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Manovra, fumata bianca. Tassi, oggi la Fed risponde a Trump

FIRSTonline

“Spero che alla Fed leggano l’editoriale del Wall Street Journal prima di fare un altro errore lasciando il mercato meno liquido di quanto non lo sia già”. Donald Trump ha continuato così la sua crociata contro l’aumento dei tassi della Fed. Si vedrà stasera se l’offensiva del presidente ha fatto breccia nel muro della Fed. Nel frattempo i democratici hanno rifiutato l’ipotesi di accordo sul bilancio che avrebbe consentito l’avvio della costruzione del muro (costo 5 miliardi di dollari) al confine del Messico.

Intanto, in attesa delle decisioni della Fed, a complicare i tentativi di recupero dei mercati c’è l’accelerazione della discesa dei prezzi del greggio, fortemente voluta dal presidente Usa, che sta mettendo a dura prova i Big del petrolio oltre ai colossi della finanza più esposti nel finanziamento, via junk bond, dello shale oil Usa.

La notizia positiva, una volta tanto, arriva dall’Italia. Un messaggio Whatsapp in arrivo dallo staff del ministro Giovanni Tria ha anticipato ieri sera che c’è l’accordo con Bruxelles che permetterà all’Italia di sfuggire alla procedura di infrazione. Oggi, probabilmente, i mercati (e gli italiani) ne sapranno di più. Parlamento compreso.

DEBOLE L’ASIA, FRENA L’EXPORT DI TOKYO

Stamattina l’indice Nikkei di Tokyo perde lo 0,7%. Softbank Corp è in calo del 10% dopo l’Ipo dell’operatore di telefonia mobile, un collocamento da 62,2 miliardi di dollari.

La bilancia commerciale di Tokyo è in frenata. Le esportazioni del Giappone, a novembre, si sono fermate (-0,1%) dopo il +8% di ottobre. Lo yen si rafforza su dollaro per il quarto giorno consecutivo, a 112,3, massimo da ottobre.

Contrastate le altre Borse asiatiche. L’indice Csi 300 di Shanghai e Shenzhen cede lo 0,3%. Sale Hong Kong (+0,1%). Arretra Sidney (-0,2%) sotto il peso dei titoli energetici (-0,2%).

Il presidente Xi Jingping ha deluso chi si attendeva un’apertura sul fronte dei dazi. “Nessuno deve pensare di poter dire alla Cina quel che può fare” ha sillabato nel corso dell’atteso discorso in occasione del 40° anniversario delle riforme economiche di Deng Xiao Ping.

SCENDE IL RENDIMENTO DEI T-BOND, BRILLA BOEING

Wall Street poco mossa in attesa delle decisioni della Fed. L’’indice S&P500 ha chiuso a +0,01%, in lieve rialzo il Dow Jones (+0,32%). Nasdaq +0,45%.

Si distingue Boeing (+3,8%) che ha annunciato l’aumento del dividendo e alzato il buyback da 18 a 20 miliardi. Rimbalzano i Big della tecnologia dopo il prolungato ribasso. Lo stesso vale per Goldman Sachs: +2,1% dai minimi segnati dopo l’incriminazione in Malaysia.

Il rendimento del Treasury Note a dieci anni è sceso al 2,80%, quello del Treasury a due anni al 2,64%, entrambi sono sui minimi degli ultimi tre mesi.

IL BRENT A 56,5 DOLLARI. MA TIENE SAIPEM. ORO A 1.250 DOLLARI

I prezzi del petrolio in caduta libera hanno provocato il ribasso del settore energia su tutti i listini. Exxon ha chiuso a -2,74, Chevron -2,42%. In Europa ribassi attorno al 2,5% per Shell e Total.

Tiene meglio a Piazza Affari Eni, in calo dell’1%. In controtendenza Saipem (+0,2%) spinta dall’attesa di un accordo con Novatek per costruire piattaforme offshore per il progetto Arctic LNG 2 (gas naturale liquefatto) dell’azienda russa, un affare stimato in 2,5 miliardi di euro.

Il Brent ha perso stanotte un altro 5%. Stamattina il greggio del Mare del Nord è scambiato a 56,5 dollari il barile, in rialzo dello 0,4%. Viaggia sui massimi la produzione dei grandi del settore, Russia, Stati Uniti e d Arabia Saudita. Ma la tendenza potrebbe essere al termine. Riyad ha presentato la legge di bilancio in cui si prevede per il 2019 un aumento degli introiti dalla vendita di petrolio.

Il dollaro si indebolisce sull’euro (cross a 1,138), l’oro sale a 1.250 dollari l’oncia, arrivando sui massimi da quest’estate.

MANOVRA, I MERCATI ASPETTANO I DETTAGLI

Riflettori accesi oggi sui Btp, in attesa degli sviluppi della manovra italiana dopo la notizia dell’accordo arrivata a mercati chiusi. Un messaggio di un collaboratore del ministro Giovanni Tria ha annunciato che è stato raggiunto un accordo con la Commissione Ue. Per le caratteristiche dell’intesa, frutto dell’ultimo estenuante negoziato per definire i tagli strutturali dell’accordo (concordato a Bruxelles ma per ora ignoto al Parlamento) occorrerà attendere la riunione del collegio Ue previsto per questa mattina.

Viene comunque meno un elemento di incertezza per i mercati obbligazionari anche se Bruno Rovelli, country manager di BlackRock per l’Italia (giudizio neutral) sostiene: “Il tema vero non è tanto la legge di bilancio 2019 ma quella del 2020 e 2021. Il problema principale nel lungo periodo – ha spiegato – è la crescita debole, che si spiega con un differenziale di produttività molto negativo rispetto ad altri Paesi. Al momento non ci sono segni che la manovra affronti questo problema”, ha concluso presentando il ‘Global Investment Outlook’ per il 2019.

PIAZZA AFFARI -0,26%. DA GENNAIO -14,5%.

Piazza Affari ha arginato le perdite chiudendo in calo dello 0,26% a 18.644 punti. L’indice FtseMib si avvia verso il Natale con una perdita da inizio 2018 intorno al -14,5%, leggermente peggiore della media registrata dall’Eurostoxx (-13%) ma anche leggermente migliore della performance registrata dal Dax di Francoforte (-16,7% da inizio anno).

Stando alle stime del consenso, i multipli delle blue chip quotate a Piazza Affari hanno raggiunto valutazioni fondamentali molto attraenti in termini relativi: il FtseMib registra un P/E medio pari a 10,4, contro 11,8 volte del Dax, 14,5 volte del Cac e 17,7volte dell’S&P500. Anche il ritorno atteso in termini di dividendo risulta tra i più attraenti: FtseMib al 4,35% lordo, contro il 3,4% del Dax, il 3,7% del Cac40 e il 2% dell’S&P500.
Ieri la Borsa tedesca ha ceduto lo 0,29%, Parigi -0,95%, Madrid -1,27%; Londra -1,11%.

LO SPREAD RIPARTE DA 270 PUNTI

L’istituto Prometeia ha tagliato la stima sul Pil dell’Italia per il 2018-2019. La crescita 2019 è vista a 0,5% (0,9% ad ottobre), mentre quella del 2018 a 0,9% (1% la precedente). A livello globale l’istituto vede una frenata della crescita dal 4,1 al 2,9% per l’anno prossimo: pesano le tensioni commerciali.
In altalena ieri il mercato obbligazionario che, dopo una fase in territorio negativo. recupera nel finale, con lo spread Btp-Bund tornato sui livelli di ieri in area 270 punti base.

Il rendimento del decennale italiano resta sotto quota 3% riscendendo nel finale a 2,942% da 2,955% della chiusura di lunedì.

CADE AZIMUT (-6%) DOPO LE DIMISSIONI DELL’AD

Il titolo peggiore di giornata è stato Azimut (-6%). Si è dimesso l’amministratore delegato Sergio Albarelli “per scelta personale e in pieno accordo con gli organi sociali”. Le dimissioni saranno effettive dal prossimo 25 gennaio. A seguito delle dimissioni, il cda ha nominato per cooptazione Gabriele Blei, conferendogli la carica di amministratore.

In ribasso nel settore anche Banca Generali (-1,7%).

Tra le banche Unicredit (-0,2%) ha raggiunto un accordo definitivo e transattivo della controversia relativa ai ‘cashes, con il fondo Caius Capital, il quale dovrebbe aver versato 90 milioni di euro per evitare altre grane legali.

Affonda Carige (-13%) dopo l’annuncio del closing dell’operazione di cartolarizzazione sofferenza (Riviera Npl), operazione già scontata dal mercato.

RIMBALZA MONCLER, NUOVA COMMESSA PER PRYSMIAN

Moncler (+2,15%) recupera gli ultimi ribassi; Hsbc ha ribadito il suo “buy” sul titolo.
Prysmian guadagna l’1,7% circa sostenuta dalla nuova commessa vinta negli Usa. In evidenza anche Leonardo (+1,5%).

FINCANTIERI E SALINI, IN CALO LE AZENDE DEL PONTE

Perde colpi Telecom Italia (-1,7%).
Tra le società che partecipano alla cordata “Per Genova” cui verrà affidata la costruzione del nuovo ponte Morandi Fincantieri chiude a -0,4%, Salini Impregilo -1,6%.

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