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Brasile, Bolsonaro: deficit e pensioni le prime sfide in economia

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La recente elezione di Jair Bolsonaro potrebbe mettere fine a un lungo periodo di incertezza politica in Brasile, che ha influito negativamente sulle opinioni degli investitori e sugli scenari di crescita della più grande economia dell’America Latina. Resta da vedere se il nuovo esecutivo sarà in grado di attuare le riforme necessarie in tempi brevi trovandosi ad operare in un contesto, come noto, estremamente difficile. Lo scorso maggio uno sciopero di dieci giorni dei camionisti ha paralizzato il Paese, sottolineando la crescente frustrazione per l’establishment politico e l’alta percentuale di corruzione e criminalità. La fiducia degli investitori, conseguenza dell’agenda market-friendly avviata sotto il governo di Temer ha allora cominciato a vacillare, determinando un forte (-25%) deprezzamento del real. Con l’elezione di Jair Bolsonaro e la propria scelta di Paolo Guedescome Ministro delle Finanze, Atradius auspica una continuità delle riforme economiche, ma le sfide abbondano. 

Sul fronte politico, la nuova amministrazione si confronta con un Congresso profondamente frammentato e con meno esperienza. In questo contesto, ci saranno 30 partiti nella Camera e 21 nel Senato: i partiti di destra e di centro-destra hanno una maggioranza congiunta nella camera del 60%, appena sufficiente per i tre quinti necessari agli emendamenti costituzionali. Ma non tutti i deputati saranno allineati su tutte le proposte politiche di Bolsonaro, anche a causa di interessi pervasivi. Inoltre, gli analisti puntano il dito sulle controversie legate alla figura stessa dell’onorevole Bolsonaro e su quelle che potranno essere le conseguenze derivanti dagli slogan elettorali in merito a diritti umani e libertà civili. Se si sarà in grado di costruire e gestire coalizioni di governo per far approvare le riforme necessarie, in particolare quelle che richiedono maggioranze costituzionali, è quindi una questione aperta. 

Sul fronte economico, le principali sfide arrivano dalla necessità di riportare le finanze pubbliche su un piano sostenibile, aumentando così i tassi di crescita del PIL e tenendo sotto controllo l’inflazione. Il deficit del Brasile rimane elevato (7,5% sul PIL ad agosto, in aumento dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2017), portando il rapporto debito pubblico sul PIL al 77%. Ecco allora che la misura fiscale più urgente sarà la riforma delle pensioni, tenuta in sospeso dal governo Temer dall’inizio di quest’anno: la spesa ammonta attualmente a un terzo del bilancio federale prima del pagamento degli interessi, stimato al 9% del PIL. E, dal momento che qualsiasi riforma pensionistica richiede un emendamento costituzionale (per la cui approvazione sono necessari i tre quinti in entrambe le camere del Congresso), se come previsto non dovesse essere attuata in tempi brevi, verrà superato un limite massimo di spesa pubblica fissato nel 2016 e il rapporto debito/PIL continuerà ad aumentare. In assenza di queste riforme, torneranno inoltre a pesare le pressioni inflazionistiche, in rialzo negli ultimi mesi, raggiungendo il 4,5% a settembre, in gran parte a causa dei prezzi dell’energia e al deprezzamento della valuta in vista delle elezioni. 

Gli analisti prevedono allora il PIL in lento rialzo, con una crescita dell’1,1% nel 2018 e del 2,3% nel corso del prossimo anno. Indicatori recenti suggeriscono come l’economia si stia lentamente riprendendo grazie al miglioramento di clima imprenditoriale e consumi privati. Tuttavia, questa ripresa rimarrà debole, dal momento che la disoccupazione persiste al 12% e l’export diminuisce a causa dei problemi economici nella vicina Argentina, per le esportazioni verdeoro. E la fragilità delle finanze pubbliche non lascia margini di errore: se il nuovo governo non riuscirà a realizzare la riforma delle pensioni e le altre misure fiscali necessarie nel primo anno, le prospettive si deterioreranno rapidamente. La finestra di opportunità è molto stretta data l’elevata impopolarità di queste misure e dalla volatilità della fiducia degli investitori: il rischio è quello di inasprire le prospettive per gli investitori, deprezzare il real e aumentare gli attuali bassi tassi di interesse, il tutto a scapito della crescita economica.

Nonostante ciò, la capacità di assorbimento degli shock dell’economia brasiliana rimane forte, sostenuta da un tasso di cambio flessibile, un settore bancario solido e riserve ufficiali molto elevate. Non a caso attualmente il Brasile è il primo mercato di destinazione dell’export italiano in Sudamerica e si piazza al trentunesimo posto nella graduatoria generale. Dopo il periodo di flessione vissuto negli ultimi anni, le esportazioni dal Bel Paese sono previste crescere a un ritmo del 4% nel prossimo triennio fino a toccare quota 3,5 miliardi di euro entro il 2020. In questo contesto l’Italia esporta soprattutto meccanica strumentale (32%), chimica (15%), mezzi di trasporto (12%), apparecchi elettrici (9%), gomma e plastica (6%), metalli (5%); tra i diversi settori di opportunità si segnalano agricoltura, automotive, edilizia, minerario e infrastrutture.  

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