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La Juve espugna Brescia ma l’Inter rivuole il primato contro la Lazio

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La Juve mette la freccia. Il faticoso 2-1 sul Brescia, infatti, vale il primato in classifica in solitaria, seppur in attesa della sfida tra Inter e Lazio (ore 21), che potrebbe ribaltare nuovamente le gerarchie. Intanto però i bianconeri hanno fatto il loro e questo vale molto, tanto più che la serata del Rigamonti è stata tutt’altro che agevole. Le rondinelle di Corini hanno dato filo da torcere a Sarri, costretto a rincorrere proprio come contro il Verona, concludendo poi la rimonta con lo stesso risultato di sabato. Una costante che mal si concilia con il recente passato, quando segnare alla Juve era maledettamente più difficile di oggi ma che, almeno per il momento, non sta impedendo di mettere un po’ di fieno in cascina, in attesa, ovviamente, di tempi migliori.

Che i bianconeri siano ancora lontani dal top della forma lo si capisce da tante cose, a cominciare dai cali di concentrazione: come definire, altrimenti, l’errore della retroguardia (Szczesny su tutti, ma anche Alex Sandro) che, dopo appena 4’, ha portato al gol di Donnarumma? Neanche il tempo di riscaldarsi ed è già 1-0 Brescia, con la Signora obbligata a spingere sull’acceleratore proprio nell’unica notte in cui manca Ronaldo.

A complicare ulteriormente le cose ecco l’infortunio di Danilo al 19’, ennesimo guaio muscolare che va ad aggiungersi a quelli di De Sciglio e Douglas Costa, una spia bella grossa su una preparazione atletica evidentemente da rivedere. Sembra una serata davvero storta, invece la Juve, a modo suo, ne viene fuori minuto dopo minuto. Il là davanti Ramsey-Higuain-Dybala si cerca e si trova, anche perché l’argentino, guarda caso nella sera in cui manca CR7, ritrova ispirazione e giocate, mancando il gol solo per questione di centimetri.

Al tiro al bersaglio partecipano anche Rabiot e Khedira, mentre dall’altra parte ci prova Balotelli con una punizione che costringe Szczesny al riscatto. Il pareggio però arriva nell’occasione più sporca, vale a dire un corner deviato sfortunatamente nella sua porta da Chancellor (40’). La beffa è grossa e il Brescia la accusa anche a inizio ripresa, quando la Juve prende campo e pallino del gioco. Rabiot sfiora di nuovo il gol, poi al 63’ ecco la giocata decisiva di Pjanic, bravissimo a coordinarsi con il destro e a battere l’incolpevole Joronen.

A quel punto la squadra di Corini torna a farsi viva dalle parti di Szczesny, creando qualche occasione pericolosa e, allo stesso tempo, concedendo spazi che i bianconeri non riescono a sfruttare. Al fischio finale di Pasqua Sarri esulta nervosamente: ha vinto, d’accordo, ma forse nemmeno lui pensava di doversela sudare così tanto. “Non era semplice in una partita dove vai sotto dopo 4 minuti, contro una squadra viva, in un ambiente pieno di entusiasmo – il commento del tecnico bianconero. – Ho visto buona personalità e buon palleggio, però bisogna ancora fare dei passi in avanti sulla fase difensiva, anche qui abbiamo preso un gol che si poteva evitare”.

La palla passa ora all’Inter, che questa sera se la vedrà contro la Lazio in quello che, senza dubbio alcuno, si può considerare come il big match della quinta giornata. Partita delicata a San Siro, tra due squadre in salute e reduci da due belle vittorie, seppur in contesti molto diversi. È innegabile infatti che il successo dei nerazzurri nel derby abbia lasciato un entusiasmo senza paragoni, tanto che ora sono in tanti a parlare addirittura di scudetto. Il discorso, ovviamente, vale soprattutto per i tifosi, perché Conte, in perfetta sintonia con il suo personaggio, certe cose non vuole nemmeno sentirle.

“Dobbiamo pensare gara dopo gara, l’oggi è certo, il domani no – ha glissato il tecnico nerazzurro. – Concentriamoci sulla Lazio che l’anno scorso ha anche vinto la Coppa Italia… Dagli elogi stiamo lontano, altrimenti non abbiamo capito nulla. Dobbiamo resettare tutto in fretta, siamo solo alla quinta giornata. Vedo troppi proclami dopo sole quattro partite ma ho l’esperienza giusta per capire che è tutto creato ad arte per darci presto una bella “saccagnata”. Il Napoli viene nominato poco, ma è una squadra molto forte, la Juve anche di più. Poi consideriamo le altre squadre, tra le quali anche l’Inter…”.

Tensione sempre alta, proprio come in casa Lazio, dove il match di San Siro è visto un po’ come un esame di laurea. Il successo contro il Parma, infatti, non basta a cancellare il rendimento altalenante delle prime giornate, nelle quali si sono viste buone cose ma anche errori da non ripetere. Perfino nel 2-0 di domenica c’è stato spazio per il litigio tra Inzaghi e Immobile, a dimostrazione di un ambiente imprevedibile, proprio come la squadra.

“Si era già scusato dopo la partita e lo ha rifatto lunedì davanti a compagni e società, non c’è nessun caso – ha glissato il tecnico biancoceleste. – Ora dobbiamo pensare solo alla partita con l’Inter, affronteremo una squadra molto forte e un ambiente carico. Purtroppo ci siamo allenati poco ma abbiamo studiato l’avversario, l’importante sarà essere umili e con i piedi per terra”. Parola al campo insomma, per una partita che promette scintille.

Conte dovrebbe confermare il 3-4-2-1 del derby, al netto di qualche inevitabile concessione al turnover, dunque Handanovic in porta, Godin, De Vrij e Skriniar in difesa, Candreva, Vecino, Brozovic e Biraghi a centrocampo, Sensi e Politano sulla trequarti alle spalle dell’unica punta Lukaku.

Consueto 3-5-2 anche per la Lazio, che risponderà con Strakosha tra i pali, Luiz Felipe, Acerbi e Bastos nel reparto arretrato, Lazzari, Milinkovic-Savic, Lucas Leiva, Luis Alberto e Lulic in mediana, Immobile e Caicedo in attacco.

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