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Loi électorale : le Sénat approuve le projet de loi malgré les protestations de l’opposition, le texte retourne à la Chambre des députés.

La riforma è stata approvata con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti. Poco prima del voto le opposizioni hanno esposto cartelli con su scritto “No alla legge truffa”

Loi électorale : le Sénat approuve le projet de loi malgré les protestations de l’opposition, le texte retourne à la Chambre des députés.

Con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti, il Senato ha approvato la riforma della legge elettorale tra le forti proteste delle opposizioni che poco prima del voto hanno esposto cartelli con su scritto  “No alla legge truffa”.

Il testo, arrivato dalla Camera, è stato modificato da Palazzo Madama e torna, dunque, in terza lettura a Montecitorio, dove dovrebbe verosimilmente ricevere l’ok definitivo entro la fine di settembre. 

Cosa prevede la legge elettorale, in breve

Lo Stabilicum, come è stata ribattezzata la riforma, è un proporzionale puro con un premio di maggioranza. La coalizione che supera il 42% dei consensi ottiene 35 senatori e 70 deputati in più. Il provvedimento stabilisce inoltre un parziale ritorno delle preferenze, pur con la permanenza dei capilista bloccati.

Per quanto riguarda le modifiche, sale da 1.500 a 6mila il numero minimo di firme per collegio che chi non è in Parlamento deve raccogliere per correre alle elezioni. Resta invece esentato, come previsto nella legge attuale, chi ha due gruppi in Parlamento, così come, in base a una modifica introdotta alla Camera e confermata in Senato, ha almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025, come, ad esempio Italia viva e Azione. Per chi, come +Europa o FnV ha una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento, il numero delle firme da raccogliere resta come quello attuale tra 1.500 e 2mila a collegio (112.500 in totale se si vuole correre ovunque). Esentati dalla raccolta delle firme da raccogliere per la circoscrizione Estero (tra 500 e mille di residenti nella relativa ripartizione come previsto dall’attuale legge) i partiti o i gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare, anche in una sola delle due Camere, al momento della convocazione dei comizi o che nell’ultima elezione hanno presentato candidature con proprio contrassegno e hanno ottenuto almeno un seggio in una delle due Camere. Il Senato ha invece bocciato un emendamento delle opposizioni che proponeva la raccolta delle firme in modalità digitale, mentre il testo stabilisce che in caso di vote anticipé il numero delle firme da raccogliere scenda alla metà. 

Le proteste delle opposizioni

“Avete previsto che il 42% possa far scattare un premio fino a 70 deputati e 35 senatori, ma che idea di democrazia è? Prendete quasi tutto e sperate di eleggervi da soli il presidente della Repubblica, ma che idea è di democrazia la vostra? Forse che si arriva al Colle, si nominano i 5 giudici della Corte costituzionale perché questa formazione così straordinariamente voluta dai Costituenti non vi è mai piaciuta, così come la Costituzione che non riuscite a sentire vostra infatti fate fatica a definirvi antifascisti”, ha detto il capogruppo del Pd, Francesco Boccia, intervenendo in aula sulla legge elettorale.

Molto critico anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi: “Voi decidete di cambiare la legge elettorale nel settembre 2026 per avere più stabilità nei governi e nello stesso mese ci fate una capa tanto per festeggiare il governo più longevo della storia italiana. Allora delle due l’una: o la stabilità nasce dalla legge elettorale o quella che c’è va benissimo. Quella che voi cambiate è l’unica che ha consentito la stabilità. Voi non la cambiate per la stabilità ma perché siete convinti che al prossimo giro rischiate seriamente di perdere. Voi l’altra volta non avete vinto per il Rosatellum ma perché la sinistra non si è unita”. Riferendosi al centrosinistra, Renzi ha aggiunto: “Chi si incarica di rompere questa unità per ragioni ideologiche o personali passerà alla storia come chi darà altri 5 anni a Meloni, Vannacci e compagnia”. Quindi ha annunciato il voto negativo alla riforma.

Vota no alla riforma elettorale anche da parte di Azione. Perché “questa legge mira a perpetuare uno scontro continuo e costante che in questo paese bisognerebbe chiudere mandando in soffitta il bipolarismo”, ha affermato il leader del partito, Carlo Calenda  parlando in aula al Senato durante le dichiarazioni di voto finale alla legge elettorale. “Sappiamo che questo sistema produce sempre nuovi populismi, estremismi, sempre nuovo rumore e nuova propaganda. Lo sappiamo perché lo abbiamo visto in questi giorni – ha proseguito – Adesso ha generato il generale Vannacci, chi sarà il prossimo? Tornerà Grillo? Poi avremo altri influencer? Pensate davvero che non accadrà questo? A ogni tornata elettorale la coalizione che non saprà rispondere alle promesse della campagna elettorale, genererà una domanda ancora più estrema. Questa è una dinamica a cui bisognerebbe porre rimedio. Il premio di maggioranza lo si poteva dare al 50% più uno, con un sistema proporzionale e programmi di governo vincolanti per le coalizioni”.

I commenti della maggioranza

“Senza parteggiare propongo una riflessione. C’è qualcuno che non può arrivare al 42%? No. C’è qualcuno che è sicuro di arrivarci? No. Allora è una legge equa”, ha affermato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, parlando con i giornalisti a fine seduta. 

“Non vedo nessuno scoglio, per cui sono ottimista che passerà alla Camera”, ha affermato il ministro per le Riforme istituzionali, Elisabetta Casellati, conversando con i giornalisti dopo l’approvazione in Senato della legge elettorale. E sulla possibilità che il governo ponga la questione di fiducia ha aggiunto: “Facciamo un passo alla volta: adesso la legge elettorale è stata approvata qui” al Senato “e poi c’è l’altro passaggio alla Camera”. 

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