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Lavoro: cresce la richiesta di personale dalle imprese, ma resta la difficoltà del reperimento

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La domanda di lavoro è prevista a inizio d’anno in crescita 14%, tornando ai livelli pre-covid, con il settore manifatturiero che fa da locomotiva con un +17,8%, un segnale che fa ben sperare anche per le prospettive di ripresa economica in generale. I dati sono forniti dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che segnala però ancora la difficoltà delle aziende nel reperimento della forza lavoro.
In particolare le imprese stanno cercando 504.000 lavoratori per gennaio e ben 1,3 milioni per il primo trimestre dell’anno. Si tratta di 46.000 assunzioni in più rispetto al gennaio 2022 (+10,1%) e +149.000 assunzioni (+12,9%) prendendo come riferimento l’intero trimestre.
A guidare la domanda di lavoro è il manifatturiero con un incremento su base annua del 17,8% (+19.000 assunzioni). Seguono turismo (+10mila unità; +21,0%), servizi operativi di supporto a imprese e persone (+7mila; +17,7%) e servizi alle persone (+7mila; +12,9%).

Cresce ancora la difficoltà del reperimento di personale, in particolare di dirigenti e operai specializzati

Di contro, cresce al 46,5% la difficoltà di reperimento (+7 punti percentuali rispetto a un anno fa) che si attesta al 66% per le figure dirigenziali e sfiora il 62% per gli operai specializzati.
A gennaio l’industria ha in programma 174.000 assunzioni. In particolare sono alla ricerca di personale le imprese delle costruzioni (51mila entrate), seguite dalle imprese della meccatronica con 34mila entrate e da quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo che programmano 27mila entrate. I servizi prevedono di assumere 330mila lavoratori: a offrire le maggiori opportunità lavorative sono i servizi alle persone che ricercano 64mila profili, seguiti da commercio (60mila) e turismo (58mila).
Si aggrava il mismatch tra domanda e offerta di lavoro che passa dal 38,6% dello scorso anno al 45,6% (pari a circa 230mila assunzioni).
La mancanza di candidati è la motivazione maggiormente indicata dalle imprese (27,8%), seguita dalla preparazione inadeguata (13,5%) e da altri motivi (4,3%).
Dal Borsino delle professioni sono maggiormente difficili da reperire dirigenti (66,1%), operai specializzati (61,9%), tecnici (51,6%), conduttori di impianti (49,0%), professioni intellettuali, scientifiche e con elevata specializzazione (47,5%), professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (41,0%). Supera i 4 mesi (4,3) il tempo medio di ricerca necessario per ricoprire le posizioni valutate dalle imprese di difficile reperimento.

Assunzioni programmate rivolte per lo più ai giovani

Sono 153mila le assunzioni programmate rivolte preferenzialmente ai giovani sotto i 30 anni e per le quali si registra una difficoltà media di reperimento del 48%. Circa il 20% delle ricerche di personale sono rivolte a laureati (96mila) e il 30% a diplomati (150mila). Per il 18,1% delle assunzioni (oltre 91mila) le imprese pensano di rivolgersi a lavoratori immigrati, soprattutto nei settori della logistica, dei servizi operativi e nella metallurgia.

Per quasi la metà sono proposti contratti a tempo determinato

Il contratto a tempo determinato è la forma di assunzione maggiormente proposta con 208mila unità, pari al 41,3% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (122mila unità, 24,3%), quelli in somministrazione (74mila, 14,7%) e gli altri contratti non alle dipendenze (44mila, 8,8%). L’apprendistato viene proposto per 25mila assunzioni (5,0%), mentre i contratti di collaborazione e le altre tipologie di contratti alle dipendenze vengono indicati rispettivamente per 19mila assunzioni (3,7%) e 10mila assunzioni (2,1%).

Resta in testa il Nord. Meglio il Sud del Centro

A livello territoriale sono le macro-ripartizioni del Nord-ovest e del Nord-est a segnalare le previsioni di assunzione più elevate (rispettivamente oltre 171mila e circa 123mila), seguite dalle regioni del Sud (oltre 109mila) e del centro (circa 101mila). La graduatoria regionale delle assunzioni vede, nell’ordine, Lombardia (121mila), Veneto (51mila), Lazio (50mila), Emilia-Romagna (49mila), Piemonte (37mila) e Campania (32mila).

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