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Intesa Sanpaolo a un passo dalle banche venete

È caduta un’altra barriera storica per la finanza cinese: a partire dall’anno prossimo le azioni di categoria A trattate a Shanghai e Shenzhen entreranno a far parte (dopo tre rifiuti in passato) degli indici Msci Emerging Market di Morgan Stanley. In questo modo i fondi (con un patrimonio complessivo di 1.600 miliardi) che hanno per riferimento gli indici dovranno nei prossimi mesi fare grossi acquisti sia sulle Borse cinesi (al secondo posto nel mondo per dimensioni, per un valore di 7,500 miliardi di dollari) che sul mercato obbligazionario (terzo posto). Secondo Reuters il flusso di capitali sarà attorno ai 17-18 miliardi di dollari.

NO DI MSCI ALL’ARGENTINA, SÌ ALL’ARABIA SAUDITA

Non è andata altrettanto bene all’Argentina: Msci ha negato lo status di mercato emergente a Buenos Aires, che comunque si consola con il collocamento dell’emissione a 100 anni in dollari. Tra le potenze petrolifere promossa l’Arabia Saudita, ma non la Nigeria. La minor percezione del rischio è confermata dal successo delle obbligazioni (3 miliardi di dollari) ai tassi più bassi di sempre (5,25% il tasso sul trentennale in euro) emesse dalla Russia per compensare il calo delle entrate petrolifere di Mosca, provocate dalla frenata del petrolio.

EQUITA: L’EFFETTO PIR STA PER RALLENTARE

I mercati, insomma, per ora non prezzano il trend al rialzo dei tassi Usa, pur confermato dalle parole dei governatori della Fed di questi giorni. Ma un invito alla prudenza è arrivato ieri, a proposito del mercato italiano, da parte di Equita. Il broker ha ridotto del 10% il peso dell’azionario nel proprio portafoglio mid-small, aumentando parallelamente la liquidità: secondo il broker la raccolta dei piani individuali di risparmio (Pir) è infatti destinata fisiologicamente a rallentare nei mesi estivi e i multipli delle piccole e medie imprese in media hanno raggiunto un premio dell’8% rispetto ai concorrenti.

“Il nostro timore – si legge – è che in assenza degli acquisiti alimentati dalla raccolta dei Pir possano prendere il sopravvento le prese di profitto legate a valutazioni su livelli storicamente elevati e all’approssimarsi delle elezioni politiche in Italia (marzo-aprile 2018)”, spiega il broker nel daily odierno. La cautela di Equita non si limita alle Pmi, ma interessa il mercato nel suo complesso: “La tesi di chi prevede un rafforzamento della crescita globale nei prossimi trimestri è secondo noi contraddetta dall’appiattimento della curva dei tassi e dalla discesa del prezzo del petrolio”, sostiene ancora Equita, collegando il rallentamento del greggio a un problema di domanda. Un invito alla prudenza.

IL PETROLIO DICE ALT AL TORO IN ASIA E A WALL STREET

Positivi ma non troppo i listini cinesi dopo il via libera di Msci: Shanghai +0,1%. Il calo dei titoli energetici è alla base della debolezza di Tokyo (-0,2%) e dei mercati dell’area Asia-Pacific. La piazza peggiore è Sidney (-1,1%). Hong Kong perde lo 0,5%, Taiwan +0,4%. Seoul perde lo 0,5%, Mumbai -0,2%.

Il petrolio ha frenato anche Wall Street: l’indice Dow Jones scende dello 0,29%, S&P 500 -0,67%. Peggio il Nasdaq (-0,82%).

Quotazioni in rialzo sul mercato obbligazionario: il Treasury decennale è scambiato a un rendimento del 2,16% (ieri 2,19%). 

Una buona notizia per Donald Trump: la repubblicana Karen Handel ha vinto le elezioni supplettive in Georgia, il primo test elettorale dell’anno.

A condizionare il mercato sono però i segnali inviati dalla Fed: ieri Eric Rosngren della Fed di Boston ha detto che i tassi bassi rappresentano un rischio per la stabilità finanziaria. Robert Kaplan della Fed di Dallas ha minimizzato i rischi dell’inflazione bassa: il fenomeno, ha detto, è spiegato dalla tecnologia.

Chiude in rosso il settore tech (-0,8%), spinto al ribasso da Apple e Microsoft. Dopo aver superato i 1.000 dollari Amazon ha chiuso a -0,26%, a 992,56 dollari. Da segnalare il balzo di Tesla (+2,44%, a 372,24 dollari). La società delle auto elettriche alto di gamma è vicina ad un accordo per costruire il primo stabilimento in Cina. 

LIBIA, SHALE OIL E SCORTE: OIL AI MINIMI DA NOVEMBRE

Anche i guru sbagliano. E pagano. Il fondo di Pierre Andurand, il mitico gestore hedge che amministra da Londra gli investimenti petroliferi le grandi famiglie del Golfo, ha accusato da inizio aprile una perdita del 17%. Il finanziere, in vista del rinnovo dell’accordo sul tetto alle estrazioni dei grandi produttori, aveva puntato sul rialzo del greggio. Al contrario, l’oro nero è in caduta libera: -2,37% ieri il Brent a45,81 dollari, Wti a 43,23 (-2,69%), ai minimi da inizio novembre. Diverse le cause della caduta:

1) La produzione della Libia, che è dispensata dal rispetto delle quote Opec, è ai massimi da quattro anni dopo aver risolto, con successo, il contenzioso con la tedesca Wintershall, cosa che ha permesso di far ripartire la produzione di due campi già sequestrato: ora la produzione può risalire a 900.000 barili al giorno.

2) Le scorte americane continuano a crescere nonostante l’aumento dei consumi estivi. Stessa tendenza per il greggio stivato sulle navi: secondo Kepler sui tankers ci sono 111,9 milioni di barili, il massimo del 2017.

3) Infine, la produzione di shale oil Usa: sono in attività 893 pozzi, il livello più alto dal maggio 2015, da cui si estraggono 9,33 milioni di barili al giorno.

Nel corso della notte è arrivata la notizia di un ricambio al vertice della struttura di potere dell’Arabia Saudita. Re Salman ha nominato suo erede il figlio Mohammed bin Salman, 31 anni, che ha già le deleghe sul petrolio e sulla politica estera.

Deboli i petroliferi e le società collegate al settore. A Wall Street Exxon arretra dello 0,4%, Chevron -0,91%. General Electric -2,33%, Halliburton -1,3%, Schlumberger -1,98%.

L’indice Stoxx europeo del settore Oil ha chiuso in calo del 2,1%. Giornata pesante per i titoli oil anche in Piazza Affari: Eni -2%, Saipem -1,9%, Tenaris-3,2%. 

BORSE GIÙ ANCHE IN EUROPA. SCENDE LO SPREAD

Anche in Europa ha pesato sui listini il ribasso del greggio. La Borsa peggiore è stata Piazza Affari: l’indice Ftse Mib ha chiuso a -0,97%. Madrid -0,84%, Parigi ha limitato le perdite a -0,32% e Francoforte ha perso lo 0,58%. Londra arretra dello 0,68%, con il colosso bancario Barclays (-1,91%) e quattro suoi ex dirigenti incriminati per concorso in frode e assistenza finanziaria illegale per i fondi ricevuti dalla Qatar Holding che nel 2008 hanno permesso alla banca di superare la crisi finanziaria senza chiedere il salvataggio pubblico. La sterlina s’indebolisce verso le principali monete. 

In territorio positivo il secondario italiano, insieme al resto dei periferici europei, in una seduta dominata dalla scarsità dei volumi. Aggiornano i minimi da metà gennaio sia il rendimento del decennale a 1,915% sia il premio tra il tasso italiano e tedesco a 165,3 punti base e 1,915% ai minimi dal 17 gennaio.

CANNATA: GLI STRANIERI TORNANO SUI BTP

Il ministero dell’Economia italiano vede un ritorno d’interesse sui titoli di Stato italiani da parte degli investitori retail, mano a mano che prosegue il processo di normalizzazione dei tassi. Lo ha detto Maria Cannata, responsabile per la gestione del debito pubblico, intervenuta ieri a un convegno londinese. La strategia del Tesoro, ha spiegato, prevede di studiare potenziali opportunità sul mercato delle emissioni obbligazionarie sostenibili – i cosiddetti green bond – anche se ancora non ha piani precisi. Il clima di incertezza politico, ha concluso Cannata, non ha avuto ricadute negative sul mercato italiano.

JP Morgan AM, che ha attualmente un’esposizione neutrale al debito italiano, è pronta ad aumentare il peso dei Btp se si allargano i differenziali di rendimento. Lo ha detto a Reuters Nick Gartside, International Chief Investment Officer per il reddito fisso di JP Morgan AM. “Da un punto di vista economico – ha detto – l’Italia appare in buona forma: un modesto deficit di bilancio, avanzo delle partite correnti e crescita in ripresa”.

BANCHE VENETE, OGGI LE OFFERTE A ROTHSCHILD 

A Milano pesano i bancari, che peggiorano rispetto a metà seduta con il paniere di settore che chiude in ribasso dello 0,8%. Oggi scadono i termini per presentare le offerte all’advisor Rothschild per le banche venete. Si va verso la cessione dei due istituti con liquidazione ordinata e spin-off di non performing loans per 10 miliardi. All’operazione saranno desinati i 5 miliardi già destinati alla ricapitalizzazione precauzionali. In pole position per l’acquisto di Popolare Vicenza e Veneto Banca c’è Intesa San Paolo (-0,39%).

La soluzione della liquidazione con procedura ordinata è contemplata dall’articolo 46 della direttiva Brrd. La commissaria all’antitrust europeo Margrethe Vestager ha confermato ieri che “nelle regole e c’è una certa flessibilità”. Unicredit (-0,8%) si è detta disponibile solo a partecipare a una soluzione di sistema per il salvataggio. Tra gli altri titoli, Ubi -0,5%, Banco Bpm -0,5%, Mediobanca -1,9%. Soffre Banca Carige (-3,52%) alla vigilia del Cda su governance e capitale. Si fa strada l’ipotesi di una richiesta di proroga alla Bce per presentare il piano di rilancio dell’istituto (su governance, ricapitalizzazione e crediti deteriorati), anche se sembra ormai inevitabile che la manovra finanziaria lieviti ad almeno 600 milioni. Il Cda oggi coopterà Paolo Fiorentino.

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Negative anche le assicurazioni: Unipol -0,5%, Cattolica -2,3%. A fronte dei recenti provvedimenti della magistratura di Venezia, la sospensione cautelare con efficacia immediata di Giuseppe Milone. Generali -1,1%: Francesco Gaetano Caltagirone ha ceduto 1,5 milioni di azioni (circa l’1% del capitale) a seguito dell’esercizio di diritti di opzione call a scadenza.

LUSSO IN FERMENTO IN SCIA A KERING

Grande animazione attorno al settore lusso. Ferragamo avanza dell’1,7%, Moncler +2%, Yoox +1,4%. A catalizzare l’attenzione sul comparto è sia un report di Ubs, in cui si sottolinea che i dati di Global Blue evidenziano per il mese di maggio un +17% delle spese in beni di lusso dei turisti, con l’Europa che ha fatto meglio dell’Asia, sia uno di Berenberg in cui gli analisti si dichiarano più fiduciosi dopo un recente viaggio in Cina. Ma l e indicazioni più positive sono arrivate dall’investor day di Kering+2%, uno dei colossi del lusso francese (Gucci e Bottega Veneta tra le controllate). La società leader del comparto lusso si aspetta un mercato in crescita con ampie possibilità di aumentare il numero di negozi e i margini.

TAMAGNINI IN STM, IL SOLE VENDE LA FORMAZIONE

Ripiega rispetto alla vigilia Stm (-2,58%) nel giorno della nomina di Nicolas Dufourcq a presidente e di Maurizio Tamagnini a vice presidente del consiglio di sorveglianza. Cadono Leonardo (-3,3%), Brembo (-1,7%) e Buzzi (-1,6%). Fiat Chrysler +0,5%.

Chiusura negativa per Enel (-0,8%). Secondo Merger Market la compagnia spagnola Renovalia ha ricevuto il primo round di offerte da parte di Endesa, controllata dal gruppo italiano. Terna -0,4%, Snam -1,2%.

Telecom Italia termina in ribasso dello 0,7%: Banca Imi ha confermato la propria visione positiva (buy, Target price 1,08 euro).

Resta tonico Il Sole 24 Ore (+6,47%) dopo che è stata accettata l’offerta vincolante del fondo Palamon Capital Partners per una quota dell’area Formazione ed Eventi valorizzata nel suo insieme 80 milioni (enterprise value).

Categories: Finanza e Mercati