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Padoan: “Ripresa fragile, pareggio di bilancio slitta al 2016”

“Nonostante i segnali di ripresa dell’anno in corso, anche nel 2014 il gap tra la crescita osservata e quella potenziale rimarrà particolarmente negativo, la ripresa economica ancora fragile e la situazione del mercato del lavoro ancora difficile”, per questo “il pareggio di bilancio in termini strutturali” dell’Italia slitterà dal 2015 al 2016, ma sarà poi mantenuto fino al 2018. Questa la spiegazione fornita oggi dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso del suo intervento in Senato sul Def. 

“Per favorire il pagamento dei debiti pregressi della pubblica amministrazione – ha detto il numero uno del Tesoro – il Governo intende avvalersi della procedura per gli eventi eccezionali prevista dall’articolo 6 della legge 243 del 2012. La normativa prevede che, in presenza di eventi eccezionali, il Governo, qualora ritenga indispensabile discostarsi dagli obiettivi programmatici, sentita la Commissione europea, presenti al Parlamento una relazione e una specifica richiesta di autorizzazione in cui sia indicata l’entità e la durata dello scostamento, nonché sia definito un piano di rientro che permetta di convergere verso l’obiettivo di medio periodo. La deliberazione di ciascuna Camera deve essere votata a maggioranza assoluta dai rispettivi componenti”.

Alla luce della situazione dell’economia italiana, ha aggiunto Padoan, “il Governo ritiene che le condizioni macroeconomiche e finanziarie richiedano di riconsiderare il profilo dell’avvicinamento all’obiettivo di medio termine rappresentato dal pareggio di bilancio in termini strutturali. Il governo ha già spiegato nei dettagli come intende far fronte al perdurare delle condizioni cicliche avverse attraverso azioni di stimolo a breve termine, come il pagamento dei debiti della Pa, e con riforme strutturali”.

Il ministro ha comunque assicurato che “nel 2015 il disavanzo strutturale ricomincerebbe a diminuire di 0,5 punti percentuali grazie a una manovra di consolidamento finanziata da riduzione di spesa pari a 0,3 punti percentuali di Pil sull’avanzo primario”. 

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