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Sondaggio Swg: a chi ruba i voti Grillo?

La società di sondaggi Swg, nel suo Osservatorio politico di maggio, ha analizzato i risultati dei sondaggi di opinione realizzati subito dopo le elezioni, che consentono di capire il tipo di reazione che si è instaurata a fronte della nuova situazione politica. Il risultato, già certificato in parte dalle urne stesse, è che stiamo inesorabilmente assistendo in Italia dell’apertura di una nuova fase della politica.

La campana di vetro nel quale i partiti tradizionali – Lega Nord compresa – si rifugiavano per non subire la realtà del mondo esterno pare infatti proprio essersi infranta L’avvio del Governo Monti sembrava aver consentito la necessaria ambiguità per pensare solo ad una sospensione del quadro politico precedente; le attuali elezioni hanno sancito, invece, la fine un’epoca. Anche se parziali, queste Amministrative, hanno mostrato tutti gli elementi della chiusura di una fase e della necessità di un nuovo disegno. A partire dal fenomeno Grillo, ma non solo.

Ecco i principali riscontri della ricerca:

Il calo del gradimento di Monti rende “umano” il governo e lo costringe a misurarsi con la realtà; il consenso non è, infatti, da snobbare ma indica la capacità di fare delle cose condivise, almeno da una larga maggioranza;
Tutti i leader, dopo le elezioni, hanno un minor gradimento, tranne Bersani e Grillo. Il segretario del Pd ha il riscontro della tenuta complessiva del partito, il novello politico è il vincitore;
– Le coalizioni: centrodestra, centrosinistra, terzo polo, sono ormai preistoria;
– La crisi economica comincia ad essere vissuta dai cittadini come endemica;
– Il Pdl, la Lega Nord, l’area dei centristi sono in netta difficoltà e hanno bisogno di nuove strategie; il Pd riesce a reggere e a mostrarsi un riferimento di una certa solidità. Per tutti si impongono scelte e proposte comprensibili dagli elettori.

Il fenomeno Grillo

La ricerca continua a scandagliare il divario che si manifesta tra le posizioni ufficiali dei partiti e i loro elettorati. Non è un vezzo, ma la necessità di dimostrare che le letture che i gruppi dirigenti fanno della società politica sono pericolosamente parziali. E le dissonanze tra partiti ed elettori sono molto spesso più frequenti delle assonanze.

Beppe Grillo suona il corno di ariete e le mura di Gerico crollano. Così lui vede la sua azione nei confronti dei partiti in queste elezioni amministrative. E lancia la sfida al cielo: le prossime elezioni politiche. I partiti, che nell’immediato hanno fatto quadrato nei suoi confronti, dopo i ballottaggi dovranno ragionare su quello che significa il successo del Movimento 5 Stelle.

Grillo risponde a delle esigenze del tutto presenti nell’elettorato del paese: di ricambio, impegno, pulizia. Dovrà, però, tener conto, nel suo procedere, che attualmente l’elettorato italiano, oltre alla richiesta di smuovere delle acque troppo stagnanti, pretende concretezza. Le ricerche sono inequivocabili, tutti quei cittadini che stanno segnalando  l’insoddisfazione per lo stato delle cose non si accontentano di suggestioni ma chiedono risposte, soluzioni e prospettiva. Se il Movimento saprà muoversi lungo questa strada incontrerà le attese della popolazione e rafforzerà i consensi – forse anche oltre la differenza tra Nord e Sud che si è verificata in queste elezioni – altrimenti si ritaglierà una funzione di stimolo, importante ma contingentata.

Ma dove trova più ascolto questa nuova figura di leader? In quale campo politico? Ci soccorre l’analisi del segmento di elettori che gli concedono fiducia; valutando la autocollocazione politica dei cittadini si vede che tendono l’orecchio da tutte le aree, con una leggera prevalenza del settore di centrosinistra. Per il Movimento si rivela un potenziale del tutto interessante su cui lavorare. Nel dettaglio, del 35% di intervistati che dice di riporre abbastanza o molta fiducia in Beppe Grillo, il 37% sono elettori di sinistra o di centrosinistra, mentre solo il 28% sono elettori di destra o centrodestra (Lega compresa, dunque). il 21% si dichiara non collocato, e solo il 14% appartiene a un’area di consenso di centro.

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Allegati: Osservatorio_Politico_SWG_MAGGIO.pptx.pdf

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