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Portogallo dei miracoli: crescita superiore all’Europa, mercato del lavoro in pieno boom

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Con una crescita al 0,7% t/t nel 4° trimestre, il Portogallo ha chiuso il 2017 con il massimo aumento del PIL da un decennio, ed è ora a soltanto a meno 2% dai livelli pre-crisi. Nell’ultimo trimestre del 2017 il PIL ha contribuito al risultato annuo per due decimi (2,7%) dall’1,6% del 2016. Nel 1° trimestre 2018 le stime di consenso e gli indicatori economici sono coerenti con un’espansione attorno allo 0,5% t/t; nel 2018 prevediamo un consolidamento della crescita attorno al 2,1%, ancora al di sopra del potenziale.

I consumi sono stati anche nel 2017 il motore della crescita, spinti in particolare dagli acquisti di beni durevoli nella seconda metà dell’anno, con un avanzamento nel 2017 del 2,2% in media annua: i consumi stanno crescendo al ritmo del 2% per il quarto anno consecutivo. Il livello della fiducia delle famiglie è ai massimi storici e al di sopra della media dell’Eurozona e prevediamo che il clima di fiducia e ottimismo rimanga ben impostato e di supporto ai consumi almeno per tutta la prima metà dell’anno, dopo di che potrebbe iniziare a vedersi una moderazione nel trend.

Inoltre, anche la dinamica salariale dovrebbe continuare a rimanere di supporto ai consumi per buona parte del 2018 così come il tasso di risparmio, che sta tornando a crescere. Un’inflazione in stabilizzazione attorno all’1,6% nel 2018, sullo stesso livello del 2017, sarà un ulteriore elemento a favore dei consumi. La dinamica core dei prezzi al consumo è allineata con la media dell’Eurozona attorno all’1,2%, in buona misura per effetto della forza dell’euro sulla componente dei beni manufatti, mentre ci aspettiamo che un contributo all’accelerazione del CPI verrà dalla componente energetica.

Gli investimenti produttivi hanno visto un vero boom nel 2017, crescendo ben del 9,2% da 1,6% del 2016, sostenuti in special modo da ampliamenti della capacità produttiva nel settore dell’auto ma anche da numerose aziende estere che stanno investendo in nuovi stabilimenti o ampliando quelli già esistenti: dal 2015 il paese si sta rivelando essere un polo d’attrazione in Europa per e-commerce, aereonautica e meccanica di precisione.

Negli ultimi anni, infatti, il tessuto produttivo portoghese ha iniziato a trasformarsi includendo settori produttivi a più alto valore aggiunto rispetto al tradizionale settore tessile e del cuoio per cui il paese era tradizionalmente noto. Secondo la classificazione ease of doing business della Banca Mondiale, il Portogallo ha scalato le posizioni ed è ora al 25° posto in termini globali, il primo tra i paesi sudeuropei. Nel biennio 2016-17 i principali paesi investitori sono stati Paesi Bassi, Spagna, Lussemburgo e Regno Unito.

Negli ultimi due anni, il Governo e le comunità locali si sono inoltre positivamente attivati per favorire i servizi all’impiego e snellire le procedure di assunzione da parte delle imprese estere. Il miglioramento delle condizioni finanziarie e di erogazione del credito e gli aumentati margini di profitto delle aziende consentiranno agli investimenti fissi di dare un forte contributo alla crescita anche nell’anno in corso, nel quale prevediamo una crescita attorno al +5,2% a/a.

Il mercato del lavoro è in una fase molto positiva, con l’occupazione che continua a crescere a ritmi superiori a quelli del PIL, in particolare grazie al settore del turismo che sta vivendo una stagione di rinascita dovuta al miglioramento della percezione internazionale del paese. La disoccupazione è scesa a ritmi impressionanti, ai minimi dal 2004 e risultando inferiore ormai alla media dell’Eurozona e a molti altri paesi e la più bassa tra i paesi dell’Europa meridionale. Per l’anno in corso prevediamo un nuovo calo all’8,3% dal 9,1%.

Per quanto riguarda il commercio con l’estero, le esportazioni sono andate crescendo negli anni e sono passate dal pesare per il 30% sul PIL di prima del 2010 al 40% attuale: il paese è riuscito a rivolgersi maggiormente ai mercati internazionali dato che negli anni della crisi il mercato interno, con l’austerità a cui era stato sottoposto, non poteva supportare una crescita sufficientemente dinamica. L’obiettivo dell’agenzia governativa di promozione dell’internazionalizzazione delle aziende portoghesi è di raggiungere entro il 2025 il 50% del PIL. La crisi vissuta dal paese ha operato una selezione naturale sulle aziende, lasciando in vita solo le più solide, ma solo il 5% delle circa 400 mila attualmente attive sono aziende esportatrici.

Il margine di sviluppo rimane quindi ampio. Il principale mercato di esportazione si conferma l’Eurozona, con il 74% del totale dell’export (cresciuto del 6% a/a), seguito da Stati Uniti (6%), Estremo Oriente (5%) e Sud America (3%). I prodotti che più hanno contribuito alla buona performance dell’export del 2017 sono stati macchinari (+15% a/a), autoveicoli (+11%), metalli e plastica (+7%). Nel 2017 l’export è avanzato del 7,4% a fronte di importazioni in aumento del 7,2%: il contributo dell’export netto è stato tuttavia negativo per quattro decimi. Per l’anno in corso prevediamo un contributo positivo del canale estero (import a 4,5% a/a ed export a 5,5% a/a).

Lo scenario per il paese è quindi decisamente migliorato. L’economia sta crescendo a ritmi superiori a quella di altri partner europei, facendo ora del Portogallo uno dei paesi più promettenti dell’Eurozona. Nel 2017 anche il comparto del debito pubblico ha registrato apprezzabili progressi, con lo spread verso Bund in ampio restringimento, ormai attorno ai 100 punti base, una delle migliori performance tra i paesi dell’Eurozona, grazie anche al recente upgrade di Fitch della carta portoghese a BBB. La traiettoria dei conti pubblici si conferma impostata nella direzione giusta anche se l’avvicinamento ai parametri di Maastricht rimane lontano: il tracciato del debito pubblico è quindi atteso calare al 126,5% dal 127,7% dello scorso anno.

Pertanto l’alto debito pubblico rimarrà il principale elemento di fragilità del paese, assieme al sistema bancario, anche se la riduzione dei NPL negli ultimi trimestri suggerisce che anche su questo fronte dei frutti stanno arrivando. L’attuale compagine di governo guidata dal leader socialista António Costa è quindi riuscita a contemperare le esigenze di controllo dei conti pubblici dopo l’uscita dal bailout con il consolidamento della ripresa economica. I rischi politici potrebbero tornare a non essere trascurabili però a mano a mano che ci si avvicinerà alle prossime elezioni generali nel 2019.

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