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Prove di ripresa in Borsa (+2,1%)

PROVE DI RIPRESA PER LE BORSE
CONFERMATO IL VERTICE SULL’EURO

Le Borse europee accelerano al rialzo dopo la giornata nera di ieri con Milano a guidare la ripresa: +2,1%, davanti a Francoforte (+1,52%) e Parigi (+1,23%)%. Al miglioramento del clima contribuisce anche la convocazione per giovedì di un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo della Ue, dopo che la settimana scorsa il cancelliere tedesco Angela Merkel aveva fatto saltare un’analoga riunione. La conferma del vertice fa pensare che dietro le quinte la diplomazia europea sia arrivata a un accordo su nuove iniziative da adottare per affrontare la crisi della Grecia, principale malato della zona euro.

BANCHE ITALIANE ALLA RISCOSSA
RIMBALZO DI FIAT E ATLANTIA

Le banche, travolte ieri da una violenta ondata di vendite, tentano oggi la strada del recupero. La borsa di Milano accelera il rimbalzo. Intesa Sanpaolo , dopo esser salita oltre il 6%, guadagna il 4,61% seguita da Unicredit, (+3,71%). Mps ed Ubi guadagnano oltre il 3% dopo la pioggia di vendite di ieri mentre Pop Milano sale dell’1,37% % (ieri -4,65%) nel giorno del Cda sul piano industriale. Exane ha ieri abbassato il target price della banca di piazza Meda a 1,75 (-245) e di Mps a 0,60 ( -14%). La banca francese retrocede anche il rating di Bper e Credem, entrambe da neutral a underperform.

Target in ribasso anche per Intesa (a 1,8 da 2,25 secondo Nomura) e Unicredit (da 2,20 a 1,75 sempre per la banca giapponese) Piccolo rimbalzo anche per Fonsai e Milano assicurazioni dopo i pesanti cali di ieri. Sul fronte degli industriali, di rilievo gli acquisti su Fiat e Industrial, balza del 2,3% Parmalat che ieri è scesa di quasi il 9%. Scende del 3,3% Pirelli punita dal downgrade di Bank of America. In calo anche Indesit (-1,8%) dopo l’annuncio di risultati negativi per Electrolux (- 12%) In grande ascesa Atlantia (+1,95%) dopo l’upgrade di Credit Suisse. Edison sale del 2,2% dopo il via libera di A2A +0,8% alle trattative con Edf.

CALA LA FORBICE BTP/BUND, OK L’ASTA DEI BONOS
MA L’EURIBOR E’ AI MASSIMI DAL 17 MARZO 2009

L’euribor a tre mesi ha toccato quota 1,609 per cewnto. E’ il massimo dal 17 marzo 2009, il momento più acuto della crisi post-Lehman, Si allenta, ma non troppo, la tensione sui Btp italiani, ma la situazione resta comunque ad alto rischio. Il differenziale di rendimento tra il Buono del Tesoro italiano a dieci anni e il suo corrispettivo tedesco (Bund), secondo i dati Bloomberg, viaggia in questo momento in area 315 punti base, contro i 326 di Tradeweb. Ieri lo spread Btp-Bund aveva toccato i 337 punti base, non lontano dal record (347 pb) toccato la scorsa settimana. Parallelamente il rendimento del Btp decennale, che ieri aveva varcato la soglia del 6%, stamane ha aperto in calo di 4 pb a 5,96%.

Stesso andamento anche per la Spagna, con un rendimento del decennale in calo di 5 pb a 6,29% e uno spread sul bund più stretto di 8 pb a 362 pb. Si è appena conclusa l’asta di bond spagnoli a 12 e 18 mesi. Il Tesoro iberico ha piazzato 3,788 miliardi di euro di bond a 12 mesi con un rendimento del 3,702% dal 2,695% precedente e 661 milioni di euro di bond a 18 mesi con un rendimento del 3,912% dal 3,26% precedente. Collocato il massimo della forchetta prevista. Molto elevata la domanda pari rispettivamente a 2,2 e 5,5 volte.

GLI EMITTENTI STANNO ALLA LARGA DALL’ EURO
VANNO A RUBA I BOND IN CORONE NORVEGESI

“L’euro esiste ancora?” Se lo chiede Lorenzo Raffo di Effemagazine che sul sito della rivista analizza l’andamento del mercato delle emissioni obbligazionarie nella settimana dall’11 al 15 luglio le offerte, in numero in assoluto sono crollate a 14 esordi contro i 53 di un anno fa, uno solo in euro, a dimostrazione che gli emittenti sono timorosi delle possibili evoluzioni della crisi in atto e non pochi rimandano ogni decisione, probabilmente a fine estate. “L’’incremento di rendimento dei titoli di Stato italiani a tasso fisso – commenta Raffo – costituisce un problema, non solo per le finanze pubbliche, ma anche per chi gestisce bond. Ormai il differenziale sui corporate e anche su molti high yield si è annullato, rendendo più che giustificato il quesito se convenga scegliere in una o nell’altra direzione”.

In questo quadro ci sono, a livello globale, due sole eccezioni positive. La Svizzera, innanzitutto, che ha ancora una volta ottenuto il rating tripla A da Fitch, avendo superato bene la crisi della finanza e dell’economia e non troppo sofferto dell’impressionante rafforzamento del franco. E la Norvegia, altro Paese “forte” del Continente europeo, roccaforte cui guardano i capitali internazionali, come d’altra parte dimostra la vivace emissione di nuove obbligazioni nella sua valuta. Un esempio è l’emissione di General Electric in corone norvegesi che ha guadagnato ben oltre mezzo punto sul mercato secondario in qualche seduta, con scambi abbastanza vivaci.

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