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Apple e la rivoluzione umana di Steve Jobs

Non si tratta della fine di Apple ma della chiusura di un capitolo importante nella storia della tecnologia. Questo sicuramente sì. Quando un mito se ne va, un’epoca finisce. Ma poi si guarda avanti e si ricomincia. E forse anche meglio, se si è in grado di mettere a frutto l’esperienza appresa. Secondo Steve Jobs, Tim Cook, il candidato a essere il prossimo Ceo, è in grado di farlo. Ma i mercati non sembrano pensarla allo stesso modo dal momento che il titolo Apple nelle contrattazioni post mercato sono crollate più del 7%. Ora bisogna aspettare l’apertura di Wall Street per quantificare i danni dell’annuncio delle dimissioni del numero uno di Cupertino.

Tim Cook, laureato in ingegneria industriale, ha lavorato per 12 anni in Ibm. Poi è diventato vicepresidente dei materiali industriali alla Compaq fino al 1998, quando è stato assunto nell’azienda della Mela. Il suo contributo maggiore alla Apple è stato di alleggerire il peso della produzione, trasferendola all’esterno per diverse fasi. Ma la designazione diretta da parte di Steve Jobs è probabilmente la garanzia maggiore che possiamo avere su Cook.

I due condividono la grande passione per la tecnologia, una forte determinazione e istintività. In molti avevano sconsigliato a Cook di lasciare Compaq per andare a lavorare per la Mela. Eppure ha detto: “Ho seguito l’istinto ed è stata la miglior decisione della mia vita”.

Nello stesso modo, seguendo le sue passioni, Jobs ha agito tutta la sua vita. Si è iscritto all’università perché i suoi genitori adottivi lo avevano promesso alla sua madre naturale, ma dopo pochi anni la abbandonò per seguire corsi che gli sembravano più interessanti. E già si poteva capire l’indole razionale e pienamente ottimista di un uomo che riesce non solo a vedere il bicchiere mezzo pieno in ogni situazione, ma che dagli ostacoli trae lezioni importanti. Studiò calligrafia.

“Se non avessi abbandonato gli studi – ha dichiarato nel suo famoso discorso tenuto alla Stanford University – il Mac non avrebbe avuto caratteri di diversi tipi e font con una spaziatura proporzionale. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe.” E con lo stesso spirito affrontò il suo licenziamento da Apple nel 1985. “Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare”. Nel frattempo fondò la Next e la Pixar, diventati colossi nei rispettivi settori. Fino a quando nel 1996 tornò nella sua azienda, che aveva fondato 25 anni prima nel garage dei suoi genitori. E fu in grado di risollevarla e farla arrivare a essere, per alcuni giorni, la prima società in Borsa per capitalizzazione.

Jobs è stato un rivoluzionario. Negli ultimi anni iPhone e iPad hanno cambiato le abitudini delle persone e hanno segnato la via su cui si incammineranno le prossime innovazioni tecnologiche. La genialità non si impara, neanche vivendo a stretto contatto con un mito. Ma sicuramente Cook deve avere buone doti per aver convinto il grande capo della sua capacità. Condividono l’istintività, l’agire con competizione per raggiungere ciò che amano nella vita, non per l’ego o per i soldi. Jobs continua a guardare avanti e nella sua lettera di dimissioni ha scritto: “Credo si prospettino i giorni migliori e più innovativi per Apple.” Finora il suo istinto non lo ha mai tradito.

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