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Fs, Mazzoncini: “Vado via per lo spoils system, ma lascio conti super”

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“Cari amici, dopo poco meno di tre anni, a seguito della decisione del nuovo Governo di applicare lo spoils system, lascio l’incarico di a.d. di Ferrovie dello Stato Italiane”. Queste le parole che l’amministratore delegato uscente di Ferrovie dello Stato, Renato Mazzoncini, ha indirizzato ai suoi quasi ex dipendenti dopo la decisione del Governo di far decadere l’intero consiglio di amministrazione della società.

Il 25 luglio, attraverso un post su Facebook, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha annunciato di aver firmato l’azzeramento del cda di Fs per motivi “etici” e per “chiudere col passato”. Non a caso alla lettera del manager hanno subito replicato fonti dello stesso ministero: “La decadenza del cda di Fs, stabilita nei termini propri di una legge dello Stato, deriva dalla mancata osservanza di una precisa clausola etica dello statuto in relazione alla posizione dell’amministratore delegato”.

L’articolo 10 dello statuto di Ferrovie, prevede infatti che il cda in caso di rinvio a giudizio, il cda del gruppo possa (non debba però, non c’è nessun obbligo) decidere la decadenza dell’amministratore dalla carica “per giusta causa, senza diritto al risarcimento danni, salvo che il consiglio di amministrazione, entro il termine di dieci giorni di cui sopra, proceda alla convocazione dell’assemblea, da tenersi entro i successivi sessanta giorni”. Il cda ha invece deciso di mantenere Mazzoncini al suo posto nonostante il rinvio a giudizio per truffa.

Mazzoncini però non ci sta e si difende quello che è stato il suo board: “Per chi come me ha il trasporto pubblico nel sangue non è difficile raccontare il privilegio e l’esperienza di arrivare a 47 anni alla guida di questa straordinaria azienda del Paese e di farla crescere come mai prima d’ora. “Tutto ciò è stato possibile grazie ad un grande board, che ha tra l’altro rafforzato tutti i presidi di governance per assicurare trasparenza e integrità alla gestione aziendale, un grande team di manager impegnati e preparati e alla grandissima famiglia dei ferrovieri, autentico patrimonio del Paese che ringrazio di cuore per il quotidiano impegno e per la straordinaria accoglienza che mi hanno riservato”.

In questo triennio Fs – continua la lettera – crescendo al ritmo del 18% annuo ha chiuso i migliori bilanci di sempre con un utile medio di 645 milioni di euro, cresciuto del 60% rispetto al triennio precedente. Contemporaneamente ha portato gli investimenti dai 4 miliardi medi del triennio precedente a 6 nel 2017 e a 8 nel 2018 con l’arrivo di Anas”. Fs “vale oggi il 2% del Pil del Paese e occupa 81.000 persone dirette e 240.000 con l’indotto. E soprattutto tra il 2014 e il 2018 il numero di passeggeri sui treni è cresciuto del 25%, vero obiettivo del nostro lavoro”, aggiunge.

“Circa la decadenza del Cda Fs – prosegue – si precisa che la ‘mancata osservanza’ della clausola etica, riguardo la posizione dell’amministratore delegato, non fa riferimento ad alcun atto contra legem da parte dell’organo amministrativo che ha comunque operato secondo prerogative del tutto legittime”.

In questo contesto occorre però sottolineare che, la direttiva di revoca del cda di Ferrovie, firmata dai ministri Toninelli e Tria (Il Mef è socio unico di Fs con il 100% del capitale) non è ancora stata notificata. Il provvedimento sarebbe comunque in via di definizione finale e per far decadere il cda farebbe riferimento ad un articolo della cosiddetta “legge Frattini” – l’articolo 6 della Legge 15 luglio 2002, n. 145 – che di fatto consente ai governo di intervenire sui vertici delle società controllate se questi sono stati nominati nei sei mesi precedenti dell’arrivo del nuovo esecutivo.

 

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