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Italia, Francia, Spagna e soprattutto Grecia mettono in allarme l’euro e Monti corre a Bruxelles

Ungheria, Grecia, Spagna, Francia e Italia: una giornata da brividi per l’Europa che ricorda una volta di più quanto incerta resti la battaglia per la salvezza dell’euro, che sta perdendo di nuovo terreno sul dollaro. Qualche giorno fa la stampa inglese, che spesso tifa per il crollo dell’euro, aveva segnalato che gli hedge fund si stavano preparando alla spallata finale contro la moneta unica e la cronaca delle ultime ore sembra in qualche modo avallare le tesi più pessimistiche anche se sull’euro la partita resta da giocare e l’Italia vuole spendersi le sue carte. Non per caso il presidente del Consiglio, Mario Monti, è corso all’improvviso a Bruxelles e si prepara all’incontro di oggi con Sarkozy a cui farà seguito l’incontro di mercoledì prossimo con la cancelliera Merkel. L’Italia vuole onorare tutti i suoi impegni ma, avendo riacquistato credibilità internazionale con la manovra Monti e il cambio di governo, vuol dire la sua: sì al controllo dei bilanci e alle sanzioni automatiche ma attenzione a non provocare recessione con un’austerity troppo rigida e con regole sul rientro dal debito che non tengano conto del ciclo economico.

La giornata di oggi è piena di brutte notizie e le più gravi sono arrivate da Ungheria e Grecia, ma anche Spagna, Francia e Italia non hanno vissuto ore tranquille. A Budapest l’asta dei titoli di Stato è fallita e l’Ungheria si avvia pericolosamente al default anche per effetto di una legge assurda sostenuta dal nuovo governo nazionalista Orban che mette in discussione l’indipendenza della banca centrale, oltre a quella della stampa e della magistratura. E’ probabile che Budapest debba chiedere un aiuto d’emergenza al Fondo Monetario mentre la Ue reclama l’indipendenza della bance centrale magiara. Il fiorino è ai minimi storici sull’euro. La crisi ungherese investe da vicino l’Europa anche se non l’euro e riguarda pure Intesasanpaolo e Unicredit, che sono rispettivamente la quinta e settima banca del Paese.

Notizie non più incoraggianti vengono dalla Grecia, dove il nuovo premier Papademos, incontrando imprese e sindacati, ha detto chiaro e tondo che, se non si sbloccano i nuovi aiuti europei, entro marzo Atene va in default. Il presidente dell’Eurogruppo, Juncker, si è affrettato a gettare acqua sul fuoco dicendo che il ritorno alla dracma è impensabile ma l’allarme è palpabile.

Se Ungheria e Grecia piangono, certamente Spagna, Francia e Italia non ridono. A Madrid, poche ore dopo l’accertamento che il deficit supra l’8% del Pil, il nuovo governo di centrodestra si trova a fare i conti con l’urgente bisogno di ricapitalizzazione delle banche che ammonta alla cifra record di 50 miliardi di euro. In Francia invece l’asta dei titoli di Stato è andata così così: tassi degli Oat in rialzo e domanda fiacca.

Infine l’Italia: l’aumento di capitale di Unicredit (che deve tenere un occhio anche sull’Ungheria) ha affossato il titolo in Borsa e trascinato al ribasso tutto il comparto bancario e lo stesso listino. Ma sul pessimo andamento delle banche in Borsa influisce pesantemente anche la rinnovata tensione sul rischio sovrano: lo spread è tornato a quota 520 e i rendimenti che il Tesoro deve offrire sul Btp decennale superano pericolosamente il 7%. Nella conferenza stampa di fine anno il presidente Monti ebbe a dire che per abbattere lo stock del nostro debito pubblico non escludeva nulla, nemmeno misure straordinarie. Forse non è ancora l’ora ma è bene non dimenticarlo mai.

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