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Le vie della Mostarda a Ottobre: Cremona lancia un viaggio culinario alla scoperta del prodotto tipico e del suo territorio

Festival della Mostarda

Si articolerà su tre direttrici geografiche l’edizione 2022 del Festival della Mostarda che si terrà a Cremona dal 15 ottobre al 30 novembre, con un programma di iniziative ed eventi volti a evidenziare i fortissimi legami tra prodotto e turismo per fare della mostarda una vera e propria destinazione turistica.

Il tema di questa edizione sarà infatti “Itinerari di Mostarda”, una celebrazione della mostarda e delle sue origini, un’occasione per conoscere il territorio e le sue tradizioni attraverso la cultura enogastronomica. Un viaggio culinario per informare, unire ed educare attraverso il parallelismo tra la nascita storica e l’attuale produzione, al fine di apportare un contributo scientifico, culturale, sociale e informativo, a vantaggio dello sviluppo del territorio e del livello di produzione artigianale di questo cibo.  Le tre direttrici: ‘Verso le terre dei Gonzaga’, ‘Verso le terre dei Visconti’ e ‘Verso le terre degli Sforza’, avranno come obiettivo la contestualizzazione degli attuali produttori in uno scenario che ricostruisca gli aspetti storici evidenziando quelle che sono le caratteristiche artistiche e paesaggistiche della provincia di Cremona coinvolgendo più comunità locali all’interno della provincia di Cremona. Il prodotto elemento di spicco nella cucina locale e simbolo a livello sia italiano sia internazionale, verrà raccontato da esperti del mondo culinario e proposto nelle più svariate combinazioni. Dalle ricette più tradizionali a quelle sperimentali.

Gustare la Mostarda sulle orme dei Gonzaga, dei Visconti e degli Sforza

Il Festival proporrà quindi un’ampia selezione di proposte sul territorio per degustare il prodotto nelle sue declinazioni più ricercate grazie alla partecipazione di realtà eno-gastronomiche, ristoranti e la collaborazione e la contaminazione con altre importanti manifestazioni enogastronomiche locali, come la Festa del Salame e la Festa del Torrone.

Il termine mostarda è spesso fonte di equivoci, in quanto talvolta utilizzato, per rimando al francese moutarde o all’inglese mustard, per definire il condimento più noto in italiano come senape. Nonostante l’etimologia italiana, probabilmente derivante dal termine latino mustum ardens (mosto “ardente” nel senso di “piccante”), si riferisca tanto alla presenza di mosto che di sostanze piccanti come la senape, nelle varie versioni di mostarde italiane spesso uno o l’altro ingrediente (o in alcuni casi addirittura entrambi) sono assenti.

La più famosa in Italia e nel mondo è  comunque la mostarda di Cremona, composta da una miscela di frutta candita e sciroppo con una percentuale di zucchero del 50-60%, con l’aggiunta di olio essenziale di senape. Usualmente si utilizzano ciliegie, pere, mele cotogne, mandarini, fichi, albicocche, pesche.

E’ certo che a partire dalla fine del Cinquecento in quel di Cremona  cominciò a consolidarsi un prodotto tipicizzato, le cui tecniche di produzione, pur con modifiche e affinamenti, la collegano a quella odierna ufficialmente compresa dalla Regione Lombardia fra le specialità agroalimentari cremonesi.

Fin dal ‘500 la città offriva in dono la Mostarda a autorità spagnole e al Senato di Milano

E nel Cinquecento appunto la mostarda è tra le specialità gastronomiche che venivano periodicamente donate dai rappresentanti cittadini alle autorità spagnole e al Senato di Milano in occasione delle festività natalizie, in questo modo si favorivano le relazioni diplomatiche e insieme si facevano conoscere ed apprezzare i prodotti locali.

Per la cronaca, l’uso del mosto cotto al fine di conservare la frutta esisteva già presso i Romani, usato in sostituzione o in combinazione con il miele. Non è invece attestato l’uso della senape a questo fine, sebbene l’ingrediente fosse usato dai Romani. La nascita della mostarda “senapata” (mustum ardens) sembrerebbe pertanto risalire al Medioevo o al Rinascimento, probabilmente opera degli speziali dell’epoca nell’area lombarda. Accanto alla “nuova” versione speziata, sarebbe poi continuata quella dolce, senza senape.

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