È stato presentato nei giorni scorsi il XXV Rapporto dell’Inps alla presenza della ministra Elvira Calderone che ha tratto le conclusioni dopo la relazione illustrativa del presidente dell’Istituto Gabriele Fava. Il Rapporto annuale dell’Inps è una sorta di check up della società e dell’economia italiana nel contesto internazionale e l’ente è un Grande Fratello amico che entra in tutte le case degli italiani e degli stranieri residenti e in tutti i posti di lavoro, fornendo quella visione di insieme che dovrebbe indirizzare le politiche di protezione sociale.
Come ha affermato il presidente nella relazione: “L’Inps non si sostituisce alle politiche del lavoro, ma svolge un ruolo essenziale e distintivo. Grazie al information heritage di cui dispone, può interpretare l’evoluzione del mercato del lavoro, coglierne le trasformazioni prima che si traducano in criticità e mettere in luce il legame tra le dinamiche occupazionali di oggi e la sostenibilità delle pensioni di domani”. Poi ha aggiunto: “La sostenibilità non è soltanto un equilibrio contabile. È una responsabilità tra generazioni. Significa garantire che chi oggi è in pensione riceva ciò che gli spetta, ma anche che chi oggi lavora non erediti un sistema insostenibile. Il vero modo di difendere le pensioni non è separarle dal resto, è ricostruire il loro legame con il lavoro, con i giovani, con le donne, con le imprese e con la crescita”.
Dal Rendiconto generale risulta nel 2025 un avanzo di competenza e di cassa
La prima dimensione di analisi dell’attività dell’Istituto, pertanto, è quella economico-finanziaria e patrimoniale, che si illustra attraverso una lettura semplificata delle principali risultanze dei dati del Rendiconto generale del 2025. The gestione finanziaria di competenza offinancial year 2025 chiude con un avanzo di 16.818 milioni di euro, quale differenza tra 571.210 milioni di euro per gli accertamenti e 554.392 milioni di euro per gli impegni, per effetto dei saldi di parte corrente (13.813 mln di euro) e in conto capitale (3.004 milioni di euro).
La gestione finanziaria di cassa, con riscossioni per 561.375 milioni di euro e pagamenti per 554.916 milioni di euro presenta un differenziale positivo di 6.458 milioni che, sommato al fondo iniziale, determina un avanzo di 48.411 milioni di euro. The administration surplus è pari a 136.759 milioni di euro, come rilevabile dalla somma algebrica tra il fondo finale di cassa, i residui attivi e i residui passivi. Sul piano economico-patrimoniale, l’anno 2025 chiude con un risultato di esercizio positivo pari a 4.525 milioni di euro, in miglioramento di 3.496 milioni rispetto al 2024, quando è risultato pari a 1.029 milioni di euro. Tale risultato, al netto delle assegnazioni alle riserve legali e al fondo di riserva dei Solidarity funds, determina un disavanzo economico di 1.130 milioni di euro. Per effetto del risultato d’esercizio conseguito e della riduzione del debito per anticipazioni di tesoreria, il net assets passa da 35.313 milioni di euro di inizio esercizio a 42.838 milioni al 31 dicembre 2025.
Cresce la massa retributiva che porta le entrate contributive a un +3,6%
Le contributory revenue sono risultate pari a 294.194 milioni, con un aumento di 10.147 milioni (+3,6%) rispetto al dato accertato nel rendiconto dell’esercizio precedente (284.047 milioni), con un positivo scostamento del 1,5% rispetto alle previsioni assestate pari a 289.734 milioni. L’aumento delle entrate contributive, pari a 10.147 milioni, è in gran parte ascrivibile all’andamento del quadro macroeconomico che presenta un incremento della massa retributiva pari al 3,7% per l’intera economia quale effetto congiunto dell’andamento occupazionale alle dipendenze e dello sviluppo delle retribuzioni individuali. Il mercato del lavoro alle dipendenze, infatti, ha registrato un incremento delle unità di lavoro complessive e una crescita delle retribuzioni lorde per dipendente.

I transfers di parte corrente dal bilancio dello Stato e dalle regioni, a titolo definitivo, destinati alla Gias, sono di importo complessivo di 165.252 milioni, di cui 20 milioni ascrivibili alle regioni (nel 2024 180.544 mln, di cui 6 mln dalle regioni), a copertura degli oneri di natura assistenziale o che trovano il loro finanziamento nella fiscalità generale, sulla base della finalità da cui sorge per legge il relativo trasferimento. Il valore complessivo degli investigations (165.252 milioni) evidenzia, pertanto, una riduzione di 15.292 milioni rispetto al precedente esercizio, per effetto in particolare delle seguenti misure: rilevante contrazione dei trasferimenti a copertura degli esoneri contributivi, in particolare rileva il venir meno degli oneri derivanti dal taglio del cuneo contributivo, in seguito alla trasformazione dello sgravio della quota di contributi a carico del lavoratore in un beneficio di natura fiscale (mediante Bonus e detrazioni di imposta); diminuzione della spesa per l’anticipo pensionistico denominato “Quota 100”, ormai giunto a conclusione della sua operatività.

I lavoratori coperti dall’Inps salgono al record di 27,2 milioni
L’aumento delle entrate contributive ci porta ai dati dell’occupation. Essendo un tema oggetto di dibattito e di polemica politica l’Inps si pone come un arbitro affidabile ed imparziale. Un dato di sintesi è indicato nella relazione del presidente Fava. “L’Italia registra oggi livelli occupazionali elevati”. According to Istat data, the employment rate ha superato stabilmente il 63%. Nel 2025, la platea dei lavoratori assicurati Insp raggiunge, secondo i dati del Rapporto, circa 27,2 milioni, segnando un nuovo record. È un numero – prosegue Fava – che non fotografa soltanto una dimensione amministrativa.
Fotografa la base reale sulla quale si regge il nostro patto previdenziale. Il lavoro dipendente a tempo indeterminato ha sostenuto una fase di consolidamento importante. Ma sarebbe un errore fermarsi alla superficie del numero. Il lavoro italiano cresce, cambia natura, invecchia nella sua composizione demografica, dipende sempre di più dal contributo dei lavoratori stranieri e vede arretrare alcune forme storiche di lavoro autonomo mentre crescono professionisti, collaboratori e iscritti alla Gestione Separata.
Forte apporto dei lavoratori stranieri cresciuti del 35%
Secondo i dati contenuti nel Rapporto, tra il 2019 e il 2025 “i lavoratori extra Ue sono cresciuti di oltre il 35% and today un lavoratore dipendente su sette è straniero“. Nel Rapporto vi sono poi riferimenti più specifici. Partiamo dal lavoro dipendente. Nel 2025 i employees hanno superato per la prima volta la soglia dei 21 milioni. Rispetto al 2024 l’incremento è stato di circa 250mila, pari all’1,2%, un valore tuttavia inferiore a quello medio dell’intero periodo 2019-2025 (+1,6%). All’aumento dei dipendenti si è accompagnato un modestissimo aumento del numero medio di giornate retribuite (+0,2%). Esse risultano 255,2 pari all’81,8% delle 312 giornate teoricamente retribuibili in un anno. Erano 254,6 nel 2024 e 252,8 nel 2019. La quota di workers, è cresciuta quasi impercettibilmente: è pari al 45,18% nel 2025, contro il 45,16% nel 2024 e il 44,92% nel 2019. Più significativo l’incremento in termini di intensità di impiego: nel 2025 per le donne il numero medio di giornate retribuite è risulta to pari a 253 contro 251,8 nel 2024 e 249,7 nel 2019. Mentre la femminilizzazione procede seppur molto lentamente, decisamente più intensi risultano altri due trend demografici: la crescita degli stranieri e il rilievo dell’invecchiamento.
Prendendo in esame, il job market si evidenzia come l’occupazione abbia raggiunto nuovi massimi storici, trainata dal lavoro dipendente a tempo indeterminato. Tuttavia, permangono debolezze strutturali: il tasso di occupazione resta inferiore alla media europea and is characterized by forti divari di genere, nonostante una progressiva contrazione del gender gap, e territoriali. Gli assicurati Inps sono in crescita, soprattutto i giovani e i lavoratori extra Ue. Sul lato della domanda, i services diventano il principale motore occupazionale e la dimensione media delle imprese cresce, anche se troppo gradualmente.

Sulla base del grafico il Rapporto evidenzia i seguenti aspetti:
i giovani tra 18 e 34 anni: sono significativamente aumentati come dipendenti (850 mila) pur scontando una continua riduzione della popolazione nelle medesime età (-230 mila): i due movi menti si riflettono nel rapporto dipendenti/popolazione, salito in maniera importante, con varia zioni anche sopra i dieci punti; • gli adulti tra 35 e 54 anni: qui c’è stata la più intensa variazione negativa della popolazione di riferimento (-1,8 milioni) mentre contemporaneamente il numero di dipendenti è sì diminuito ma in misura decisamente minore (-100 mila): anche in tal caso è importante sottolineare l’andamento del rapporto, che è cresciuto, il che è significativo dato che si tratta della classe di età con il tasso di occupazione più elevato; • i senior da 55 a 70 anni: è il solo gruppo per cui sono aumentati in maniera importante sia la popolazione di riferimento (+1,32 milioni) sia il corrispondente numero di dipendenti (+1,16 milioni), con un picco della variazione del rapporto dipendenti/popolazione attorno ai 61-62 anni. La recente crescita dell’occupazione dipendente è quindi dovuta in parte molto importante al peso aumentato della componente giovanile (anche ma non solo immigrata) che ha affiancato l’incremento dovuto alla componente senior, arginando la contrazione della componente adulta.
Tra i tanti aspetti interessanti (il Rapporto Inps dovrebbe entrare a far parte dei corsi di formazione e aggiornamento dei giornalisti) vi è un focus sull’andamento del turn over da cui risulta un’apprezzabile dinamica del mercato del lavoro. La dinamica demografica delle imprese costituisce un utile indicatore aggiuntivo di analisi del mercato del lavoro, in quanto dà indicazioni sulla capacità del tessuto produttivo di rigenerarsi, innovare e adattarsi ai mutamenti della domanda e del contesto competitivo. Le analisi sono condotte sul triennio 2022-2024, in modo tale da avere dati consolidati e quindi fornire una stima stabile del turnover. La scelta di analizzare tre anni, anziché due, permette di “amplificare” la dimensione dei tassi e quindi di far emergere più nitidamente alcune evidenze. Nel triennio considerato, le imprese attive sono state poco più di 1,97 milioni, così raggruppabili: • 1,38 milioni di imprese “stabili” (70%), vale a dire presenti in tutti e tre gli anni. Tali imprese occupano mediamente il 92% dei dipendenti e registrano una notevole crescita di 832mila dipendenti tra il 2022 e il 2024. La dimensione media di queste imprese è tra 10 e 11 dipendenti; • 280mila imprese “uscite” (14%), cioè presenti nel 2022 ma non nel 2024. In queste imprese ha lavorato circa il 4% del totale dei dipendenti. La dimensione media è molto piccola, poco più di 2 dipendenti; • 279mila imprese “entrate” (14%), cioè assenti nel 2022 ma presenti nel 2024. Tali imprese occupano circa il 4% dei dipendenti, la dimensione media è poco più di 2 dipendenti. Nel complesso si tratta, con tutta evidenza, di un segmento speculare al precedente; • 35mila imprese (2%) definite “entrate-uscite” in quanto presentano entrambi i movimenti. Le casistiche sono due: (a) imprese attive solo nel 2023; (b) imprese presenti nel 2022, assenti nel 2023, nuovamente presenti nel 2024. La dimensione media annuale è inferiore all’unità: si tratta di imprese che hanno un solo dipendente per un numero limitato di mesi. Come volume di lavoro sono del tutto trascurabili.
