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Germania, la Corte Costituzionale bacchetta la Merkel e rafforza il Parlamento

La Corte Costituzionale federale continuerà a controllare che i diritti del Parlamento tedesco non vengano sacrificati sull’altare del processo di integrazione europea. E’ questo il messaggio che è arrivato martedì mattina da Karlsruhe, città nel sud della Germania e sede del Bundesverfassungsgericht, la Corte Costituzionale tedesca. In una sentenza emanata ieri (2 BvE 4/11), i giudici togati hanno stabilito che il Governo federale ha violato il diritto del Bundestag ad essere adeguatamente informato in ordine alle trattative europee concernenti l’adozione del patto sulla competitività (cd. Patto Euro-Plus) e l’istituzione del fondo di stabilizzazione permanente (ESM). “La democrazia ha un prezzo. Cercare di risparmiare su di essa, può costare molto caro”, ha commentato il Presidente della Corte, Andreas Voßkuhle, dopo aver letto il dispositivo.

A presentare il ricorso era stato, lo scorso anno, il gruppo parlamentare dei Verdi al Bundestag, stanco di chiedere e non ricevere informazioni adeguate dal Governo federale. Addirittura, per sapere a che punto fossero i negoziati in sede europea, i deputati del gruppo ecologista ricorsero all’aiuto dei propri colleghi austriaci. Il Governo tedesco si è difeso argomentando che, trattandosi di accordi adottati con il metodo intergovernativo e perciò estranei formalmente all’ordinamento comunitario, i doveri di informazione nei confronti del Parlamento non erano così penetranti come è invece il caso degli affari dell’Unione.

Con il giudizio di ieri, la Corte ha dato un’interpretazione tutt’altro che scontata, inquadrando l’ESM nell’ordinamento unionale (§ 144), dal momento che la nozione di affari dell’Unione va intesa in senso ampio e non formale. Ciò comporta innanzitutto che un rafforzamento dei diritti di informazione del Parlamento dopo le analoghe sentenze del giugno 2009 (Lissabon-Urteil), del settembre 2011 (Griechenland und EFSF-Urteil) e del febbraio 2012 (EFSF-Sondergremium Urteil). In secondo luogo, la pronuncia sembra anche preludere alla necessità che il 29 giugno prossimo il Parlamento tedesco approvi con la maggioranza costituzionale dei 2/3 anche il trattato istitutivo dell’ESM e non soltanto il Fiscal Compact. Per ora, infatti, il Governo federale si è ostinato a ribadire che, diversamente dal Fiscal Compact, l’istituzione del meccanismo di stabilizzazione permanente non altera le fondamenta costituzionali della Repubblica federale e non richiede quindi l’approvazione da parte di 2/3 dell’assemblea.

Con la sentenza di ieri Karlsruhe è tornata a far sentire la propria voce, mettendo paletti precisi alle manovre del Governo federale in sede europea. Ancora oggi quindi, per la Corte Costituzionale tedesca, il Parlamento nazionale deve restare il luogo dove si decide circa gli impegni internazionali ed europei. 

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