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Lagarde non scalda i mercati, realizzi su Atlantia

Imagoeconomica

Piazza Affari si accende a fine giornata e chiude in rialzo dello 0,37% a 20.356 punti, in un contesto europeo debole, nel quale prevalgono le prese di profitto dopo i guadagni di ieri. Francoforte cede lo 0,5%; Parigi -0,46%; Madrid -0,15%; Londra -0,64%; Zurigo -0,36%.

Il cielo è prevalentemente nuvoloso anche a Wall Street, dove il Nasdaq perde l’1,5% e il Dow Jones fallisce il tentativo di recupero e sembra destinato a interrompere la serie di rialzi (4 sedute di seguito finora). A tenere sulla corda gli investitori sono le tensioni Usa-Cina e i dati macro in chiaro scuro provenienti dai due paesi. Il pil del Celeste impero è ripartito nel secondo trimestre (+3,2% contro attese inferiori) ma le vendite al dettaglio hanno frenato a sorpresa (-1,8% annuo). Prosegue inoltre l’effetto coronavirus sulle nuove richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, che restano costantemente sopra il milione alla settimana

Ad accendere il listino milanese invece ha contribuito la presidente della Bce Christine Lagarde convinta che “il recovery fund vedrà la luce” e sarà importante per sostenere la ripresa e indirizzare la svolta verde e digitale. Riguardo la composizione del piano, Lagarde spera che arrivi a 750 miliardi e sia composto in larga parte da finanziamenti a fondo perduto e in parte minore da prestiti per aiutare i paesi e i settori più colpiti dalla crisi. Insomma piena sintonia con il punto di vista italiano, alla vigilia dell’avvio dell’importante vertice Ue sul tema e al termine della riunione di politica monetaria della Bce che ha lasciato invariati i tassi d’interesse e confermato la politica monetaria ultraespansiva, il cosiddetto bazooka, che fin qui ha funzionato. L’Eurozona necessita ancora “di un ampio stimolo monetario”. Confermato inoltre il piano di acquisti di titoli (Pepp) per supportare l’economia post Covid. Il fatto che Francoforte abbia acquistato più titoli italiani o portoghesi rispetto alla ‘capital key’, cioè la proporzionalità degli acquisti alla quota di ciascun paese nel capitale della Bce, è giusto perché fa parte del principio di flessibilità, caratteristica centrale del nuovo programma pandemico. Le scelte della banca centrale europea incoraggiano anche l’euro, che si muove in attivo sul dollaro, con il cambio a 1,143.

Si apprezza inoltre il secondario italiano, con lo spread fra Btp 10 anni e Bund di pari durata in contrazione a 163 punti base (-0,84%) e il rendimento del benchmark tricolore i discesa a 1,17%.

Fra le blue chip svetta Telecom, +4,37%, a seguito del mandato conferito ieri dal cda all’ad per esaminare e approvare le condizioni definitive dell’offerta vincolante sulle attività mobili del gruppo brasiliano Oi. Secondo il broker Fidentiis, “l’acquisizione degli asset di Oi sarebbe una notizia positiva per Tim perché consentirebbe al gruppo di consolidare ulteriormente la propria quota di mercato in Brasile”. Bene Amplifon +1,69%; Saipem +2,06%; Hera +1,67%. Le banche beneficiano del restringimento dello spread. Fra le big le più gettonate sono Intesa +1,38% e Ubi +1,54%, sotto i riflettori per l’Ops lanciata dalla prima sulla seconda. L’ultimo dato noto, sull’andamento dell’offerta, è di 29.693.970 azioni portate in adesione, pari al 2,596% del capitale della banca bergamasca.

Monte dei Paschi, +2,94%, non vuole certo restare fuori dai giochi di consolidamento nel settore e sceglie un advisor per la ricerca di un partner per una fusione.

Sulla sponda scoscesa del listino si ferma Atlantia, -5,24%, che ieri ha dato vita a uno spettacolare recupero dopo l’intesa con il governo che dovrebbe evitare la revoca delle concessioni ad Autostrade. Male Ferrari -1,49%; Moncler -1,71%; Exor -1,03%.

Nella galassia Agnelli, è in controtendenza Fca, +1,14%, dopo la scelta del nome del nuovo gruppo che nascerà dalla fusione tra Fca e Psa: Stellantis, dal verbo latino stello che significa essere illuminato di stelle.

Un po’ di luce tocca dunque anche la mamma della Panda, in una giornata in cui deludono le immatricolazioni europee di giugno. Le cose, per la casa italoamericana, sono andate anche peggio del mercato (-28,4% contro -24,1% del mercato).

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