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La guerra, l’industria, la sfida al futuro di Roma e del Lazio: parla Camilli, presidente di Unindustria

Imagoeconomica

La guerra Russia-Ucraina, con le sue allarmanti conseguenze umane, è la prima preoccupazione delle imprese di Roma e del Lazio e obbliga a fare i conti con i rischi che corre l’industria della Capitale e della Regione che la circonda, ma non cancella la voglia di futuro e l’occasione unica che Roma e il Lazio hanno di fronte sia per l’opportunità offerta dal PNRR che per una serie di eventi eccezionali che vanno dal Giubileo al possibile Expo 2030. Di tutto questo parliamo, nell’intervista concessa a FIRSTonline, con il Presidente di Unindustria Lazio, Angelo Camilli, che riassume le angosce del presente ma anche i progetti per il futuro di una parte rilevante dell’industria e dell’Italia, come Roma e il Lazio, che fiuta e sogna una svolta del suo sviluppo e della sua modernizzazione.

Presidente Camilli, il mondo sta vivendo tempi di guerra impensabili fino a qualche giorno fa e, oltre a tutto l’aiuto possibile al polo ucraino, bisogna purtroppo fare anche qualche conto: quanto pesa la guerra sull’industria del Lazio e in particolare sull’export e sull’import?

Stiamo assistendo in queste ore ad uno scenario allarmante. L’aggressione militare della Russia è ingiustificabile e siamo molto preoccupati per le conseguenze umanitarie che il conflitto sta già generando. Il prezzo pagato in termini di vite umane è già altissimo dopo pochi giorni di conflitto: questo è il dato più allarmante da considerare. Ovviamente, il nostro lavoro ci impone di quantificare anche le possibili ripercussioni che la guerra avrà sul sistema industriale italiano e laziale. La Russia infatti pesa per il 2,1% sull’export della nostra Regione (contro l’1,6% dell’Italia) e per il 2,5% sull’import (3,4% dell’Italia). L’export del Lazio destinato alla Russia è concentrato principalmente in due settori: farmaceutica (313 milioni € nel 2019 su complessivi 13,3 miliardi €, corrispondenti al 2,4%) ed aerospazio (60 milioni nel 2019, 4% del totale export aerospazio del Lazio; 186 milioni nel 2020, 15% del totale); mentre l’import soprattutto sulla metallurgia. In questo settore provengono dalla Russia beni per 632 milioni €, pari al 29% di tutte le importazioni laziali di prodotti metallurgici. Si tratta di un settore particolarmente rilevante per il Lazio, dal momento che rappresenta la terza voce dell’export laziale dopo la farmaceutica e la chimica.

La situazione geopolitica così instabile potrebbe avere significativi impatti nell’interscambio di prodotti e, in particolare, incidere ancor più negativamente sui prezzi dell’energia, già in una situazione critica per imprese e famiglie.

Nel 2021 l’economia italiana ha conosciuto un rimbalzo del Pil del 6,6% che non vedevamo dal lontano 1976 e anche per il 2022 le previsioni parlano di una possibile crescita del Pil del 4%: in questo contesto come si colloca il Lazio e, come Unindustria Lazio che previsioni fate per l’anno in corso?

Veniamo da un’intensa fase di ripresa dell’economia italiana registrata nel 2021, ciononostante, crescono le preoccupazioni per l’anno in corso dovute al forte rincaro delle commodity, che mette a serio rischio il percorso di risalita del Pil avviato lo scorso anno. Per quanto riguarda la nostra Regione, le previsioni Prometeia di gennaio scorso indicano per il 2021 un tasso di crescita sostenuto, intorno al 6%, appena al disotto del dato medio nazionale (6,5%). Un risultato che – se fosse confermato, come ci auguriamo – è da considerarsi molto positivo per il Lazio, soprattutto tenendo conto che nel 2021 è mancato il contributo di un settore fondamentale come il turismo. Tutto ciò dimostra anche che una parte importante del nostro tessuto produttivo ha saputo cogliere a pieno la ripresa della domanda, domestica e internazionale.

Quali sono i principali punti di forza e quali le criticità dell’industria e dei servizi del Lazio oggi?  

Il robusto recupero del nostro export ha contribuito a confermare quelli che sono da sempre punti di eccellenza della nostra Regione. Il Lazio è la regione italiana a più elevata specializzazione produttiva nei settori ad alta tecnologia e ad elevata intensità di conoscenza: il 7,8% degli occupati è impiegata nelle “High-technology manufacturing industries” e negli “High-tech knowledge-intensive services”. Siamo, inoltre, la prima Regione per numero di università, con 13 degli 87 atenei presenti su territorio nazionale e Roma è la prima provincia con 11 atenei. La nostra Capitale ospita le sedi di primari centri di ricerca e istituzioni pubbliche e nel Lazio si concentra il 35% degli addetti alla ricerca delle istituzioni pubbliche italiane (escluse le università) e il 43% della spesa. Nel Lazio ha sede uno dei principali poli produttivi della Farmaceutica europea che conta 107 imprese per 12.300 addetti (Istat, 2019); l’Italia (insieme alla Germania) è il primo produttore di farmaci in Europa, e dalla regione Lazio proviene il 38% dell’export nazionale del settore. Senza dimenticare il cinema e l’audiovisivo dove, con il 27% delle imprese e il 41% degli addetti, Roma è l’hub italiano del cinema; oppure l’Ict dove il Lazio è la prima regione per esportazione di servizi ICT (4 mld euro nel 2020, 48% del totale nazionale) e la regione a più alta concentrazione di imprese nel settore della Cybersecurity (680 imprese su 3.000 totali). Vi sono però criticità che rischiano di frenare la crescita della nostra Regione, in particolare un quadro infrastrutturale non omogeneo e con opere strategiche attese da troppo tempo: il destino dell’Autostrada Roma-Latina, la prolungata vicenda della chiusura dell’Anello ferroviario di Roma e le condizioni della Salaria sono alcuni esempi significativi. A ciò si aggiunge anche una burocrazia autorizzativa spesso lenta e farraginosa che rende più aleatorio il quadro di contesto per i nuovi investimenti. Oltre a questo, nell’ultimo periodo le aziende del Lazio stanno facendo anche esse i conti con i rincari dell’energia, soprattutto alcuni settori particolarmente energivori come quello della ceramica. Alcuni analisti hanno stimato in 2,2 miliardi di euro l’esborso economico aggiuntivo delle imprese del Lazio nel 2022, sugli oltre 30 miliardi per le aziende italiane.

Al di là dell’emergenza guerra, quanto pesano sulle imprese del Lazio l’exploit del caro-energia e i colli di bottiglia che ostacolano la crescita in tutto il Paese?

Tra le nostre aziende è sempre più sentito il problema del forte aumento dei costi energetici, così come i prezzi e la scarsità di materie prime ed input intermedi. L’impennata dei costi energetici nel Lazio interessa tutti i settori ma in modo particolare la Metallurgia, l’Automotive, la Ceramica, la Chimica, i Trasporti, la Carta e Stampa. Parliamo di costi insostenibili, soprattutto per le imprese manifatturiere, anche in termini di competitività. Si tratta di un tema di grandissima rilevanza dal momento che il prezzo dell’energia non è destinato a rientrare nel breve termine, ma scenderà molto lentamente per tornare a livelli “normali” dopo il 2023, e tutto ciò è condizionato dallo scenario allarmante geo-politico innescato dalla Russia, da cui proviene quasi metà del gas per la UE.

Malgrado la forte crescita del 2021 il tasso di disoccupazione resta alto e la difficoltà di far incontrare domanda e offerta resta forte, se è vero come è vero che a fronte di grandi sacche di disoccupazione, in mote aree industriali e dei servizi non si trova il personale necessario: nel Lazio come stanno le cose?

Da una nostra recente indagine abbiamo riscontrato che una quota importante di imprese associate, il 42%, sta attraversando difficoltà nel reclutare alcune figure professionali che sono centrali nei processi di transizione ecologica e digitale: in particolare ingegneri, nelle diverse specializzazioni, sviluppatori e informatici, periti chimici. Come Unindustria stiamo puntando molto anche sugli ITS, Istituti Tecnici Superiori. Abbiamo, infatti, costituito la Fondazione ITS Meccatronico del Lazio che nasce proprio dalla esigenza di alcune imprese del territorio di Frosinone e del Basso Lazio di rafforzare la formazione tecnico-specialistica in ambito meccanico e meccatronico e di sviluppare le competenze strettamente correlate ai fabbisogni professionali espressi dalle imprese per lo sviluppo della competitività del territorio, favorendo l’occupazione dei giovani al termine del percorso di formazione.In particolare, i settori automotive, aerospaziale e della componentistica elettrica ed elettronica, richiedono figure professionali sempre più qualificate e caratterizzate da specifiche ed evolute competenze per la gestione e manutenzione di sistemi meccatronici complessi e connessi. Ma in realtà il profilo del Tecnico Meccatronico è trasversale e quindi richiesto da tutti i settori. Come Unindustria cerchiamo dunque di avvicinare agli studenti al mondo produttivo e contribuire, con l’ITS Meccatronico del Lazio, alla promozione e diffusione della cultura tecnica e scientifica e all’orientamento dei giovani verso le professioni tecniche.

Nonostante le difficoltà che pesano su tutta l’economia, per una serie di fatti e di eventi eccezionali – dal PNNR alla candidatura a Expo 2030 fino al Giubileo – sul Lazio sta per arrivare una pioggia di risorse che fa di questi anni un’occasione unica e forse irripetibile per alzare e rendere duratura il potenziale di crescita della Regione: Unindustria cosa propone, anche alla luce delle recenti Assise, per utilizzare al meglio le risorse in arrivo e per far fare alle imprese del Lazio un autentico salto di qualità?

Abbiamo organizzato pochi giorni fa un confronto con quattrocento industriali e manager a porte chiuse, in cui è emerso un clima di fiducia nel futuro e voglia di ripresa, nonostante le preoccupazioni legate alla situazione geo-politica attuale.

Sono convinto da tempo che ci siano tutti i segnali e le condizioni per parlare di una crescita importante per Roma e il Lazio. Abbiamo fondi considerevoli del Pnrr che impatteranno sulla nostra città e sulla nostra Regione, fondi della programmazione comunitaria raddoppiati per il Lazio, grandi eventi che daranno una nuova spinta al turismo, dal Giubileo del 2025 alla candidatura all’Expo 2030; una serie di buone notizie e di buone prospettive per la nostra Regione. Sono tanti i “punti di partenza” all’orizzonte per il Lazio e fanno tutti rima con i grandi eventi. Queste manifestazioni internazionali, se ben progettate, rappresenteranno un’opportunità di crescita importantissima. Se saremo in grado di spendere bene queste risorse, riusciremo a recuperare smalto e slancio verso il futuro, ciò che mancava da tempo. Dobbiamo essere in grado di cogliere questa opportunità, saper programmare e realizzare gli investimenti in tempi giusti: questa è la sfida che ci attende. Tra pochi giorni partiremo come sistema delle imprese del Lazio all’Expo di Dubai partecipando alla missione organizzata dal Sindaco Gualtieri per presentare la candidatura di Roma all’Expo 2030. Successivamente saremo anche con il Presidente della Regione Lazio Zingaretti per valorizzare, con le nostre imprese, i punti di forza ed eccellenza del territorio laziale.

In particolare, sul PNRR quale è lo stato di attuazione nel Lazio e cosa suggerisce Unindustria alla Regione, alle amministrazioni locali e al Governo per utilizzare al meglio le risorse disponibili per incanalarle verso un maggior tasso di crescita?

Insistiamo da tempo sul tema di una congiuntura particolarmente favorevole per la Capitale nei prossimi anni riconducibile principalmente agli effetti positivi del PNRR, che potrebbe innescare a Roma tassi di crescita maggiori rispetto alla media italiana (+2,5% rispetto alla media italiana nel triennio 2021-2024). Roma ha grandi problemi ma oggi ha opportunità altrettanto grandi. Grazie ad una sinergia e ad un lavoro di squadra con Regione, amministrazioni locali e Governo, siamo certi che Roma e tutto il Lazio potranno beneficiare anche del completamento di rilevanti opere infrastrutturali attese da anni. Fondamentale, infatti, per il riposizionamento della Capitale nello scenario internazionale fra le moderne metropoli è anche il completamento di tutti i progetti infrastrutturali del Piano Italia Veloce che per Roma valgono circa 8 miliardi di euro e la realizzazione di opere lungamente attese come la chiusura dell’anello ferroviario, il proseguimento della linea C e il raddoppio della Salaria. E naturalmente si guarda anche alle opere tuttora in sospeso che darebbero una grande risalto anche ai mercati internazionali. Unindustria è da sempre convinta che, per sostenere l’economia regionale, sarà importante intervenire sui deficit strutturali mai superati, a partire dalle infrastrutture sia immateriali che materiali come la Roma-Latina, la Orte-Civitavecchia, la bretella Cisterna-Valmontone e l’espansione di capacità di Fiumicino ed anche sulle condizioni di contesto, a partire dalla pressione fiscale, quali fattori primari di competitività del territorio. Di assoluta importanza per noi è il potenziamento dell’aeroporto di Fiumicino e del Porto di Civitavecchia, diventato finalmente “Porto Core” nell’ambito della proposta legislativa europea di aggiornamento della rete TEN-T come “Porto della Capitale” all’interno delle reti trans-europee dei trasporti. Infrastruttura quella di Civitavecchia che continua ad essere assoluta protagonista in Italia, con il record di crocieristi (secondo scalo in Europa dopo Barcellona) e il settimo al mondo (2,7 milioni di turisti nel 2019), con il maggior numero di navi in sosta e che, con il nuovo riconoscimento nella rete TEN-T e le opportunità derivanti dall’implementazione della Zona Logistica Semplificata, potrà puntare anche su un aumento significativo del traffico merci.

La sua presidenza si caratterizza per aver proposto una serie di progetti speciali per segnare una svolta nel Lazio, nella sua economia, nella sua industria e nei suoi servizi: tra questi quello forse più attraente è la creazione anche a Roma di un Politecnico che, come già avviene a Milano e a Torino, formi in casa gli ingegneri di cui l’industria e più in generale la Regione ha bisogno. A che punto è il progetto, dove avrà sede e quando realisticamente si può pensare che partano i primi corsi?  

Una Capitale che attragga risorse e talenti con nuove ambizioni guardando soprattutto ai giovani e all’innovazione e che avvicini sempre più le competenze dei neo-laureati alle esigenze delle imprese e dei profili professionali emergenti. Proprio per questo abbiamo proposto la creazione di un nuovo polo universitario per la ricerca, il trasferimento tecnologico e la formazione di altissima specializzazione nelle discipline scientifiche e di caratura internazionale su Trasformazione Digitale, Transizione ecologica e Bio-farmaceutico e Salute: il Rome Technopole. Un progetto promosso e sostenuto dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma,in cui sono coinvolte le principali università pubbliche e private del territorio che aderiscono anche al nostro Accordo Quadro: La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre, Luiss Guido Carli, Campus Bio-Medico, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Università degli Studi della Tuscia. Con l’occasione dell’uscita del bando MUR sugli “Ecosistemi dell’Innovazione Territoriali” a valere sui fondi del PNRR, si è presentata l’opportunità di avviare concretamente il progetto dettagliando i programmi di ricerca e di didattica e trovando i primi importanti finanziamenti per l’avvio dei primi tre anni di attività: tra i 90 e i 120 milioni. Il 24 febbraio è stata presentata la proposta progettuale al MUR sottoscritta anche da circa 40 imprese tra grandi e piccole realtà innovative. Attendiamo l’esito del bando, ma crediamo che, in ogni caso, il progetto del Rome Technopole ha solide basi per andare avanti al di là e oltre i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, perché è ormai considerato un progetto strategico per il futuro della Regione e della Capitale.

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  • caro presidente

    Roma non può non avere una City Finanziaria (EUR come localizzazione). Servizi e condizioni che creino interesse per avere le sedi di multinazionali. Uscire dalla ex sede Sky di Via Salaria e trovarsi in quel degrado è pazzesco .