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La guerra in Ucraina apre una nuova fase per l’economia italiana: i cinque motivi di Prometeia

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La guerra in Ucraina potrebbe aprire a una nuova fase per l’economia italiana caratterizzata da una crescita bassa e un’inflazione elevata, complici i rincari delle materie prime e le strozzature nelle catene globali di fornitura. Questo è lo scenario fornito da Prometeia – il centro studi bolognese – nel suo rapporto di previsione di marzo 2022.

Se fino a poche settimane fa c’erano tutte le condizioni per lasciarsi alle spalle gli ultimi due anni segnati dalla pandemia, l’invasione dell’Ucraina ha cambiato le carte in tavola, non solo per i suoi drammatici risvolti, ma anche in termini geopolitici ed economici. A differenza di quanto avvenuto in occasione di altre crisi, stavolta la cesura con il passato è molto più forte tanto da aprire una nuova era per l’economia italiana. Prometeia individua 5 motivi: l’inflazione taglierà la spesa di famiglie e imprese minandone la fiducia e il potere d’acquisto, le catene globali di fornitura potrebbero subire nuovi arresti, l’approccio diverso delle banche centrali, l’incertezza spaventa i mercati finanziari e, infine, politiche di bilancio orientate ad attenuare gli impatti degli aumenti ma al momento sufficienti a compensare tali effetti.

Economia italiana: l’inflazione taglia la spesa di famiglie e imprese

L’inflazione dei beni energetici su base annua è balzata in questi primi mesi dell’anno al 124% per i prezzi alla produzione, al 46% per i prezzi al consumo, con punte al 96% per le tariffe di gas ed energia elettrica per le famiglie. Allo stesso tempo, però, l’aumento dei costi delle imprese si sta scaricando su tutta la filiera dei prezzi: quelli alla produzione dei manufatti hanno raggiunto il 12% e l’inflazione core è salita all’1.8% dallo 0.8 di un anno fa. Prometeia ha rivisto le stime per il 2022: crescita in calo al 2,3% (dal 3,6% di febbraio) e inflazione in aumento al 5,3% (dal 3,5% in febbraio), un livello non più toccato dagli anni ‘80, per poi scendere all’1.8% in media l’anno prossimo.

Tale fiammata taglierà la spesa di famiglie e imprese, minandone la fiducia e il potere d’acquisto. Gli interventi messi in campo dal governo, sebbene importanti, non sono al momento sufficienti a sortire tali effetti. La spesa nominale rimarrà nel complesso invariata ma il suo corrispettivo in termini di beni e servizi acquistati sarà per ben il 2% assorbito dall’inflazione. Anche per le imprese gli effetti saranno molto differenziati a seconda dell’intensità energetica delle produzioni, ma in media peseranno sia “l’aumento dei costi” sia “il deterioramento delle attese di domanda interna ed estera”.

Le catene globali di fornitura rallentano a causa della guerra

Tra i motivi che potrebbero aprire a una nuova era della economia italiana, secondo la società di consulenza, ci sono anche le possibili strozzature nelle catene globali di fornitura indotte dalla guerra e dalle sanzioni economiche, già gravemente colpite dalla crisi pandemica. Appena l’1.6% delle esportazioni totali italiane va in Russia e lo 0.6% in Ucraina; tuttavia, l’impatto può essere forte per alcuni comparti specifici (macchinari, l’abbigliamento e calzature, i prodotti farmaceutici), e per alcune regioni (oltre il 25% dell’export italiano verso la Russia proviene dalla Lombardia – il 20% dell’export marchigiano è diretto in Russia).

Inoltre, Russia e Ucraina detengono significative quote di mercato nelle forniture di alcune materie prime e prodotti semilavorati (titanio, palladio, grano e mais), che sono input importanti per l’automotive, il settore dei fertilizzanti e quello agricolo. In un mondo interconnesso, con catene del valore complesse, gli effetti sulle economie potrebbero andare al di là di quello che suggeriscono i dati sull’interscambio.

Regionalizzare gli scambi e ridurre le catene di fornitura per un settore manifatturiero aperto agli scambi come quello italiano, da un lato può avere indubbi vantaggi in situazioni come quelle vissute durante la pandemia e ora con la guerra, dall’altro si traduce in maggiori costi di produzione e minore potere d’acquisto per le famiglie.

La posizione restrittiva delle Bc peserà sull’economia italiana 

La Bce nell’incontro di marzo ha mandato un segnale restrittivo, anticipando la chiusura del programma di acquisti APP (Asset Purchase Programme). La Fed deve affrontare un’inflazione che a febbraio ha raggiunto quasi l’8% e, con un’economia in forte espansione, le attese dei mercati al momento sono per aumenti complessivi di 200 punti base entro il 2022. Secondo Prometeia, la posizione più restrittiva non può che pesare sull’andamento dell’attività economica, dei mercati finanziari e dei climi di fiducia. Per contro si profila una risposta espansiva della politica di bilancio in Europa e un’ulteriore sospensione delle regole di bilancio europee. Inoltre si potrebbe arrivare a spese comuni per la difesa, per ridurre la dipendenza energetica e per accogliere i profughi ucraini.

Per l’Ue, Prometeia continua a prevedere solo a inizio 2023 il primo rialzo dei tassi di politica monetaria nonostante un’inflazione che a fine anno potrà attestarsi tra il 3.5% e il 4%. Si stima che gli effetti deflativi dello shock legato alla guerra Ucraina segnano una battuta d’arresto per l’area euro, con cui la Bce dovrà fare i conti.

La crescita del Pil Ue prevista per quest’anno, 2.2%, sottende infatti una sostanziale stagnazione una volta depurata dall’effetto trascinamento (1.9 punti base), anche se con significative differenze tra i principali Paesi dell’area. Non bisogna però sottovalutare il rischio che la pandemia possa ancora frenare la crescita.

L’incertezza spaventa i mercati finanziari e lo spread aumenta

Al momento meno preoccupanti per il nostro Paese sarebbero gli effetti legati ai collegamenti finanziari coi Paesi in guerra. Le relazioni finanziarie, e le relative sanzioni, con la Russia coinvolgono in misura limitata le istituzioni finanziarie italiane, anche se le nostre banche appaiono fra le più presenti su quel mercato. Il sistema bancario europeo è esposto verso la Russia per circa cento miliardi di euro tra crediti e altre attività in valuta estera e valuta locale, pari allo 0,7% del Pil europeo (l’Italia per circa 30 miliardi, pari a circa 1,5% del Pil). L’esposizione verso l’Ucraina è molto più contenuta. 

Tuttavia, gli effetti sono amplificati dalla maggiore incertezza: le condizioni si sono irrigidite nei mercati finanziari di tutto il mondo, con premi al rischio più elevati che non hanno tardato a essere richiesti anche sul nostro debito sovrano, con spread rispetto al Bund tedesco in aumento (che ha una maggiore esposizione dell’Italia all’economia russa). A tutto questo si deve aggiungere la possibilità che Mosca decida di fare default sul debito estero in caso di un prolungamento del conflitto.

Politiche di bilancio per attenuare i rincari non sufficienti

L’invasione russa ha modificato anche le prospettive per la politica di bilancio, impegnata nel 2022 anche ad attenuarne l’impatto su famiglie e imprese degli aumenti dell’energia e per accogliere i rifugiati dall’Ucraina. Per mitigare le conseguenze dei rincari, l’esecutivo è già intervenuto con misure per oltre 10 miliardi di euro solo nei primi due trimestri, e secondo Prometeia, saranno replicati anche per la seconda metà dell’anno dato il perdurare degli alti prezzi energetici. Nel complesso, le misure di sostegno inserite nello scenario “saranno compatibili con un disavanzo che si attesterebbe al 5,8% del pil”. Per il 2022, inoltre, Prometeia mantiene le sue previsioni sul PNRR che contribuirà alla crescita del pil per circa lo 0,4%. 

Nelle stime Prometeia il prodotto interno lordo del nostro Paese segnerà +2,2% per il 2022 (contro il 4% di dicembre). Una revisione basata sull’ipotesi che i fattori di traino della crescita non siano venuti meno e che riprenderanno il sopravvento a partire dall’estate, dopo un primo trimestre dell’anno in contrazione. Tuttavia, la crescita sarà frenata da prezzi dell’energia costantemente più alti e che quindi non recupererà i livelli previsti da Prometeia antecedenti la guerra.

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Categories: Economia e Imprese