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Il Day-after di Marino: “Non è vero che ho detto: ora faccio i nomi” Corsa alla successione

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 “Sto molto bene, vado a celebrare un matrimonio”. Il giorno dopo le dimissioni, il sindaco di Roma Ignazio Marino non cede allo sconforto e si presenta in Campidoglio per un matrimonio nella sala rossa. Entra da una porta secondaria, la cosiddetta ‘Porta delle Lance’ eludendo così i numerosi giornalisti e fotografi che attendevano il suo arrivo. Ma poi si concede e celebra le nozze di Jamie e Matteo ai quali ha letto una poesia di Pablo Neruda.

La giornata politica è all’inizio e ora si apre la partita della successione. Nel toto-nomi entrano Alfio Marchini che sarebbe ben visto sia nel centrodestra che nel centrosinistra, e Giorgia Meloni candidata da Salvini (Lega) ma anche dei big come Raffaele Cantone, attuale presidente dell’Autorità anticorruzione e Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali. Fra i possibili papabili ci sarebbero anche il presidente del Coni Giovanni Malagò e Roberto Giachetti, vice presidente della Camera.

Intanto lui, Marino, preannuncia querele: “Leggo su alcuni quotidiani frasi che mi vengono attribuite. Le smentisco. Non ho mai detto ‘ora farò i nomi’: tutto ciò è falso e sono costretto ancora una volta a procedere con le querele oltre alle richieste di danni in sede civile”, afferma l’ex sindaco in una nota diffusa in mattinata. 

“Si tratta di falsità che non ho mai pronunciato. Vedo che si parla di mie telefonate con Matteo Orfini – prosegue ancora – che nella giornata di ieri non sono mai avvenute, vedo mie frasi su inesistenti mail di Walter Veltroni pubblicate su La Repubblica, frasi uscite sul Corriere della Sera in cui mi si attribuisce che “ora farò i nomi”. Tutto ciò è falso”.

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