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Pensioni d’oro e ticket sanitario, continua la bagarre sulla manovra

Hanno avuto un paio di settimane per assorbire il colpo a livello emotivo, ora i facoltosi pensionati d’Italia devono metter mano al portafogli. Parte oggi la stangata sugli assegni dorati decisa dalla manovra finanziaria più veloce della storia, approvata a metà luglio dopo appena due giorni di passaggi parlamentari. Lo chiamano “contributo di solidarietà”, ma di fatto si tratta di una trattenuta aggiuntiva che sforbicerà migliaia di assegni fino al 31 dicembre 2014. I trattamenti che superano i 90mila euro annui dovranno pagare il 5% sulla parte eccedente. Sopra i 150mila euro l’anno, invece, scatta un nuovo scaglione e il contributo sale al 10%. Anche in questo caso l’aliquota viene calcolata sulla somma che eccede la soglia.

Il tutto per un gettito che non rafforzerà in modo significativo le casse dello Stato, contribuendo in misura minima al tanto sospirato obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014. Dal nuovo contributo dei pensionati con le tasche gonfie, l’Erario guadagnerà appena 18 milioni di euro quest’anno, cifra che l’anno prossimo scenderà ulteriormente, fino a quota 12 milioni.

Ma ci sono novità importanti anche su un’altra delle misure più controverse fra quelle contenute nella manovra. In questo caso non si tratta di una vera novità, dal momento che in gran parte del Paese hanno iniziato a pagare ormai da una quindicina di giorni. Eppure sembra ci sia ancora molto da dire sull’eterno ritorno del ticket sanitario. Nella sua ultima versione, il balzello è di 10 euro per le prestazioni specialistiche e di 25 euro per i codici bianchi al pronto soccorso.

Domani le Regioni incontreranno il Governo per trovare un’intesa su come gestire il provvedimento, che rischia di essere troppo penalizzante per i cittadini. Si discuterà soprattutto di come trovare le risore che consentano il congelmento del ticket almeno fino alla fine dell’anno. Su questo punto sono forti le pressioni da parte della Lega. In particolare del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, che ha già annunciato di voler “ripresentare nel prossimo Consiglio dei ministri la la proposta di togliere il ticket trovando la copertura finanziaria in un aumento del prezzo dei tabacchi”.

Altro fonte caldo è quello delle liberalizzazioni degli orari d’apertura dei negozi nelle città d’arte. Confesercenti alza la voce e fa sapere che il provvedimento “mette a rischio oltre 30mila piccoli esercizi commerciali”, dando un “ulteriore vantaggio alla grande distribuzione”. L’ultimo grido d’allarme arriva invece da Cgil, Cisl, Uil e Fialp, protagonisti di un’alzata di scudi contro la chiusura dell’Ice, “che ha definitivamente messo la parola fine sul supporto pubblico alle attività di promozione all’estero”.

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