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Q8: “Paralizzati dalla burocrazia”

FIRSTonline

Una burocrazia paralizzante. E’ contro gli iter troppo lunghi e farraginosi che punta l’indice la Kuwait Petroleum ascoltata dalla commisione Attività produttive della Camera nell’ambito dell’indagine sul settore della raffinazione. La Kuwait, entrata in Italia nel 1984 acquisendo l’attività della Gulf, nel ’90 ha preso gran parte delle attività della Mobil Oil italiana e nel ’96 ha acquistato da Eni il 50% della raffineria siciliana di Milazzo. La Kuwait non ha dubbi: in Italia occorre procedere a una “rapida razionalizzazione” del sistema (chiusura dei siti meno competitivi, modernizzazione e potenziamento degli impianti più efficienti).

Ma soprattutto occorre snellire le procedure. Un dato emblematico, portato dal dirigente della Q8 Pietro Ferrara all’attenzione dei componenti della commissione: nel ’94 viene chiuso l’impianto di raffinazione di Napoli. Ebbene, il. decennio che va dalla chiusura dell’impianto all’approvazione del nuovo piano regolatore di Napoli è caratterizzato – è stato sottolineato nel corso dell’audizione – dallo “stallo determinato dall‘incertezza del quadro politico e amministrativo che impedisce un piano di dismissione e di bonifica delle aree”. Per farla breve “ad oggi il processo di bonifica è ancora in fase preliminare, in attesa del nulla osta definitivo”.

Ma non basta, perché la lentezza degli iter autorizzativi ha caratterizzato tutti i progetti per quanto riguarda gli impianti di Milazzo: “dal gennaio 2007, a oggi i tempi di ottenimento dei permessi , tra cui anche autorizzazioni determinanti per l’attività della raffineria, sono stati non inferiori a 3 anni”. E i ritardi, “determinati dalla molteplicità degli interlocutori istituzionali e dalla farraginosità delle normative e delle procedure della pubblica amministrazione” oltre a provocare “ingiustificati danni economici”, hanno causato rallentamenti sia per garantire guadagni di efficienza da poter trasferire al consumatore finale, sia alle operazioni per ridurre ulteriormente l’impatto ambientale.

Da qui la sollecitazione a metter mano alla lentezza degli iter burocratici, seguendo tre strade:
1) agevolazione per la chiusura dei siti meno competitivi
2) semplificazione delle normative e delle procedure per la riqualificazione e riutilizzo dei siti
3) semplificazione delle norme e procedure per investimenti strategici e ambientali.

Detto questo, la Kuwait conferma comunque i propri impegni in Italia. Per la raffineria di Milazzo sono stati investiti dal ’97 a oggi circa 650 milioni di euro e altrettanti ne saranno investiti nei prossimi cinque anni (Kuwait vi partecipa al 50%).

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