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Venezia, stop alle grandi navi: finalmente una bella notizia

Imagoeconomica

Venezia ha sempre vissuto la modernità con tanta prudenza, come fosse un pericolo da domare cercando soprattutto di non esserne schiava. Nel campo dell’edilizia urbana ha teso a renderla compatibile con il tessuto urbanistico creatosi nella sua storia millenaria. Basta girare la città per constatare questa mescolanza tra antico e moderno. Anche gli interventi urbanistici dell’Ottocento sono stati rispettosi dell’ambiente sia nell’interrare molti rii per ricavarne spazi pedonali più larghi (rio terrà) sia nello sventrare, in alcuni sestieri, schiere di case per creare delle arterie pedonali di scorrimento. Un “moderno” realizzato cum juicio. Grattaceli non ce ne sono, ma nemmeno case con molti piani, se non quelle in Ghetto, poiché gli ebrei dovevano necessariamente abitare in quella zona.

Nel trasporto marittimo la modernità ha dovuto essere accolta. Dai velieri ai piroscafi, non si entrava più in Canal Grande per le operazioni di carico e scarico. Per tanti secoli il progresso ha determinato innovazioni incrementali ben assorbite dal porto di Venezia. Si era creata la Marittima, un porto dove attraccavano le navi commerciali.

Devastanti sono però gli ultimi decenni quando hanno cominciato a diffondersi navi portacontainer e navi da crociera. Queste ultime sempre più grandi, contando su pesanti economie di scala, consentono un’offerta croceristica che cattura ampie fasce di popolazione. A prezzi modici si vive una settimana da gran signori: piscina, casinò, spettacoli, pranzi e cene con tanti camerieri al tuo servizio. Immancabile le soste per visitare, a volo d’uccello, città e luoghi fascinosi e ricchi di storia.

E nel catalogo non poteva mancare Venezia e soprattutto il percorso per andare all’attracco e per ritornare in mare. Si passava in bacino di San Marco di fronte al Palazzo Ducale, a San Marco. Un sogno! Ma qui sorgono i problemi per Venezia e la sua laguna: entra un palazzo di 7-8 piani, che sposta milioni di metri cubi d’acqua, causando erosioni alle rive e alle fondamenta delle case, mentre le eliche muovono i sedimenti della laguna e i fumi di scarico inquinano l’aria. È quasi un’offesa alla città, come fosse un gigante che entra in cristalleria, la potenza, l’arroganza contro la fragilità.

Si scontrano gli ambientalisti con quelli che con le crociere lavorano. Lotta immancabile sulle cifre: cinquemila gli addetti e tanto precariato. Il governo Monti con il decreto Clini-Passera, nel 2012, proibisce l’ingresso nell’area marciana delle navi superiori alle 40 mila tonnellate, sospendendolo però in attesa di verificare altre possibilità di navigazioni. E le grandi navi, circa 600 l’anno, continuano ad entrare nel bacino per attraccare alla Marittima e i gruppi di protesta cittadina non smettono di opporsi, addirittura con un referendum.

Non mancano progetti che ipotizzano che le grandi navi entrino dalla bocca di porto degli Alberoni e che, lungo il canale dei petroli, giungano a Porto Marghera o addirittura alla Marittima riattivando, con opportuni scavi, un vecchio canale che collega Marghera con la Marittima. Si tende ad utilizzare la capacità produttiva predisposta, un evidente vincolo al cambiamento.

Dopo molte chiacchere, molte giuste proteste e prese di posizione governative finalmente un fatto nuovo. Le grandi navi non entreranno più in Laguna. Lo prevede il decreto-legge approvato dal Cdm, a coronamento di un ripensamento che era apparso inevitabile dopo l’incidente del 2 giugno 2019, quando la MCS Opera si schiantò contro la banchina di San Basilio.

Ora sarà un concorso di idee a ripensare le modalità per far arrivare i crocieristi in città. Già dieci anni fa si decise che non dovessero passare per il bacino di San Marco, ora si allarga il divieto alla Laguna. Attenzione non solo il terminal delle crociere fuori laguna ma anche le banchine per le navi portacontainer per superare i limiti del traffico commerciale condizionato dai fondali limitati e dal funzionamento del Mose. Speriamo che sia la volta buona.

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