica: la questione giustizia, per non parlare dei recentissimi scandali, legati ai rimborsi elettorali ai partiti, che come i radicali denunciano da tempo, e il caso Lusi ha riportato in primo piano, configurano un vero e proprio finanziamento pubblico in contraddizione con l’esito di una consultazione referendaria passata a grande maggioranza. Non a caso ieri Bersani e Casini hanno proposto di mettere subito mano ad una legge sui partiti, che a detta del leader del terzo polo potrebbe essere approvata in tempi brevissimi.

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Categories: Politica