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Il Cile intercetta i capitali in fuga dagli Usa e fa il pieno di investimenti esteri: il “fattore Kast” entra nei bond

Il presidente cileno, in carica da marzo, è turboliberlista e si ispira a Trump. Le sue politiche di austerity e apertura ai mercati stanno convincendo il mondo finanziario e il Cile diventa una opzione per chi vuole riallocare i propri capitali

Il Cile intercetta i capitali in fuga dagli Usa e fa il pieno di investimenti esteri: il “fattore Kast” entra nei bond

Il Cile, governato dallo scorso marzo dal turboliberista “trumpiano” José Antonio Kast, sta diventando uno dei principali beneficiari della rotazione internazionale dei portafogli fuori dagli Stati Uniti. Le posizioni degli investitori non residenti nei titoli sovrani cileni denominati in pesos sono aumentate di 700 milioni di dollari in agosto, raggiungendo il record di 21,04 miliardi di dollari.

Dall’inizio dell’anno l’incremento è stato del 42%, un ritmo superiore a quello registrato negli altri principali mercati latinoamericani. Ma dietro il fenomeno “Sell America” c’è anche una storia politica. Il ritorno del capitale straniero coincide infatti con l’arrivo alla Moneda di José Antonio Kast e con un cambio di impostazione sulla politica economica.

La scommessa del mercato su Kast

Gli investitori hanno iniziato a guardare nuovamente al Cile già quando Kast ha cominciato a guadagnare terreno nei sondaggi nel 2025. L’interesse è poi aumentato dopo la sua vittoria elettorale di dicembre. A luglio Bloomberg rilevava che le partecipazioni estere nei bond sovrani in pesos erano salite di 2,93 miliardi di dollari in un solo mese, a 20,2 miliardi, con una crescita del 36% dall’inizio dell’anno. Tra i fattori citati dagli operatori figuravano proprio il ritorno di un governo più favorevole al mercato e le aspettative di consolidamento fiscale.

Il punto centrale è la promessa di ridurre il disavanzo attraverso un contenimento della spesa pubblica. In campagna elettorale e nelle prime mosse di governo, Kast ha indicato un taglio della spesa di 6 miliardi di dollari nei primi 18 mesi, un aggiustamento di dimensioni rilevanti per il Paese. Per gli investitori obbligazionari, una minore necessità di finanziamento del Tesoro può tradursi in una minore offerta di titoli e, a parità di domanda, in rendimenti più bassi e prezzi più elevati.

Dalla promessa alla riforma dei mercati

Il governo non si è limitato alla politica fiscale. A settembre Kast ha presentato una riforma del mercato dei capitali con oltre 30 misure, pensata per ampliare le fonti di finanziamento delle imprese e modernizzare il mercato finanziario cileno, un po’ come fatto dal collega argentino Javier Milei con il Rigi, il Régimen de Incentivo para Grandes Inversiones, cioè il regime di incentivi per i grandi investimenti infrastrutturali e industriali. Tra gli interventi in Cile figura anche il Fondo nazionale per la casa, ma il progetto punta più in generale a rafforzare l’accesso al credito e la profondità del mercato.

Un altro tassello riguarda la liquidità del mercato obbligazionario. Il governo sta lavorando a un sistema di market maker e a nuove possibilità di operazioni repo (cioè repurchase agreement, operazioni di finanziamento a breve termine garantite da titoli) per i fondi pensione locali, con l’obiettivo di aumentare gli scambi e ridurre gli spread tra prezzi di acquisto e vendita. Sono misure tecniche, ma rilevanti per gli investitori esteri: un mercato più liquido riduce infatti uno dei costi impliciti dell’ingresso e dell’uscita dalle posizioni.

Il governo rivendica il record dei bond

Al Chile Day di Madrid, il ministro dell’Economia e delle Miniere Daniel Mas ha presentato il Cile come una destinazione nuovamente competitiva per gli investimenti esteri, citando i progressi sul fronte fiscale, la semplificazione regolamentare e la promozione degli investimenti. Per il periodo 2026-2029 il governo stima investimenti per 95,1 miliardi di dollari, il 74% dei quali riconducibile a capitale straniero. È quindi corretto parlare di un “effetto Kast” percepito dai mercati.

Il fattore rame completa il quadro

La politica non è però l’unica spiegazione. Il Cile beneficia anche del rialzo dei prezzi del rame, una variabile cruciale per i conti pubblici, il peso e la bilancia commerciale del Paese. Maggiori entrate legate al settore minerario, combinate con una riduzione della spesa, potrebbero diminuire il fabbisogno di finanziamento dello Stato. È una delle ragioni per cui gli operatori vedono spazio per una riduzione dei costi di finanziamento.

Il risultato è una combinazione che il mercato sta guardando con attenzione: meno concentrazione sugli asset americani, materie prime favorevoli e una politica economica cilena orientata al consolidamento fiscale e alla liberalizzazione dei mercati.

Un trend che non è ancora strutturale

Il record dei bond in mano agli stranieri non significa tuttavia che il capitale globale abbia definitivamente scelto Santiago come alternativa. I flussi restano sensibili al dollaro, alle decisioni della Federal Reserve, al prezzo del rame e alla capacità del governo di trasformare le promesse fiscali in risultati concreti. Per il momento, però, il segnale è netto. Il capitale internazionale sta tornando sul debito cileno proprio mentre il nuovo governo cerca di riposizionare il Paese come mercato favorevole agli investimenti.

La scommessa degli investitori, più che su Kast in quanto persona, sembra quindi essere sulla combinazione fra disciplina fiscale, riforme di mercato e fondamentali del Cile. Ed è questa combinazione che sta portando il debito in pesos a un nuovo record di interesse internazionale.

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