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Privatizzazioni, Monte dei Paschi in cima alla lista: il Tesoro vuole vendere una parte del suo 64% per fare cassa

Imagoeconomica

Lo Stato che ritorna. E mette le mani un po’ dappertutto. Le parole del ministro Giancarlo Giorgetti all’indomani dell’annuncio della volontà di entrare nel capitale di Tim, hanno aperto una, se non nuova, più delineata, prospettiva sulla privatizzazione delle aziende italiane, seppur con prudenza. E ce n’è già una lista: in prima fila c’è il Monte dei Paschi di Siena.

Dopo aver annunciato di voler spendere fino a 2,2 miliardi nella rete Tim, per una partecipazione che può arrivare al 20% della Netco, Giorgetti ha precisato che in futuro lo Stato non intende svolgere solo il ruolo di compratore. “Per quanto riguarda le privatizzazioni certamente ci sono delle situazioni che potrebbero originare una riallocazione delle partecipazioni dello Stato”, spiega il ministro. “Oggi discutiamo di uno Stato che entra in partecipazione strategica, può darsi ci siano altre realtà in cui sia opportuno in qualche modo disinvestire”.
Quanto e come entrare nelle aziende italiane sarà definito con cautela: la vendita, dice Giorgetti, riguarderà solo piccole quote di minoranza. Facendo attenzione, quindi, a preservare il controllo pubblico, soprattutto nelle società considerate strategiche.

Mps in pole position nonostante la scure della tassazione sugli extraprofitti

Ma dalle parole di Giorgetti il primo pensiero è volato sul dossier Mps, la banca di cui il Tesoro detiene il 64,2% e dalla quale deve uscire per impegni presi con la Ue (informalmente si dice entro fine 2024, anche se una scadenza precisa non è mai stata comunicata). Il Monte dei Paschi, sotto la regia di Luigi Lovaglio, è riuscito a mettere a terra un aumento di capitale da 2,5 miliardi lo scorso novembre a 2 euro per azione e quest’anno il titolo è prima salito fin oltre 2,8 euro (quando Axa è uscita vendendo le sue azioni con plusvalenza), poi è tornato sotto i 2 euro e poi, dopo i risultati semestrali, è risalito fin quasi a 2,8.
Tanto che diverse banche d’affari avevano consigliato al Mef di approfittarne per cominciare a collocare almeno una parte di quel 64% sul mercato.
Ma ecco la zappa sui piedi dello stesso Tesoro: lo scorso 7 agosto il governo Meloni ha annunciato la tassa sugli extraprofitti delle banche. I titoli bancari in Borsa reagiscono con un calo attorno al 10% e il Monte non è da meno. Quindi quel provvedimento si è ritorto sul governo, avendo in pancia quella fetta consistente di Mps. Ora il titolo sta recuperando e Giorgetti sta probabilmente pensando di seguire quel consiglio dei banchieri d’affari, collocando sul mercato una quota, non si sa quanto grande, delle azioni in portafoglio. Lo dovrà fare a sconto, ma comunque la plusvalenza è assicurata visto che il valore di carico è 2 euro.

Nella lista delle privatizabili ci sono porti, sanità, trasporti

Ma non finisce qui. Nella lista c’è la proposta di privatizzare i porti, lanciata negli scorsi giorni dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha fatto arrabbiare Matteo Salvini.
I forzisti lavorano a un disegno di legge che riguarderà i porti, turistici e commerciali. Primo punto: trasformare le Autorità portuali in Spa. “In questo modo – spiega il portavoce del partito Raffaele Nevi – possiamo attrarre investimenti e capitali privati”. Con un tocco di amarcord perché a ispirare il lavoro sono le “Autostrade del mare”, il progetto per le infrastrutture lanciato da Silvio Berlusconi nel 2001.
Poi ci sono altre voci: il trasporto pubblico locale, l’edilizia sanitaria e alcuni servizi della Pubblica amministrazione.
E poi c’è l’affaire Ita che è ormai promessa sposa di Lufthansa. Il Tesoro ha siglato un accordo per cedere il 41% della compagnia e per scendere gradualmente nell’azionariato. Tra le ipotesi circolate in questi giorni c’è quella che prevede l’ingresso del colosso Msc al posto del Mef. Un’operazione complessa visto che il decreto di privatizzazione fissa dei paletti ben precisi ma che possono sempre essere modificati. Al termine del processo di vendita il Tesoro dovrebbe, secondo lo schema del decreto, infatti mantenere una quota del 10% di Ita. In passato poi erano emerse altre ipotesi, come quelle riguardanti le Ferrovie e in particolare il pezzo pregiato dell’Alta velocità. Ma non ci sono indicazioni che questi progetti siano tornati di attualità. In ogni caso va ricordato che i proventi delle privatizzazioni affluiscono sì nel bilancio pubblico ma essendo voci una tantum non possono essere usati a copertura delle misure di spesa come quelle della manovra. Piuttosto, servono a ridurre il debito pubblico.

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Categories: Politica