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Fondazione Ferragamo: sostenibilità, moda e design

Creano abiti, certo, ma aprono le loro maison ad artisti ed intellettuali perché il business va oltre il qui e oggi. Sono ancora più accattivanti quando con le loro aziende condividono grandi temi dell’umanità come la sostenibiltà, l’ambiente, il riciclo dei materiali, l’economia circolare. Insomma gli stilisti. Coloro che progettano, creano , disegnano modelli di abiti, accessori , prodotti industriali di serie che si interfacciano con tendenze e costi . Quelli che interpretano e dettano gli stili in voga, come dice il dizionario della moda di Machina Lonati. Da tempo a braccetto con l’arte e la creatività non vogliono sentirsi esclusi dalle sfide per il cambiamento climatico. Allora, onore al merito. Soprattutto se fanno grandi fatturati e godono di fama internazionale. Gli italiani sono lì, in prima linea. Mecenati contemporanei , invidiati, vezzeggiati, imitati. 

L’iniziativa della Fondazione Ferragamo di ospitare il Sustainable Thinking è un attestato di prestigio per il made in Italy e per tutti quelli che l’ambiente vogliono proteggerlo davvero. Per un anno intero il Museo Salvatore Ferragamo di Firenze sarà al centro dell’attenzione mondiale. Nel ricordo dello stilista nativo della Campania, fondatore di una maison tra le più prestigiose al mondo, il 12 aprile si inaugura, appunto,il Sustainable ThinkingUn percorso narrativo, moderno, attraverso i primi lavori di Salvatore Ferragamo. Un precursore nella ricerca di materiali naturali e innovativi. Un pioniere del green, vanto di un’Italia artigianale, povera , ma desiderosa di affermarsi. Salvatore che apre nella sua Bonito – in Irpinia – un modesto negozietto di scarpe e poi su , su, ai vertici della moda mondiale.

Il progetto è stato ideato da Stefania Ricci , direttrice della Fondazione, insieme a Giusy Bettoni, Arabella S. Natalini, Sara Sozzani Maino e Marina Spadafora. Per fare cosa ? Per dare un contributo artistico-culturale sul tema cruciale della sostenibilitàQuesta parola di tendenza, divulgata in ogni latitudine, impiegata da aziende ed enti , da intendere come sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di sopperire alle proprie necessità. Niente di originale, per carità, perchésono esattamente le parole del rapporto Brundtland del 1987 della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo.  

La Fondazione fiorentina si è assunta “ l’onere e l’onore di innestare uno spunto di riflessione sul tema sempre più urgente e di attualità legato a una maggiore attenzione all’ambiente nel suo complesso “ . I linguaggi e gli stilemi non potevano che essere quelli dell’abbigliamento, dell’arte e dei materiali. Vedremo opere di artisti e fashion designer internazionali alle prese con il recupero di un rapporto meditato con la naturaLa natura che si intreccia con la tecnica e l’impiego di materie organiche , riutilizzabili. Non per niente i curatori ci ricordano che Salvatore Ferragamo aveva iniziato questo viaggio imprenditoriale già negli anni venti . Canapa, cellofan , pelle di pesce, ed altre materie di pregio reperite in natura, da trasformare in prodotti di qualità al termine della loro vita. Le macchine sono arrivate dopo. Prima ci sono state le tradizioni manuali : aspetti fondamentali della filosofia sostenibile attraente e convincente per milioni di persone. E ancora si mostreranno materie che creano intrecci, dove l’arte si fa strumento di relazione tra ambiti culturali diversi. Il senso dell’antico si sposerà con tecnologie smart da percepire come chiave per il rinnovamento della moda e l’affermazione verso il grande pubblico. Anche per questo crediamo sarà interessante curiosare tra i workshop, i seminari e gli altri progetti collaterali che accresceranno l’appeal dell’evento fino all’ 8 marzo 2020. ****

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Categories: Arte